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27 gennaio. Mai come in questo giorno si commemorerà la Shoah con foto di bambini palestinesi carbonizzati. Sicuri che si tratta di una cosa giusta? Probabilmente no. La maggior parte della gente che martella sulla questione palestinese, soprattutto il 27 di gennaio, lo fa per motivi squisitamente politici ed ideologici. E chi lo nega è un cazzo di ipocrita. I detrattori di Israele devono aver imparato la lezione dai loro stessi nemici: la questione palestinese diventa quindi l’eclisse politica della Shoah. Ma la pietà, la commozione e la commemorazione non dovevano valere per tutti? Perché non per le vittime dell’olocausto? Ruanda, Burundi, Zanzibar, Darfur, Nigeria, Indonesia, Cambogia, Timor Est, Bangladesh, Guatemala, Iraq, Georgia? Perché gli attivisti non ricordano a gran voce e allo stesso modo anche queste tragedie? Ora che il negazionismo non è più di moda si è passati al menefreghismo. Cos’è questa indifferenza? Cosa c’entrano le vittime dell’olocausto con la questione palestinese? Perché questa pietà a corrente alternata?

Si vede che molta gente è andata a scuola, ha fatto i compiti per casa e ha studiato su internet. Bravi. Mai come in questo anno ho visto gente rivendicare i crimini di Israele durante il Giorno della Memoria, che per la cronaca tutti sanno essere l’anniversario di Auschwitz, nel senso della sua caduta. 27 gennaio 1945: data simbolo della vittoria del bene sul male, così narrano i libri di storia, che non vengono più letti da nessuno da quando c’è Come Don Chisciotte o Informare per Resistere. In ogni caso gli italiani sembrano aver imparato la lezione: lo stato di Israele è tra i più stronzi al mondo. I più estremisti aggiungerebbero: “Macchè Iran, bombardiamo Tel Aviv”, mentre altri si accontenterebbero dello scalpo di qualche banchiere (ebreo, ma tanto lo sono tutti, dicono). Se da una parte tale “sensibilizzazione” ha portato un sacco di gente a commemorare la Shoah con foto di bambini palestinesi carbonizzati, dall’altra va detto che, come al solito, si è esagerato. Diciamoci la verità, vuoi la retorica stucchevole, vuoi l’uso del vittimismo e del “monopolio del dolore”, vuoi anni ed anni di negazionismo e disinformazione sull’inferno di Gaza, vuoi la crisi economica, le banche, le grandi famiglie di origini ebree con in mano il destino dell’economia mondiale, vuoi Saviano che va a fare marchette alla serata del gotha sionista di Roma, vuoi Napolitano, ma questo Giorno della Memoria, così roboante e protocollare, così barocco ed istituzionale, un po’ aveva cominciato a starci sul cazzo. Però ci sono dei però mica da niente.

Ora che ci siamo tolti un sassolino dalla scarpa, togliamocene un altro. La maggior parte della gente che martella sulla questione palestinese, soprattutto il 27 di gennaio, lo fa per motivi squisitamente politici ed ideologici. E chi lo nega è un cazzo di ipocrita. Magari sono le stesse persone al corrente da qualche mese o da poche ore del fatto che il fosforo bianco non è esattamente quello usato per imbiancare i denti e che fino a qualche anno fa, durante il Giorno della Memoria, era solita postare su Facebook stralci di Primo Levi, senza magari aver mai letto un suo libro. Piccolezze. In realtà la controversa natura delle commemorazioni della Shoah riguarda altre questioni: «la superficialità calendarizzata che purtroppo contraddistingue l’agiografia di tanti altri eventi che dovrebbero appartenere non solo ad una memoria storica di facciata ma anche ad un’autentica coscienza civile» (perdonate le autocitazioni, pure io le detesto), infatti «che senso ha una memoria se non approfondita, contestualizzata, dibattuta ma solamente celebrata o esorcizzata?», risposta: a nulla, se è vero com’è vero che, in seguito alla tragedia dell’olocausto, si sono verificati massacri e tragedie immani senza che nessuno dei paesi annualmente impegnati al raccoglimento della Shoah, elevato ad affare di Stato, avesse avuto l’interesse di fare qualcosa. E difatti, come molti altri, io stesso mi sono ripetuto il tormentoso e scomodo quesito: «a che cosa è valso l’esercizio della memoria, nel caso della Shoah, se poi quando si sono ripetute le stesse vergogne nessuno ha voluto muovere un dito?» Già, perché? A chi ne è venuto in tasca qualcosa? La risposta la sappiamo già. Ad ogni modo, se da una parte «è opportuno rimarcare la centralità della Shoah in quanto tragedia consumatasi nelle nostre terre», dall’altra «una volta rimarcate le dovute peculiarità, è opportuno ribadire che a livello umano la Shoah non è superiore a nessun altro genocidio», poiché, in caso contrario, strumentalizzare una tragedia ed usarla per secondi fini significa fare della propaganda. Ed è proprio questo il punto. I detrattori di Israele devono aver imparato la lezione dai loro stessi nemici. La questione palestinese diventa quindi l’eclisse politica della Shoah. E per quale motivo? Per smerdare Israele. Peccato che in questo modo non si renda per nulla giustizia alle vittime dell’olocausto che fino a prova contraria non c’entrano un beneamato cazzo con tutto il resto.

