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Libri che armano degli scellerati. Libri che rendono gli uomini degli assassini neonazisti. Libri che celano dottrine ariano-suprematiste e terrorismo reazionario dietro maghi e fantascienza. E poi una libreria che suggerisce il best seller di Hitler per Natale. Grazie ai proiettili di Casseri la letteratura torna a fare cronaca rivelandosi potenziale mandante morale di un insieme di cose cattive. Vale il principio: “Before I was a Nazi leader, I was a Nazi reader”. Peccato che di mezzo ci sia l’uomo, ovvero l’esecutore, la sua morale, la sua razionalità. E’ questo il problema. Dalla Bibbia al Mein Kampf.

Uno legge Tolkien e Lovecraft e poi scende in strada e spara a dei “negri”. Questa la novella giornalistica musicata da alcuni giornali a proposito di Casseri e della sparatoria di Firenze.

Qualora non ve ne foste accorti qualche settimana fa, la vicenda del nazi killer ha fatto sì che nei giornali si parlasse profusamente di letteratura. Leggi Tolkien, Lovecraft e qualche altro autore e ti riscopri un pazzo pluriomicida di destra. Se tanto mi dà tanto mi chiedo cosa potrebbe succedere ai lettori di Bruno Vespa. O cosa sarebbe capace una generazione che cresce leggendo Moccia o, quelli un po’ più bravi a scuola, Baricco. Oppure cosa potrà mai essere del sottoscritto che oltre a Tolkien, Lovecraft e compagnia bella nella sua libreria annovera, tra i tanti, Fabio Volo e Isabella Santacroce.

Forse padre Amorth non ha torto nel condurre la sua personalissima crociata contro quel satanasso di Harry Potter e lo yoga. Auspichiamo al più presto una Gestapo delle librerie pronte a riempire le piazze di roghi di libri. Tutto questo per ribadire come la quotidianità cerchi di ridare alla letteratura, in modo alquanto goffo, una sorta di controversa responsabilità formativa. Questo perché l’irrazionalità della cronaca sembra non poter essere giustificabile senza una ricostruzione priva di scrupolo, anche quando tali ricostruzioni sembrano il frutto di un analfabetismo involontariamente comico. Casseri leggeva fantasy? Esticazzi. E se Mussolini avesse letto Topolino o Dante?

«Before I was a Nazi leader, I was a Nazi reader»Può darsi che in questi casi sia valso il principio magistralmente verbalizzato da Matt Groening in una puntata dei Simpson: «before I was a Nazi leader, I was a Nazi reader». Prima i libri e poi il nazismo quindi. Dopotutto prima del Terzo Reich c’è stato il Mein Kampf.

Libri che cambiano e plagiano le persone. Qualche precedente andando a memoria: Camon, vedi il suo romanzo Occidente e i retroscena legati alla strage di Bologna; Chuck Palahniuk il quale confessa in La scimmia pensa, la scimmia fa che in seguito al successo di Fight Club qualche idiota pensò bene di creare dei veri Fight Club segreti; Timothy McVeight, giusto per rimanere in tema con Casseri, terrorista americano e militante cristiano di estrema destra, si ispirò al romanzo The Turner diaries per la strage di Oklahoma.

Per non parlare dei testi sacri, ispiratori, nei secoli, di guerre sante, crociate, pogrom e pulizie etniche. Insomma: i libri come mandanti. Del resto ne Il Signore degli Anelli se sostituisci Sauron con la cospirazione ebraica ed il Monte Fato con le banche massoniche ed il Nuovo Ordine Mondiale tutto quadra. Noi scemi a non averci pensato prima. Frodo è un terrorista neonazi, Gandalf un mago sedizioso, la Compagnia dell’Anello un nucleo armato sovversivo. Hai capito. Ecco perché un sacco di gente pericolosa di destra legge fantasy. Ora che ci penso anche la Meloni c’aveva la statuetta di Gandalf nello studio del Ministero.

Letteratura e realtà, narrazione e vita reale. Dove sta la forbice? Dove trovare quella necessaria distanza? Nelle pagine del libro stesso, magari messa in calce in incipit (“attenzione, questo è un romanzo, vedete di non prenderlo sul serio e di non ammazzare nessuno, anche se le vendite lo apprezzerebbero”), oppure nella testa della gente, nel discernimento critico, nella razionalità di un essere umano che si presumi essere tale?

A ben vedere i libri non sparano proiettili e non fanno esplodere le bombe. La carta al massimo può procurare dei taglietti fastidiosi alle dita. Quindi i libri, di per sé, non ammazzano nessuno, nemmeno gli dèi descritti dai profeti. Ma lo può fare l’uomo, sempre e solo lui. L’uomo, che è esecutore, ma soprattutto interprete della storia, e come tale unico protagonista del mondo, responsabile di se stesso e degli altri. Allo stesso modo il mandante di tutto ciò che accade non è altro che la sua mente, la sua moralità, la sua capacità di distinguere il bene dal male, la realtà dall’allucinazione.

