Home

Riporto un’intervista che Carlotta Cusca, caporedattrice di Pool Academy, ha rivolto al sottoscritto, qualche domanda a proposito di blog, critica letteraria online e di #LitBlogStorm.

Trovate l’intervista a pg. 42 cliccando direttamente sull’immagine qui sotto, oppure la potete leggere direttamente da questo post nella sua versione integrale.

Pool-Academy-002

Ringrazio ancora una volta Carlotta e Pool Magazine, una realtà digitale davvero interessante e competente, e Pool Academy, una costola creata dalla redazione di Pool in partnership con l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

Ecco i loro link per poterli seguire in rete.

www.ipool.it/

Pool Magazine Facebook, Twitter

Pool Academy Facebook

Pool Academy Issuu

INTERVISTA

Quanto è cambiato il mondo dei blog negli ultimi anni? Qual è la situazione attuale?

È cambiato tutto. Nel terzo millennio dieci anni corrispondono a cinquanta del Novecento in termini di rinnovamento tecnologico e mutamento della comunicazione. La situazione attuale è quella di un sostanziale sovraccarico, affiancata da una crisi crescente di lettori che colpisce l’editoria.

Nel frattempo il web si è evoluto ma i blog letterari e la critica in generale non hanno, a mio parere, seguito tale evoluzione, non si sono serviti dei mezzi necessari con la dovuta consapevolezza e livello di competenza e ora ne pagano le conseguenze in termini di marginalità e poca considerazione.

Ma c’è anche da dire che la democratizzazione del web ha portato alla fioritura di numerose realtà, dei veri e propri outsiders, davvero molto interessanti: blog, webzine, community. Nuovi soggetti, nuovi approcci e tante cose da dire. Da qui l’idea di creare una rete tra queste realtà e di misurare l’opportunità di creare un dibattito collettivo. Appunto: #LitBlogStorm.

C’è poi da aggiungere che una nuova generazione di “nativi digitali” si pone nei confronti del web con meno ingenuità e nuove competenze: è quindi opportuno ricominciare a fare cultura e comunicazione con uno spirito d’iniziativa riaggiornato e maggiormente motivato. La sfida è quella di esprimere un valore aggiunto come collettività. Ora come ora un’impresa forse impossibile, ma noi ci proviamo.

Altro punto fondamentale: in questi primi dieci anni di blogosfera letteraria si è effettuato un ribaltamento prospettico fondamentale: la “Repubblica delle Lettere” si è via via improntata sui lettori, sui loro desideri ed esigenze, perché, di fatto, si tratta di una repubblica edificata, mattone su mattone, proprio da loro, dalla loro stessa azione/partecipazione, e dai blogger stessi, dei veri e propri “influencer” sempre più motivati ed autonomi.

Forse è proprio per questo che i blog pagano ancora il dazio di certi pregiudizi e di un latente scetticismo (per non dire ostilità) da parte della critica tradizionale. Da questo scenario si capisce che c’è qualcosa che non va: i blog non sono un danno – possono semmai costituire un rischio – per la cultura contemporanea, ma sicuramente un’opportunità e una possibile risorsa per un’aggiornata divulgazione del sapere. Dal mio punto di vista i critici, gli intellettuali, i professori devono farsene una ragione. E i blogger devono finalmente dimostrare di valere qualcosa, altrimenti qui non se ne esce. 

Cosa servirebbe a blog e blogger?

Il mio tarlo personale si chiama “professionalità”. I blog letterari, parlo della media, mancano di expertise, non possiedono elevate competenze di copywriting, di web marketing, di cura grafica: dalla stesura e formattazione del testo, all’indicizzazione SEO. Insomma: vorrebbero comunicare ma non riescono a farlo, o comunque non in modo aggiornato ed appropriato rispetto alle dinamiche del web 2.0. In questo modo si autoescludono dal “mercato delle idee” e dal mondo della comunicazione.

