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Gli ebrei sono intoccabili. Si può fare satira di tutto tranne che di loro: questo l’interdetto dei chierichetti del politicamente scorretto. Quello della cosa di paglia, dell’autoironia da encefalogramma piatto. Dire “ebreo” è peggio di dire “negro”. Immediati gli anatemi, obbligatorie le scuse. Non c’è niente da fare. Ma questo succede solo da noi. Negli stati Uniti la satira ha da tempo sdoganato il demone ebraico, rendendolo, grazie a centinaia di comici ebrei, tema su cui fare del feroce e sacrosanto sarcasmo. Invece da noi gli ebrei non fanno ridere la gente. Ma rompono solo il cazzo.

Pronunciare la parola “ebreo” è già di per sé un reato al buon gusto. Anche solamente pensando a quella parola avverti le calde fiamme dell’inferno dei benpensanti rosolarti le chiappe, figuriamoci dirla in televisione. Poiché dietro la parola “ebreo” si cela un abisso affollato di torbidi sottintesi, che portano al limite del baratro e che mai e poi mai potranno e dovranno essere anche solamente sfiorati dalle menti illibate dei tiranni del politicamente corretto. In questo modo apprendiamo che il reato di sottinteso è, per l’appunto, un reato, anzi, un orribile delitto, in quanto attentato alla sensibilità di uno stuolo di bovini rompicazzi privi di ironia e fantasia, individui dall’encefalogramma piatto e dalla lunga, lunghissima, coda di paglia. Mai provocare la loro intelligenza.

Dico tutto questo per fare riferimento al recente caso che ha coinvolto la Gialappa’s Band, costretta a chiedere scusa in seguito alle critiche ricevute (indovinate da chi? bravi, l’integerrima Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) per aver pronunciato la parola “rabbino” come sinonimo di “tirchio” durante una puntata di Mai dire Grande Fratello. Ora lasciamo perdere l’ovvia osservazione: “embè, allora che cosa dovrebbero dire i genovesi?” (porelli loro che sono ancora sotto il fango). Aggiungo io: “embè, chissà cosa dovrebbe pensare il rabbino di Genova”. Ma come dicevo, il punto non è questo. In realtà mi stupisce, in primo luogo, il fatto che la parola “rabbino” venga recepita come sinonimo di “ebreo” quando, fino a prova contraria, significa altro. Ad ogni modo il permalosismo ebraico, che non se ne fa mai passare una, peggio della Gestapo, è così avanti che s’offende anche quando non viene usata la parola “ebreo”. Un po’ come se tutti noi dovessimo offenderci ogni volta che qualcuno fa una battuta sui preti, o dice una barzelletta sui carabinieri. Perciò oggi abbiamo imparato un’altra cosa: rabbino è sinonimo di ebreo. La cosa un poco mi sfugge, ma tant’è. Capisco la profonda cultura religiosa di un popolo, come quello ebraico, tuttavia la semantica non è del tutto un’opinione. Mentre una mia personalissima di opinione è la seguente, cioè che, tendenzialmente, più uno è permaloso più facilmente sarà uno stronzo. E gli ebrei (anzi, i loro rappresentanti) sono molto permalosi (ora chiedete pure a Minosse il piano del mio girone d’inferno).

Che gli ebrei siano ricchi è un luogo comune giustificabile dal fatto che banche e grandi patrimoni finanziari sono in mano a famiglie di origine ebraica, e questa non è discriminazione o odio razziale, è un dato di fatto, ed in quanti ricchi, certi ebrei, soprattutto in Europa e ancor più negli Stati Uniti, sono più facilmente attaccabili da questo punto di vista. Cosa piuttosto ovvia. Manco si avesse accusato gli ebrei di crimini di guerra (in realtà l’Onu l’ha fatto più volte, ma questo è un altro discorso): non si capisce quindi la solita facinorosa reazione di cui possiamo fare tutti quanti a meno. Se poi si confondono l’uso di luoghi comuni che caratterizzano qualsiasi popolo o nazione per razzismo, allora stiamo freschi (italiani: idioti e mafiosi; americani: idioti e basta; francesi: cagoni e puzzolenti; inglesi: con i denti storti… e così via). Ma questo accade solo ed esclusivamente con gli ebrei. Perché