Tuttavia chi scrive un libro possiede sempre una seppur minima consapevolezza, poiché le parole non sono mai vane. Non si tratta esattamente di una responsabilità, né di una corresponsabilità, ma di una sottile complicità, un’empatia che sta forse alla base del gioco narrativo, o, se vogliamo, del gioco delle parti. Siamo sempre stati abituati a intendere la televisione come il medium di massa per eccellenza, “di per sé spaventosamente antidemocratico”, diceva Pasolini. Un tiranno della nostra coscienza, creta nelle mani delle brame catodiche. Ma i libri sanno essere ancor più sottili, intimi e privati. Producono una diversa alchimia. Forse anche per queste ragioni che ci si diverte a fare del fantacalcio con libri e gli autori di destra o di sinistra. E quindi, nel nostro caso, fatevene una ragione: Frodo è un terrorista neonazi, Gandalf un mago sedizioso, la Compagnia dell’Anello un nucleo armato sovversivo.

«Before I was a Nazi leader, I was a Nazi reader», un principio che naturalmente vale ancor di più se ci si riferisce al bestseller di Adolf Hitler. Soprattutto quando una libreria inglese lo inserisce, sotto le feste, tra i consigli per gli acquisti, con tanto di fascetta: «il perfetto regalo di Natale». Una cosa che sa da gag stile comicità ebrea americana. Ce lo vedete un Babbo Natale nazi, sponsorizzato dalla Coca-Cola, uno stronzo che non muore mai di cancro e che da buon misantropo qual è se ne va per il mondo una volta l’anno solamente per distribuire doni tra i quali il Mein Kampf? Il commesso della libreria, beata ingenuità, interrogato da un cliente indignato, ha giustificato il consiglio letterario in questo modo: “si tratta di un libro che vende sempre molto bene sotto le feste”. Forse per via della nota di colore: la bandiera del nazionalsocialismo si intona con i colori del Natale. Naturalmente la comunità ebraica decide di fare la voce grossa, esplode la polemica e la notizia fa il giro del mondo.

Una questione complicata solo in apparenza quella legata al Mein Kampf che solleva il sempiterno quesito: “è giusto pubblicizzare e distribuire libri che diffondono l’odio razziale?”, al quale oppongo una questione di logica ancor più spicciola: “che senso ha stampare un libro se poi lo si proibisce di vendere?”[1] O lo si stampa, e quindi finisce nelle librerie, o non lo si stampa, e nelle librerie si potrà trovare solo un sacco di roba bella ed innocente senza correre il rischio di ritrovarsi il giorno dopo un sicario delle SS.

Ora, mi sembra ovvio che il caso della libreria inglese sia da ritenere una specie di supercazzola a fini pubblicitari (se invece si trattasse di una di quelle librerie frequentate da un sacco di “strani” storici e giovani dalle teste rasate, beh, allora la notizia non è una notizia). Detto questo l’episodio fa comunque riflettere a proposito di alcuni nostri tic comportamentali. Diciamo di essere in democrazia ma non esitiamo a censurare il censurabile. Lasciamo perdere il fatto che la censura, di per sé, nel 99% dei casi è una cosa cretina, tartufosa e ipocrita anche quando viene fatta in buona fede o in nome di nobili principi, ora va sicuramente detto che se la democrazia non riesce a giustificare e a salvaguardare se stessa da certe idee se non replicando i medesimi metodi di quei regimi che intende perseguire e deplorare, in nome di una superiorità etica, morale e politica, allora significa che la libertà d’opinione è compromessa.

Un principio che può andare a genio solamente alla molle sensibilità del democratico medio, con la coda di paglia, incapace di intendere e volere. Roba da bonzi senza midollo che non hanno il coraggio di affrontare le chimere della nostra storia.

Io invece dico che il Mein Kampf va letto e conosciuto. Tanto vi farà cagare lo stesso. Anzi, vi dirò di più. Potrebbe fungere da test: se quel libro vi piace, per forza di cose avete dei problemi. Prendetela come una prova del nove che vi potrebbe far risparmiare i soldi per l’analista. La cultura è uno dei sistemi più esatti e raffinati per decodificare l’uomo e la sua storia. È una delle poche armi che abbiamo. E l’uomo, assieme al suo passato, è senza dubbio anche, o forse soprattutto, merda.

Gettare uno sguardo nella fogna dell’essere umano è uno dei compiti più nobili e importanti della cultura che se diventa censura o edulcorazione si trasforma, a seconda dei casi, in controllo o in burocrazia. Se il problema sono le idee scorrette contenute nei libri dovremmo allo stesso modo privarci di un sacco di grandissimi autori che invece faremmo tutti quanti meglio a leggere: Pound, Cèline, Evola, Spengler, Jünger, Mishima, Heidegger e moltissimi altri. Ma anche Gentile, Mussolini e i suoi compagni di merende: della serie, conosci il tuo “nemico”.

E poi i libri dei nagazionisti e quindi anche il “nazi fantasy” di Lovecraft, Tolkien e Ratzinger. Leggeteli tutti. In fondo ne abbiamo bisogno, ben più della De Filippi, di Emilio Fede e dell’acqua calda di Fiorello.

E poi smettiamola di farne sempre una questione di “buonsenso” o “buongusto”. Il mio cattivo gusto mi suggerisce che quelli sono discrimini inventati da nazisti più mediocri di quelli veri.


[1] Nel 2015 scadranno i vincoli a proposito dei diritti d’autore del Mein Kampf, e lì saranno cazzi. Vale a dire che, contrariamente a quanto accade adesso, chiunque potrà pubblicarlo a piacimento.

Nazi Propaganda Bible

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