Ci sono blog che pubblicano contenuti lodevoli ma che mancano di tutto il resto: sono brutti, noiosi, poco leggibili, amministrati in modo pessimo e decisamente poco user friendly. Per non parlare dell’utilizzo dei social media: spesso un’appendice poco approfondita, lasciata al caso. Naturalmente non ne parlo da esperto ma da blogger che si rende conto dei propri deficit e da utente deluso. Rispetto al mondo della moda, del design, della grafica, la blogosfera letteraria paga, da questo punto di vista, un cronico ritardo. Comunicativamente parlando viaggia con il freno a mano tirato. La mancata professionalizzazione della blogosfera letteraria è inoltre caratterizzata da un clima diffuso di amatorialità: quindi non c’è in molti casi la volontà di creare un progetto editoriale dotandosi di tutti gli strumenti e le competenze del caso.

A mio modo di vedere i blog devono ottimizzare il loro lavoro. Solo innalzando il livello di qualità della comunicazione è possibile avanzare delle ulteriori pretese, elevando in questo modo anche il livello di competenza ed utilizzo dei lettori e della e-readiness collettiva. Per come la vedo io i lit blog del futuro devono evadere da vecchie logiche dettate da un modo di fare cultura sorpassato, ed evolvere da opinionifici amatoriali, pseudo-intellettuali o post accademici a qualcosa di nuovo. Iniziative editoriali vere e proprie, con un’identità, una personalità, delle ambizioni ben precise e che si dotano di una determinata strategia comunicativa.

E poi, certo, i blog devono sapersi tradurre in “attori culturali” a 360°, uscire dal virtuale e “fare cose”. Esprimere quindi un valore aggiunto anche sul campo dell’intraprendenza e delle idee. Da questo punto di vista i blog possono colmare molti vuoti, scommettendo sulla qualità e sull’innovazione, coniugando i saperi umanistici con i nuovi media. Se non lo facciamo noi chi dovrebbe occuparsene?

Auspichi un maggiore coinvolgimento dei blogger negli eventi? Se sì solo in quelli letterari o anche in eventi di altro tipo?

Certo che sì. Trovo paradossale che nel 2012 i principali eventi culturali legati alla letteratura e all’editoria, con programmi molto ampi e affollatissimi, dove si trova di tutto, non vi siano quasi mai spazi dedicati ai blog letterari.

L’anno scorso sono stato al Salone del Libro a Torino: tema della manifestazione “Vivere in rete”. Ma non c’era wi-fi e nessuno spazio riconoscibile per i blog. Ho scritto per ConAltriMezzi un articolo ironico sul tema e qualche giorno dopo ho ricevuto una chiamata da Edoardo Parolisi, responsabile comunicazione e stampa del Salone. Una persona gentile e aperta al dialogo, la quale ha voluto chiarire con me alcuni aspetti della manifestazione. Abbiamo avuto questa piacevole chiacchierata nella quale ho potuto capire tante cose: l’organizzazione del Festival aveva provato a considerare la presenza dei blog letterari senza però capire come impiegarli e che criterio adottare per un’eventuale selezione.

Tutte questioni che, secondo me, con qualche sforzo, competenza e volontà in più si sarebbero potute risolvere. Ad ogni modo il problema resta: la mancata percezione del fenomeno da parte delle istituzioni culturali, che faticano a capire cosa/chi siamo e quale può essere il nostro ruolo. Del resto noi blogger siamo i primi a non averlo rivendicato, fino ad ora, con sufficiente decisione e con iniziative  ben precise.

LitBlogStorm, tra i suoi obiettivi, ha proprio quello di invertire tale tendenza. L’iniziativa è nata da una tavola rotonda di Festivaletteratura di Mantova, facendo tesoro dell’esperienza del k.Lit Festival. Nel nostro piccolo, come ConAltriMezzi, abbiamo portato LitBlogStorm alla Fiera delle Parole a Padova, riscontrando inaspettatamente un gran successo di pubblico, malgrado un palinsesto affollato di autori importanti. Speriamo che in futuro vi siano altre occasioni per poter acquisire spazi d’espressione dove poter sensibilizzare il pubblico a proposito di certi argomenti e di interfacciarsi con gli utenti.

