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Passa Nerone e Roma brucia. I soliti stronzi, chiosa qualcuno, anzi, tutti, ma proprio tutti. Poche centinaia di saccheggiatori a fronte di migliaia e migliaia di indignati, rimasti lì a guardare o al massimo ad insultare. Un bello spettacolo quello sotto il loro naso tanto da innescare i soliti reiterati e compiaciuti distinguo: “guardate, noi non siamo come loro!”. E noi li contempliamo queste migliaia di manifestanti, gli eroi di domani, contemplare a loro volta una schiacciante minoranza di stronzi intenti a fare piazza pulita delle speranze, del futuro e delle ragioni di un movimento di portata internazionale. Migliaia di spettatori bovini: il massimo dell’eroismo e dell’integrità morale, quella che magari vorrebbe invocare l’intervento violento degli sbirri boia, che si chiamano in causa quando fa comodo. Rimane comunque il fatto di essersi dimostrati buoni ma fessi (che cos’ha fatto il movimento per tutelarsi dai soliti guastafeste?). Sarebbe quasi da dire indignati e contenti. Indignati e fighette.

L’impresa di Nerone replicata da poche centinaia di stronzi. L’impresa di Nerone lasciata compiersi dalla polizia, niente di nuovo sotto il sole. Ma siccome al giorno d’oggi va detto quello che di solito non si osa dire, allora aggiungo che l’impresa di Nerone si è inoltre compiuta sotto gli occhi di migliaia e migliaia di eroici, irreprensibili, nobilissimi indignati che ancora una volta si sono dimostrati di essere il pubblico di uno show, manifestante o meno che sia, ma pur sempre pubblico, inerte, passivo e per certi versi compiaciuto (“tanto io non sono come loro”). Faccio naturalmente riferimento agli ultimi scontri di Roma, in occasione della manifestazione del 15 ottobre (replicata in molte altre città del mondo) nella quale si è verificato sempre il solito avvilente teatrino, reso ancora più avvilente dalle altrettante prevedibili retoriche spese in tempo reale. Naturalmente aspettiamoci nei prossimi giorni un accumulo nauseante di aria fritta, di controinformazione, di distinguo, di cicaleggio politico, di bombardamento mediatico. Aspettatevi sbirri travestiti da black bloc, fascisti travestiti da sbirri travestiti da black bloc, strategie di guerriglia esaminati minuziosamente da eroici ribelli tastieranti su YouTube e tonnellate di articoli insinuanti ed insultanti. A me sinceramente è bastato vedere ciò che è stato trasmesso in diretta. Migliaia di manifestanti impegnati a contemplare una schiacciante minoranza di stronzi intenti a fare piazza pulita delle speranze, del futuro e delle ragioni di un movimento di portata internazionale. Migliaia di spettatori bovini.

A fronte di un misero spettacolo l’ostensione a portata di telecamera di un unanime distinguo: “noi non siamo come loro”, “black bloc bastardi”, “dove andarvene via”, “coglioni”, eccetera, eccetera. Video rimbalzati nella rete a testimoniare la bontà dei manifestanti doppiamente vittime, in realtà doppiamente colpevoli. Migliaia di manifestanti, secondo le stesse fonti d’informazione, che avrebbero potuto costituire un esercito da opporre alle allegre scampagnate di qualche violento compiaciuto dagli insulti di una fiumana di pecore. Quegli stessi black bloc che prima di entrare in azione si sono accuratamente armati, vestiti di nero (come se volessero indossare una divisa della propria squadra di calcio, alla faccia del loro “mimetismo”) e del classico passamontagna in testa. Il tutto ad un palmo di naso dagli indignati. Quegli stessi black bloc che poi hanno potuto sfilare in mezzo a cotanta folla berciante, animata da un tale senso morale e d’azione da rimanere ferma, immobile, pochi attimi prima che i violenti potessero spaccare tutto.

Mi chiedo a che scopo di urlare a gran voce il fatto che la maggior parte della gente a Roma era lì per manifestare pacificamente. A mio modo di vedere non si tratta certo di un vanto ma dell’ammissione della propria indolenza. A cosa valgono gli insulti ai black bloc, i fischi, e questi repentini, compulsivi, estenuanti distinguo se poi non si è mosso un dito per impedire alle solite locuste di scorazzare per la città? A nulla, poiché lo scenario è sempre il solito, demente, codardo e paradossale. Dei deficienti che sfasciano tutto e gli eroi di domani che rimangono a guardare ed al massimo fare “buuu” come allo stadio, salvo poi prendersele nella mischia e pigolare alla portata di telecamera leccandosi le ferite ed ostentando le ecchimosi. La domanda che faccio, provocatoria ma nemmeno troppo, è la seguente: il coraggio, la forza, le palle sono ancora valori in questo mondo decelebrato oppure no?

