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Post originale su Agorà Twain.

Alla vigilia dell’apertura del Salone del Libro di Torino Salone del Libro di Torino forse potrebbe essere utile, dati e grafici alla mano, fare il punto della situazione editoriale italiana, riportando le conclusioni di un ottimo articolo de Linkiesta, redatto da Silvia Favasuli.

Allora, come siamo messi? Male. -8% di fatturato nel 2012. Conseguenze della crisi, naturalmente, ma anche del digitale, secondo alcuni.

Alfieri Lorenzon, direttore dell’Aie (Associazione Italiana Editori), parla di un calo generalizzato dei consumi. Nell’ottobre 2012 alla Frankfurter Buchmesse l’Aie ha sottolineato anche la crisi del cinema in sala (-10,3% tra 2011 e 2010), dell’home entertainment (-17,6%), della musica (-5%) e dei videogiochi (-7,1%). Ed il calo coinvolge, come sappiamo, anche la stampa (-2,2% quotidiani, -3% periodici).

Insomma, cala la lettura in Italia, si parla del 2,7% tra 2011 e 2010.

E all’estero come andiamo? Secondo Lorenzon la crisi economica non corrisponde con una crisi di contenuti, poiché esportiamo autori come Saviano, Gramellini ed Ervas, «restiamo un’editoria di tutto rispetto anche sulla scena internazionale, 5° in Europa e 7° nel mondo».

Export in miglioramento, quindi, soprattutto per quanto riguarda l’editoria per ragazzi (che in Italia cala meno degli altri settori), assieme ai libri d’arte. «Nel giro di dieci anni abbiamo moltiplicato del 50% il gap tra import-export nel settore ragazzi, passando dai 3.200 libri importati e 1.500 esportati del 2010, ai 4.400 libri esportati e 3.100 importati del 2012».

Linkiesta prosegue il suo reportage soffermandosi su molti particolari: il fatturato dei gruppi editoriali, le vendite dei singoli titoli e i confronti tra piccoli e grandi editori e tra i generi letterari.

Inoltre l’articolo di Silvia Favasuli focalizza alcuni temi molto importanti, come l’influenza di internet e dei social network, una risorsa soprattutto per le piccole e medie case editrici, la situazione di precariato tra i lavoratori del settore editoriale, e le conseguenze della diffusione progressiva del digitale, che sta cambiando sempre di più i nostri comportamenti e le dinamiche dei consumi.

E che fine farà il vecchio formato cartaceo? In molti giurano ancora sul libro come insostituibile prodotto culturale e di intrattenimento. L’Aie prevede che la vendita degli e-book arriverà al 4% del mercato librario nel 2013 e il 10% nel 2015. Un aumento sostanziale ma ancora distante dal 22,55% degli Stati Uniti.

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