Poi è ovvio, sarebbe sciocco limitarsi ai soli eventi letterari. Ti posso portare la mia esperienza: con ConAltriMezzi fin da subito abbiamo partecipato a iniziative, festival, rassegne di arte contemporanea, musica, moda, design, spettacolo, teatro (Vintage Festival, Radar Festival, Nuovi Segnali, So Eco So Good, Premio Linutile del Teatro e non solo…). D’altronde gli utenti stessi, i lettori ed il pubblico non sono composti da persone monotematiche e monovalenti. Senza contare che simili esperienze non fanno altro che sviluppare un approccio interdisciplinare, quanto mai auspicabile al giorno d’oggi. Negare questo tipo di collaborazioni significa precludersi fette di pubblico importanti e rifiutare la possibilità di innescare interessanti collaborazioni che possono completarci a vicenda. 

Cosa salvare della vecchia critica e cosa buttare?

L’impegno. Risposta che vale per entrambi gli aspetti della domanda. Molto spesso si auspica il ritorno di una critica “impegnata”, “militante”, ma se l’impegno significa inventarsi delle etichette, creare cricche, parrocchiette, alibi culturali per affrancarsi, affermarsi o promuoversi attraverso iniziative poco più che suggestive e class action estemporanee, buone forse per la terza pagina di Repubblica, allora dico no all’impegno e a questa “critica militante”.

L’impegno per me è qualcosa di diverso, ovvero la volontà ad “impegnarsi” nel creare giudizi critici condivisibili o volutamente destabilizzanti, che sappiano indagare in modo idoneo il contemporaneo, interrogare la realtà e parlare ad un pubblico più vasto. L’impegno di creare nuove categorie e nuovi metodi di indagine, l’impegno di non chiudersi a riccio, di rifiutare il tran tran salottiero, di non alimentare la critica come meta-genere letterario fine a se stesso e di non cedere al narcisismo kitch da cadaveri squisiti.

Faccio parte della generazione ’84, non posso guardarmi alle spalle con fare nostalgico. È un dato anagrafico: non me lo posso concedere, sarebbe ridicolo. Il panorama culturale contemporaneo è anche il frutto di ciò che è avvenuto nel passato. Stiamo parlando del prodotto di categorie di pensiero che oggettivamente non possono valere più: continuare a crederlo fa parte del problema.

Personalmente auspico ad una critica sempre più interdisciplinare e transmediale, che sia allo stesso modo creativa e responsabile, due questioni spesso lasciate in secondo piano. La seriosità sepolcrale dilazionata dalle nostre accademie produce orribili studenti post-ventenni dediti al necrologio, alla patristica culturale e all’antiquariato intellettuale. Il bello è che alcuni di questi soggetti aspirano a carriere accademiche: probabilmente non raggiungeranno mai i loro scopi e questa è una notizia confortante (tutti abbiamo presente lo stato di stagnazione professionale e di rinnovamento della classe universitaria italiana).

Il problema della critica è inoltre domiciliare: dove fare critica al giorno d’oggi? Nei libri? E chi li leggono oltre ai soliti quattro gatti? Nei giornali? Sottostando alle becere dinamiche editoriali che noi tutti conosciamo? Nelle Università? Ecco, questa potrebbe essere un’idea, che però fa a botte con la realtà dei fatti.

Se l’università, parlo per i corsi di laurea umanistica, non è più un luogo dove fare cultura, sviluppare dibattiti e risolvere conflitti, ma un compartimento di filiera simile ad un laureificio/fabbrica di precariato, che non allena la mente e non offre professionalizzazione, allora, ancora una volta, il web può, anzi, potrebbe, essere il giusto alveo nel quale chiamare a raccolta queste forze: si tratta di un mezzo gratuito e potenzialmente più performante, ottimizzato e capillare rispetto ai tradizionali mezzi di comunicazione. Induce a misurarti con nuovi strumenti e molte altre voci su una piattaforma più democratica e alla portata di tutti.

Il web in questo caso può costituire, se non una panacea dei nostri mali, sicuramente una sana palestra di aspiranti nuovi comunicatori culturali. Che se vogliono essere letti devono imparare a familiarizzare con la rete, il suo linguaggio e le sue dinamiche, perché se credono di affidarsi principalmente alla carta stampata, beh, allora stanno freschi.

Annunci

One thought on “#LitBlogStorm, intervista su Pool Academy

  1. Pingback: Flanerì intervista CAM | la mia roba

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...