Il perché lo sappiamo tutti. Quella cosa che li ha resi intoccabili. Ma se l’Olocausto non permette alcun tipo di satira scorretta nei confronti degli ebrei allora ditelo e facciamoci una ragione (che ragionevole non è). Io invece credo che si abbia tutto il diritto di fare dell’umorismo politicamente scorretto tanto con gli ebrei quanto con qualsiasi altro popolo o categoria di persone (il solito paradosso antirazzista ma razzista: loro no, perché di sì, enfatizzando le differenze). Non è un fatto di buono o cattivo gusto, non dev’essere questa la discriminante in un mondo popolato dall’ironia e dall’intelligenza, ma lo stile, la brillantezza, la classe di tale satira (che dipende caso per caso). Per quanto riguarda l’episodio della Gialappa’s, ora come ora nient’altro che un’appendice esclusivamente votata al Grande Fratello (complimenti), si è trattata di una battuta sciatta e fuori luogo, semplicemente perché non ha fatto ridere, ma non in quanto inopportuna, od offensiva nei confronti degli ebrei, ma perché non risultava comica all’interno del contesto. Tutto qua. Tra le altre cose, una battuta per nulla eclatante e che non se la sarebbe filata nessuno se non fosse stato per le puntualissime lagne di cui sopra. Detto questo io credo che si possa fare benissimo dell’umorismo anche sugli ebrei e sui rabbini (come già succede altrove) con l’animo sgravato da ignoranti paranoie da provinciali. Del resto il politicamente scorretto implica, tra le tante cose, nel dire ciò che tutti pensano ma che non sta bene dire: di qui la risata liberatoria ed esorcizzante. Quella risata che si beffa del pregiudizio. Un po’ il paradigma di Lenny Bruce: «è la repressione della parola che le dà violenza, forza, malvagità».

Che poi, sempre parlando di luoghi comuni, oltre ad essere taccagni e per nulla dotati di senso del ritmo, agli ebrei viene spesso associato un senso dell’umorismo piuttosto sarcastico ed autoironico. Il mondo pullula di comici ebrei che fanno battute sugli ebrei, soprattutto in America, dove esiste un vero e proprio genere, dicasi “jewish comedy” o “jewish humour”. Solo qui da noi certi argomenti sono tabù, probabilmente perché, a differenza degli Stati Uniti, abbiamo questa sorta di “debito morale” da assolvere nei confronti, guarda caso, di uno dei popoli più stronzi della storia contemporanea. E allora ben vengano il bigottismo e le stupide paranoie da chierichetti del politicamente corretto. Meglio non liberarci mai di certe idiote inibizioni, anche se in realtà non è tale comicità ad essere antisemita, ma l’animo nostro, intimamente razzista, che si ostina a porre il veto tipico del fesso con la coda di paglia.

Approfondimenti:

1) “Ebreo” sembra quasi equivalere a “negro”, anzi, è pure peggio. La parola “ebreo” è più politicamente sorretta. Tuttavia i “negri” non si lamentano come gli “ebrei”. Forse perché non hanno un establishment in grado di rompere il cazzo e fare la voce grossa come gli “ebrei”. Oppure perché i “negri” forse ci sono abituati, perché sono simpatici, o perché, semplicemente, non sono ebrei. Un motivo in più per farne del sarcasmo, vedi Sarah Silverman, comica ebrea, che dice le cose che dice anche in tv. Lei è una tosta che va giù pesante anche con l’Olocausto, un argomento sul quale fare dell’umorismo come ad esempio Ricky Gervais, spudoratamente “british”.

2) Ci sono stati così tanti comici ebrei che Wikipedia e altri siti internet hanno compilato persino delle liste (non di proscrizione). Anche YouTube è pieno di jewish humour. Perché da noi gli ebrei non fanno ridere la gente ma rompono solo il cazzo?

3) The Big Bang Theory, una serie tv per nerd ironici, è arrivata anche in Italia. L’argomento ebrei viene fatto oggetto di molte battute (ad esempio qui e qui), che coinvolgono persino un Cristo in croce, ovvero «l’ultimo ebreo ad aver fatto addominali» (in Italia come l’hanno tradotta?).

4) Detto questo un po’ di esempi di umorismo scorretto sugli ebrei proveniente dal web, giusto per rendere l’idea sullo stile e l’intelligenza di certe battute.

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2 thoughts on “Cheppalle questi ebrei!

  1. Pingback: Il Giorno della Memoria (da 2MB) « il blog di alberto bullado

  2. Pingback: Haters gonna hate Sanremo | ConAltriMezzi

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