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Post originale su Agorà Twain.

In Inghilterra le biblioteche chiudono. Un fenomeno che per varie ragioni sta ultimamente creando indignazione in Terra d’Albione: i criteri dei tagli progressivi al budget, nessuna concreta proposta per migliorare lo stato delle cose, chiusure che non sempre si verificano nel pieno rispetto della legge.

Accade così che, volendo gettare uno sguardo su quanto avviene in terra anglosassone, ci si imbatta in scenari niente affatto positivi. È il «Guardian» a riportare le cifre sconsolanti di un’indagine condotta dalla Commissione per la Cultura, i Media e lo Sport.

Il dato più drammatico è quello relativo al calo delle frequentazioni, piuttosto evidente nell’ultimo quinquennio: dal 48,2 al 39,7% della popolazione adulta (mentre appaiono stabili i dati relativi alle visite dei bambini 75,6%). Già nel febbraio 2011 era stata annunciata la chiusura di 450 biblioteche pubbliche a causa dei tagli alla cultura.

Conseguenze della spending review britannica: si sceglie di stanziare fondi ai servizi più frequentati e quindi ritenuti più utili e necessari. A nulla valgono le proteste delle amministrazioni locali, così come le agitazioni di un fronte di protesta sempre più allargato, in grado di portare in prima linea numerosi scrittori che hanno deciso di sposare in toto la causa delle biblioteche, soprattutto in seguito all’annuncio della chiusura di 10 delle 18 biblioteche di Newcastle.

L’unica maniera per mantenere in vita tali esercizi che rappresentano un vero e proprio patrimonio culturale collettivo e territoriale sembra essere quella dell’affido della gestione a gruppi di volontari che riescono a far risparmiare all’amministrazione locale 7 milioni di sterline. Episodi di questo genere non devono far stupire, se si pensa al caso di una biblioteca di Barnet, sobborgo a nord di Londra, riaperta grazie ad una vera e propria occupazione (vedi articolo del Guardian).

Una situazione che va peggiorando e che coinvolge anche i tagli alla scuola. Tuttavia rimangono i dubbi sui criteri di valutazione dei tagli, basati sulle “performance” del settore bibliotecario e della sua utilità sulla base della logica della domanda e dell’offerta: un concetto che non tutti condividono.

Sameer Rahim, opinionista del «Telegraph», si è chiesto, in un recente articolo, come si possa quantificare con certezza matematica il beneficio offerto da istituzioni grazie alle quali «un bambino trova un luogo per leggere lontano da una casa caotica; uno studente s’imbatte in un libro che cambia la sua vita; un pensionato trova un rifugio caldo per sfogliare il suo giornale». Scetticismo condiviso da Annie Mauger, direttore esecutivo del CILIP (l’ordine professionale dei bibliotecari britannici) che ha bollato come «semplicistico» il quadro di un progressivo declino del servizio. I dati sulla frequentazione del 2011, secondo la Mauger, vanno considerati contestualmente ai tagli del 6,3% nel budget delle biblioteche e del 14% negli acquisti del materiale a esse destinato.

L’indagine si è soffermata a riflettere su questi tagli, mettendo in chiaro che la lotta per salvare le biblioteche non dovrebbe riguardare solamente la salvaguardia delle biblioteche in sé ma anche altri fattori come la riduzione dell’orario di apertura e la perdita di personale specializzato, che «potrebbero danneggiare il servizio più della chiusura di singoli edifici».

Ma non è finita qui: sempre secondo la Commissione, le autorità locali, prima di chiudere le biblioteche, non avrebbero sempre esaminato a dovere le necessità della popolazione per accertarsi che il servizio continuasse a essere «completo ed efficiente», come previsto dal “Public Libraries & Museums Act” del 1964. Esempi di chiusura illegale delle biblioteche?

Nel frattempo si attendono i risultati di un report che verrà pubblicato a fine 2014 nel quale verranno valutati gli effetti cumulativi dei tagli: una notizia certamente non positiva dal momento che la situazione necessiterebbe di stime e giudizi più immediati. Naturalmente le proteste non si fermano né si placano.

Il 27 ottobre in Scozia e il 29 in tutto il resto del Regno Unito è stata organizzata una marcia seguita dai media tramite l’hashtag #lobby4schlib su Twitter. Una protesta che i bibliotecari hanno portato davanti al Parlamento per esigere che le biblioteche scolastiche siano rese obbligatorie e fornite di equipaggiamenti e personale adeguato.

 

Fonti: Cecilia Martini del Tropico del Libro che ringraziamo per il suo lavoro di informazione in questo ambito.

Illustrazione di Phil Bradley proveniente da una galleria di poster rielaborati dal «Guardian»

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