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Post originale su CAM.

Ce l’avevamo ad un passo. Dal nostro piccolo stand del Veneto potevamo vederlo ergersi alla stregua di un mostro, come quel Godzilla descritto qualche giorno prima da alcuni blog. La polemica verteva sull’opportunità o meno di aprire il Salone del Libro di Torino ad Amazon. I due partiti in contrasto: «Perché no? Dopotutto questa edizione del Salone è all’insegna della “Primavera Digitale” e poi Amazon abbatte i costi e diffonde l’ebook» VS. «Stocazzo, Amazon sta ammazzando le librerie, profilandosi come l’ennesimo monopolio cannibale!».

Un dibattito che forse ha assunto dei toni da un tanto al chilo e che ha semplificato un po’ troppo un argomento più complesso. Ad ogni modo: bene così, se n’è parlato, questo è l’importante. Da Finzioni fino alla rubrica di post distillati di Mister Ki (blog di kLit), nel quale Amazon veniva dipinto come una sorta di Terminator. Infine noi di ConAltriMezzi siamo andati a Torino, immaginando uno scenario apocalittico, uno scontro cruciale di dimensioni titaniche tra passato e futuro. Innovazione e tradizione. Vita e morte del libro. Stronzate.

Una polemica ingiustificata. Una bufala. Amazon non si è mangiato gli stand degli altri, non ha fatto fuori le case editrici, non ha polverizzato i libri. Era semplicemente presente attraverso un piccolo stand nel quale dei cortesi ragazzi in camicia venivano pagati per illustrare ai curiosi l’uso e le proprietà del Kindle. Tutto qua? Sì. Niente apocalisse. Niente duello all’ultimo sangue. La sfida non si poneva, dal momento che l’intero Salone traboccava di tonnellate e tonnellate di carta (e zero wireless…).

Tonnellate di carta: vero, ma anche qualcosa di stranamente invisibile. Libri “che non c’erano”. Capitava di passare davanti a stand praticamente vuoti: volumi sostituiti da coupon: “come pubblicare online il tuo romanzo”, “crea il tuo ebook con noi”, “self publishing, la nuova frontiera” ecc. Stand poco frequentati se rapportati ai soliti noti, al contrario affollati da greggi di strani individui. Strani, anche se consueti, perché ho trovato il loro comportamento (da shopper compulsivi) ingiustificato e che faceva crescere in me alcuni interrogativi: perché affollare in questo modo i soliti stand? Ma non ce l’avete una libreria vicino a casa vostra? Mai visto un libro Mondadori-Einaudi & Co? È davvero così raro trovare in giro opere Bompiani, Feltrinelli ecc?… Mah.

E infatti le cose più interessanti al Salone non si trovavano e non si svolgevano in quei luoghi, bensì in altri conciliaboli, dove la “minaccia digitale” non recava appresso il marchio “Amazon”. Siamo alle solite: in Italia di tanto in tanto emergono dei dibattiti interessanti ma vengono posti in maniera scorretta, fermandosi sulla superficie. Poiché la questione non è tanto “Amazon sì/Amazon no” e nemmeno “Ebook sì/Ebook no”, ma “Quando, come e perché”. Quindi creare consapevolezza e competenza non solo tra gli “addetti ai lavori”, ma tra la gente comune. Consapevolezza e competenza: non marketing. Penso a certe iniziative, furbe, accattivanti, lodevoli, come quelle firmate da Bookrepulic. Ma non solo.

Marketing come quello attuato dagli stand Amazon Kindle, Sony e Nokia, dove si pubblicizzavano ebook readers di vari modelli. Proprio perché queste aziende hanno capito che non si può pensare alla diffusione dell’ebook senza prima risolvere la diffusione dello strumento attraverso il quale fruirlo. E quindi aziende che intendono accaparrarsi e spartirsi tali fette di mercato. Del resto non me lo date a bere di leggere libri digitali dal vostro pc o laptop: l’ebook verrà fruito maggiormente, se non esclusivamente, tramite tablet e ebook readers come il Kindle ecc. Occorre quindi espandere il mercato di questi aggeggi attraverso delle offerte intelligenti: solamente dopo si potrà verificare un trapasso più consistente in fatto di diffusione del libro digitale. Il Salone, adottando il tema “Primavera Digitale”, è così riuscito ad accattivarsi degli sponsor importanti e l’attenzione degli utenti. Ma va bene, ci sta.

