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Happy birthday Mr.Depp. E sono 48. Il mezzo secolo è alle porte, tempo di bilanci: una carriera precoce, anticonformista e bruciante. L’affermazione, la ribalta, la pinguedine artistica. Sono anni che il nostro non fa un film davvero all’altezza e fuori dai suoi soliti canoni. Forse è meglio languire nei propri cliché, ignorando che andando avanti così né le copertine dei magazine, né gli ormoni delle adolescenti potranno salvarlo dall’implacabile responso del cinema. E quindi non è forse il caso di dare un taglio all’icona hipster, al santino hollywoodiano e alle piraterie da botteghino per tornare a fare quello che una volta gli riusciva bene, fare l’attore?

5 settembre 2007. 64esima Mostra del Cinema di Venezia, Leone d’Oro alla carriera per Tim Burton. Glielo consegna Johnny Depp. Io ero lì. Adolescenti di prima mattina accampate sotto il sole lungo la passerella. Ma Depp non si farà vedere prima delle 18:00. Ragazzine senza tette, sudaticce e vestite di nero, che si ricamano tra di loro le braccia con pennarelli viola. Quando Depp sfila è il pandemonio. Scene che ricordano gli sbarchi all’aeroporto dei Beatles. A fianco ho il Piotta, dall’altra parte una “desperate housewife” in abito da sera che saltella, le tette plastificate che le sobbalzano quasi fuori dalla mise. Questa si volta verso di me e dice: «Mi scusi, ma è davvero arrivato?», e io: «Credo di sì». Voglio dire, attorno è una bolgia di gente in delirio, ma vederlo è impossibile. La donna inizia ad urlare come le sue “coetanee” dark, in prima fila, che ormai puzzeranno da vongole. Poi torna su di me e chiede: «Ma è quello John Deep?». E mi indica un tizio biondo vattelapesca. Nel frattempo una ventenne si arrampica sulla schiena di un mio amico zompandogli addosso. Si ancora sulle sue spalle come una scimmia. Urla come in preda ad un orgasmo cosmico ed in mano stringe una fotocamera che comincia a mitragliare. Giuro.

Dici, vabbé, ci può stare. Gli effetti collaterali del divismo cinematografico. Eppure ogni volta che penso a Johnny Depp, e a cosa è diventato, non riesco a togliermi dagli occhi quelle immagini: le ragazzine dal trucco sbavato e con le ascelle fritte. E quella donna, il suo sorriso ebete, i capezzoli puntuti, ridicoli e ballerini che saltella sul posto fissando uno sconosciuto. Ma se mi riferisco al presente mi accorgo che da allora poco è cambiato e che Johnny Depp è caduto vittima di se stesso. Un’ombra patinata, pura infatuazione, ma poca sostanza. Parlo dell’ultimo Depp, un feticcio di Hollywood vagamente baudelairiano, sempre più uomo passerella, attore pret-a-porter, sex symbol trasversale per qualsiasi qualità di estrogeno. Benissimo, ma oltre a questo? Parlando di film e di interpretazioni, c’è veramente qualcos’altro da aggiungere? Eppure il ragazzo prometteva bene. Gli esordi “maledetti”, i film scommessa, le prove caustiche in film certamente coraggiosi. Qualcuno aveva persino parlato di eredità pesanti: James Dean, Marlon Brando, Paul Newman. Ora Johnny Depp è al massimo l’action figure vivente di Jack Sparrow.