Inoltre trovo stomachevole la retorica accusatoria da parte dei movimenti – e soprattutto dei giornali che per motivazioni politiche cavalcano l’onda – nei confronti della polizia che non sarebbe riuscita a fermare preventivamente i più facinorosi. Un fatto certamente deplorevole, ma anche prevedibile. Passiamo sopra al fatto di agitare operazioni “preventive” da parte di chi vorrebbe tutto tranne uno stato di polizia e che è solito strillare con fare isterico anche alla seppur minima sollecitazione anticensura su Facebook. Tuttavia va detto che da tempo la polizia ha assunto comportamenti di certo più consoni alla scorta armata del potere piuttosto che la forza armata in grado di ridare ordine e legalità ad un paese che ha perso ogni misura (un disagio spesso espresso anche da alcuni esponenti e portavoce delle stesse Forze dell’Ordine). Lo abbiamo visto in molte occasioni, dal G8, Diaz/Bolzaneto, agli agguati ai campeggi dei No Tav. Per non parlare dei fumogeni irregolari, della sproporzione delle reazioni, delle rappresaglie in caserma, dei pestaggi, dell’anima fascistoide di certi reparti, delle politiche di arruolamento, dell’identità di certi esagitati assoldati nei ranghi dell’Arma probabilmente con lo scopo di fare carne da porco contro chi l’Arma stessa ritiene dei porci a tutti gli effetti. Una violenza, peraltro, che cozza contro lo sbando ed il degrado quotidiani di molte città invase da un’illegalità alla luce del sole. E non parlo solamente di spaccio e prostituzione ma l’irregolarità di un intero sistema impastato di corruzione. Per un motivo o per l’altro non c’è legge in Italia (paese dove nonostante ciò la magistratura viene osannata dai propri fan club) così come non sembra esserci nessuno che riesca o voglia farla rispettare. Se gli indignati italiani preferiscono gli sbirri statunitensi, certamente più irreprensibili, o quelli degli altri paesi europei, che arrestano automaticamente chiunque osi mettere piede nella via sbagliata durante una manifestazione, benissimo, liberi di volerlo. Tuttavia rimane il fatto che non solo la polizia italiana non è stata in grado di fermare i black bloc prima della manifestazione ma, cosa più grave, nemmeno dopo. Anche questo un film stravisto. Tutto ciò la dice lunga, ancora una volta, su come la polizia non sia lo strumento adatto per ripulire il movimento e stabilire una legalità anche morale all’intera protesta. Un motivo in più per non rimanere a guardare. Al giorno d’oggi, dopo anni di fallimenti copia-incolla, l’inerzia, la pigrizia e la pavidità del movimento e di chi ne fa parte, coloro che dovrebbero essere i primi a doversi cautelare con ogni mezzo, è ai miei occhi la più evidente ed irragionevole.

La realtà dei fatti non stabilisce, al contrario di quanto pensano coloro che appartengono alle sigle scese in piazza, indignados buoni e insignados cattivi, di serie A o di serie B. Finché ci saranno questi fenomeni, finché una certa feccia è in grado di tenere in scacco un intero movimento, tutti gli indignados, o come li vogliamo chiamare, rimarranno sempre condannati alla serie B, o alla zona retrocessione. Questa è la verità. Tutto il resto è rammollita ipocrisia.

E mentre siamo costretti contemplare la miseria di certi spettacoli, una certa esasperazione da parte dei movimenti, legittima, porta a conclusioni ugualmente esasperate: siamo sull’orlo del baratro, abbiamo sorpassato il limite, viviamo in uno stato d’emergenza. Se le cose stanno così perché non agire di conseguenza? Se la pena è l’azzeramento mediatico del movimento e delle sue ragioni, perché gli indignati non provano a dare una lezione a questa gentaglia?

Eppure quante volte abbiamo sentito dalle bocche dei più infiammati che la libertà non è una passeggiata di salute, che non esistono rivoluzioni gentili, che la nostra Resistenza o il Risorgimento stesso non sono state marce della pace. Ebbene, muovessero per la prima volta anche loro il culo per combattere i loro veri nemici. Perché non fare tesoro della lezione storica? Se il pacifismo è per fessi autoreferenziali e la violenza indiscriminata è per idioti autocompiaciuti perché non tentare la carta della sacrosanta intolleranza zero verso l’intolleranza, l’ignoranza e la stupidità di quei “pochi”? Perché non passare ai fatti? Concretamente parlando cosa è stato fatto a Roma (e lasciate perdere le autorità, qui si sta parlando del proprio coraggio!)? Cos’hanno fatto i movimenti per arginare questa deriva? Insomma, quanto il popolo antagonista si meriterebbe un futuro diverso da questo avvilente presente?


P.S. A coloro che amano commemorare ad ogni piè sospinto le suggestive parole del celeberrimo Paradigma Kossiga chiedo se credono veramente che tutte queste persone siano davvero degli sbirri infiltrati.

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One thought on “Ma spaccare la loro di faccia no?

  1. i vigliacchi hanno agito davanti al corteo che li ha protetti, sapevano che non sarebbero stati attaccati perchè trecentomila persone non si sono potute fermare per lasciarli andare avanti. per fortuna la polizia non ha caricato il corteo, altrimenti sarebbe stato un bagno di sangue. d’accordo tolleranza zero, d’accordo su tutto. spettatori bovini, no però. questo no.

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