Il punto è che il dibattito legato alle conseguenze culturali di un tale fenomeno si è verificato altrove rispetto ai palchi calcati dai vip (anche qui, niente di nuovo sotto il sole). Faccio riferimento agli incontri che inseguivano la topic “Vivere in rete”, che si potevano spulciare dal programma, e che hanno animato la postazione “Book to the future”. Ergo: chi avesse voluto immergersi in questo mondo avrebbe potuto farlo e sarebbe venuto in contatto con blog e realtà dinamiche a metà tra la casa editrice digitale, l’agenzia letteraria e i portali di start up e self publishing. Benissimo.

Questo per rimarcare il fatto che la questione è stata affrontata, al di là di Amazon, che non è altro che un entità che sta provando a “mangiarsi tutto”. Ma questo è un altro discorso. Inoltre mi preme aggiungere un’ultima cosa. Non vorrei che l’argomento ebook diventasse una paranoia ad uso e consumo di un dibattito manicheo animato da futuristi e babbi. E che non rappresenta la fascia più larga dei lettori del nostro paese. Ovvero quelli che al Salone del Libro corrono diretti allo stand delle grandi distribuzioni, perché a casa frequentano poco le librerie. Per carità, stiamo vivendo tempi dove il digitale è diventato, giustamente, uno degli argomenti tra i più dibattuti, ma credo che ci sia prima da lavorare molto sui lettori, sulle loro abitudini, sul loro modo di interagire con la cultura e la letteratura. Ed infine sul loro tasso di e-readiness (passatemi questo termine un po’ anglo-stronzo), cioè il livello di reattività, di competenza e di utilizzo raggiunto, da una parte dagli utenti e dall’altra dagli organi di competenza (che si rapportano ancora con certe realtà in modo superficiale, per non dire con sufficienza o coriaceo scetticismo). Risultati che noi stessi di ConAltriMezzi stiamo appurando, giorno per giorno, dal nostro sondaggio.

Occorre ripensare le logiche e le dinamiche di aggregazione e promozione culturale, in un paese dove manca un certo tipo di consapevolezza e competenza. L’innovazione non passa solamente attraverso la diffusione della tecnologia, ma anche il suo corretto utilizzo (e promozione). Cognizione di causa quindi. Ma a proposito di cosa? Non solo dell’ebook, ma del fatto che il mondo del web sta mettendo a soqquadro il panorama culturale del paese. Parlo delle conseguenze di un fenomeno che ha alle spalle ormai dieci anni di attività e che ha creato una rete di competenze, know how, community, piattaforme inter/iper-testuali che hanno rimpiazzato le vecchie istituzioni. Il web, in questo modo, è diventato il luogo privilegiato per imbastire dibattiti e per condividere il sapere, in quanto luogo più idoneo, ottimizzato ed aggiornato (che poi questo avvenga in modo sempre positivo è un altro discorso): questo è lo scarto determinante rispetto al passato. È venuto a crearsi un mondo autogestito, esterno all’accademia, all’università, alla critica tradizionale, alle case editrici, alla letteratura mainstream, ai vecchi salotti, capace di raccogliere un nuovo fermento di idee e di energie (forse ancora poco coordinate tra loro).

Perciò l’innovazione non si limita solamente alla digitalizzazione e alla nuova diffusione del sapere, ma di un nuovo modo di fare cultura, che adotta nuove dinamiche, nuovi linguaggi, che adotta nuovi mezzi e che è portata avanti da nuovi attori. Ecco: manca questa consapevolezza. Ed è questo messaggio che è stato sottovalutato in questa edizione del Salone e che secondo noi rappresenta la vera novità, dal punto di vista culturale/intellettuale, la più importante del “Vivere in rete”. Una presenza fisica, stabile e riconoscibile dei blog, tornando all’argomento del precedente articolo, avrebbe potuto in qualche modo sancire una novità e dare voce a questo fenomeno, all’interno del Salone, proprio perché i tempi sono maturi. Ma ciò non è avvenuto. Le responsabilità sono probabilmente da ripartire (Salone e blog), fatto sta che non si può distogliere un simile dibattito a causa dell’ingerenza di Amazon. Che al Salone più che Godzilla mi è sembrato una creatura innocua. O più probabilmente un mostro dormiente…

 

Terminator Amazon

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