Intendiamoci: non ho nulla contro la saga dei Pirati, ora in sala con un nuovo capitolo, come del suo personaggio, che funziona. Quelli sono film che non hanno nulla da dire perché non sono stati creati per “fare cinema”. Infatti sono ottimi prodotti d’intrattenimento ed al nostro non gli si può rimproverare il fatto di essersi rifugiato in una serie di megaproduzioni che gli garantiscono una buona pensione ed il pagamento delle bollette. Ma, voglio dire, che senso avrebbe avuto l’aver lavorato con Tim Burton, Oliver Stone, Jim Jarmush, Emir Kusturica, Wes Craven, Terry Gilliam, Roman Polansky, Robert Rodriguez, Micheal Mann, e moltissimi altri, per fermarsi ad un pirata della fottuta Disney? Che significato dare ad una simile carriera?
L’impressione è quella di avere a che fare con un artista che ha finito la benzina. Tanta esperienza, una valanga di nomination ai Golden Globe e tre agli Oscar, ma nient’altro, se non il cachet più oneroso al mondo. Nessuna statuetta, ma soprattutto un presente fatto di pellicole che non restituiscono più l’attore Johnny Depp (The Tourist…), ma solamente l’uomo, la star, il santino chic, l’icona hipster. Da un punto di vista artistico Depp ha un problema (e lui lo sa): quello di non essere più in grado di evadere da un certo format. Ovvero quella sua tipica interpretazione al di sopra delle righe, istrionica e baldanzosa. Ecco che lo apprezziamo nei panni di Willy Wonka, Sweeney Todd, il Cappellaio Matto o di Jack Sparrow. Protagonisti variopinti di film onesti, ma che, diciamoci la verità, tra 20-30 anni nessuno ricorderà con chissà quale slancio. E che ne è di tutto il resto? Prove scialbe e così così, degne di un attore comune, tiepido e limitato, o almeno non così osannato, che non è in grado di far compiere il salto di qualità a pellicole più modeste. Provate a chiedervi quand’è stata l’ultima lodevole prova al di fuori di quello che chiunque si aspetterebbe da lui. Sarà difficile trovare una risposta. Insomma, quand’è che Johnny Depp la smette di fare il Johnny Depp per tornare a rivestire i panni dell’attore professionista? Perché il punto è questo: lui non fa altro che portare se stesso sul grande schermo, o meglio, il suo personaggio, la sua caricatura (che lui stesso si è creato) e poco altro. La verità è che Johnny Depp è diventato pura presenza scenica, un arredamento prezzolato, che dopo dieci anni di tiritere uguali a se stesse sta diventando alquanto bidimensionale.

Tutto è cominciato con quel cazzo di film sul cioccolato (efficacissima stimolazione cinematografo-clitoridea per un certo pubblico femminile). D’altronde l’afflato da bello e maledetto ce l’ha sempre avuto. Poi ha maturato quell’aria gitana un poco stagionata. Infine si è messo gli occhiali ed il cappello in testa e si è riempito di ninnoli i polsi. E, cosa ben peggiore, si è trasferito in Francia. Basta: l’uomo è bollito, imprigionato in un bambolotto incapace di esprimere quel talento magmatico e lisergico che aveva lasciato trasparire in giovinezza. Si è trasformato in quel John Deep in grado di appagare le fantasie beote di una quarantenne veneziana con il rossetto rosa. Una sorta di Ken plastificato, supino a diversi stereotipi estetici, ma ugualmente piatti.

Allora inizi a farti qualche domanda. Il sospetto è che Johnny Depp sia stato un bluff fin dall’inizio. Una serie infilata di film giusti, qualche altra pellicola passabile, più uno o forse due cult movie, ed il gioco è fatto. Quanto basta per guadagnarsi la manovalanza alla corte di grandi registi in grado di sfornare dei successi quasi del tutto assicurati. Tant’è vero che Johnny Depp buca lo schermo in pellicole con alle spalle firme prestigiose, oppure costruite su di lui. Sono quindi i film che lo sostengono, quasi mai avviene il contrario. Inoltre vi ricordate qualche recente pellicola nel quale egli contribuisce alla buona riuscita di una sceneggiatura corale? Un’altra spiegazione potrebbe essere la seguente: la trasformazione di Depp è stata una scelta. Un escamotage per poter sopravvivere alle montagne russe di Hollywood. L’attore si tira quindi fuori dai giochi, creando il personaggio tutto festival, copertine, interviste e red carpet. Rimane il suo involucro scintillante, l’icona. Ma se così fosse, Johnny Depp, come copywriter del proprio marchio, è a rischio saturazione. Il giochetto non può funzionare in eterno. Ed è per questo che qualcuno vicino a lui farebbe bene a ricordargli: “ok Johnny, adesso basta”. Se non altro perché quelle ragazzine senza tette del 2007 ora avranno raggiunto, oltre che la maturità sessuale, anche quella anagrafica. Inoltre le nuove bimbe ora spasimano dietro agli incarnati pallidi, lambiti da scarlatte emulsioni, di Edward Cullen, pardon, Robert Pattinson (Twilight). È la legge del ricambio generazionale. Il rischio di Depp è quello di rimanere il sogno erotico proibito di tante tardone sedotte da smorfiette che il nostro, alla soglia dei 50 anni (Jack Sparrow è un classe ’63), non potrà oggettivamente procrastinare ancora a lungo. Neanche su Vanity Fair. E far finta di essere il figlio di Keith Richards, anche quello non gli potrà essere d’aiuto. Del resto una cosa sono le copertine dei magazine, un’altra il responso finale della settima arte.