Ed è proprio qui che arriva il bello: «la  pietà, la commozione e la commemorazione devono valere per tutti», dicono (anche se pure queste sono parole mie). Appunto: devono valere per tutti, quindi anche per le vittime di Israele che furono. E gli altri? Africa, Asia, Sud America non vi dicono niente? Ruanda, Burundi, Zanzibar, Darfur, Nigeria, Indonesia, Cambogia, Timor Est, Bangladesh, Guatemala, Iraq, Georgia? Perché gli attivisti non ricordano a gran voce e allo stesso modo anche queste tragedie? Inoltre poniamoci una domanda ancor più stronza: esiste un’emergenza umanitaria più pubblicizzata della questione palestinese? No. E quindi siamo davvero sicuri che nel 2012 si possa ancora parlare di immensa ed impenetrabile cappa di silenzio ed informazione a proposito di Gaza? Siamo davvero sicuri che non vi sia una muscolare sensibilizzazione su questi argomenti a cominciare proprio da internet? Suvvia, non fate gli gnorri… Perché negare l’evidenza? 

Una volta esisteva, appunto, il negazionismo. Per un certo periodo c’è stata questa moda di fare le pulci alla storia su numeri e teorie revisioniste acrobatiche: ora nemmeno i “Fascisti del Terzo Millennio”[1] sembrano crederci. E per fortuna, dal momento che si trattava di simpatiche quisquilie tanto politically incorrect quanto inutili. Oggi invece si è passati dal negazionismo al menefreghismo: “il 27 gennaio è il Giorno della Memoria in onore della Shoah? Chissenefrega: a me stanno a cuore i pischelli palestinesi saltati in aria durante i bombardamenti”. Sbagliato. Un errore piuttosto puerile: non confondiamo lo Stato d’Israele con il suo popolo. Oggi si commemorano le vittime innocenti barbaramente sterminate da un progetto politico allucinante, a prescindere dalla Palestina, da Piombo Fuso o ancora dalla Freedom Flotilla e dalla morte di Arrigoni. Tali vittime, così come i loro famigliari, meritano il rispetto che a loro spetta, depurato da qualsiasi faziosità da un tanto al chilo. Altrimenti si rischia di passare da antisionisti ad anti-qualcos’altro, o semplicemente si rischia di fare la figura degli stronzi privi di intelligenza critica, di sensibilità  umana e di buon gusto. Chiaro il concetto?
Chissà se Informare per Resistere avrà il coraggio di pubblicare (a mia insaputa) anche questo articolo (di tanto in tanto lo fa). E chissà se questa sera i complottisti dell’ebraismo globale, riguardando The Schindler’s List al contrario, riusciranno a scorgere un porno di Arafat o una messa nera dei Rothschild. Chissà.

P.S. non lavoro per la Goldman Sachs, né sono del Mossad e mio zio non fa parte del Bilderberg. Se dico quello che dico è perché lo penso e basta (occhi per vedere, cervello per pensare, bocca per parlare). Prima di ricevere messaggi da qualche matricola dei centri sociali o qualche hipster sinistrorso web-talebano sappiate che non sono né un riciclato sio-nazi né un ebreo. Scripta manent dicevano i latini: vedi qui e qui, ad esempio. Baci e abbracci.


[1] Recentemente ho avuto la possibilità di intervistare un responsabile provinciale di CasaPound. A proposito di questo tema ha detto: «è un dato di fatto che si siano verificati questi episodi. Che c’è da dire? (…)La storia la fanno i vincitori. È ovvio che alcuni dati possono essere stati gonfiati ma la base storica rimane quella. (…) Non mi interessa andare a fare le pulci sulla storia. (…) ». L’intervista comparirà in esclusiva sul prossimo numero di ConAltriMezzi, mentre l’intervista più estesa nel blog www.conaltrimezzi.com.

Kefiah-Italia-Independent

olocausto vegan

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2 thoughts on “Il Giorno della Memoria (da 2MB)

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