P.S. e una pellicola b-movie “The Twilight of Pirates: Jack Sparrow vs vampires” diretta da un Tarantino?…

P.P.S. qualche fanciulla non gradirà questo articolo: esticazzi. Siamo in democrazia ed io non andrò di certo a strappare i poster in camera sua finendo all’inferno delle lettrici di Cioè o Donna Moderna.

P.P.P.S. so che nessuno mi crederà ma una volta terminato l’articolo, andando a verificare su Wikipedia di non aver scritto stronzate, mi sono accorto che il 9 giugno è pure il suo compleanno. Quando si dice il destino. Un motivo in più per ripeterlo: ok Johnny, ora basta. Il tempo passa.


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5 thoughts on “Ok Johnny, adesso basta

  1. Ammetto di essere una di quelle “ragazzette” che si fa ore al caldo dalla mattina fino alle 18.00 di sera (quando sono fortunata e non bisogna aspettare di più). Magari non sono proprio senza tette, magari (con la mia età) non proprio “ragazzetta” e magari ho un deodorante abbastanza buono da resistere per un bel po’ di ore; ad ogni modo penso di potermi riconoscere senza alcuna difficoltà nel pittoresco ritratto. Ovviamente sono una fanciulla con l’ormone impazzito, e non nego che il commento che seguirà sarà pieno di vibrante amore per l’attore-posticcio-pagliaccio-decaduto che viene presentato nell’articolo. Lungi da me sentirmi offesa, perchè qui ognuno può dire la sua. Spero che anche la reazione dell’autore sia simile alla mia.
    La prima cosa che mi salta all’occhio è che questo articolo somigli moltissimo ad uno che avevo letto su ilpost.it, di Simona Sari. La giornalista ad esempio scrive: “La spiegazione più semplice è che Depp sia stato un bluff dall’inizio”, (e qui leggo: “il sospetto è che johnny depp sia stato un bluff sin dall’inizio) oppure “Quella forse un pochino più elaborata è che questa trasformazione sia una scelta, il modo che l’uomo Depp ha trovato per sopravvivere in un posto come Hollywood” (“la trasformazione di Depp è stata una scelta. Un escamotage per poter sopravvivere alle montagne russe di Hollywood”), o ancora “Ad un certo punto Depp si è infilato in testa il cappello, si è messo gli occhiali da sole con le lenti azzurre, si è riempito i polsi di braccialetti” (” Infine si è messo gli occhiali ed il cappello in testa e si è riempito di ninnoli i polsi. E, cosa ben peggiore, si è trasferito in Francia” – che, da quanto mi sembra di capire, è una sorta di scelta infernale! Del genere: ma come ha osato?). Trovo sempre sorprendente come le persone riescano, anche a distanza, ad avere idee simili. Siamo davvero tutti interconnessi! Ti lascio il link dell’articolo citato: http://www.ilpost.it/simonasiri/2011/05/15/fenomenologia-di-johnny-depp-da-attore-a-bambolotto-a-forma-di-pirata/ Che poi magari già lo conosci (mi permetto di dare del tu), perchè ti ha ispirato, o perchè in realtà conosci l’autrice. Non so, è solo una cosa che mi ha colpito molto. E l’altra cosa che mi ha colpito è che questo articolo – come l’altro, citato – sorvola su un paio di cosette. Come ad esempio il fatto che quei braccialetti che johnny si è messo sono gli stessi da vent’anni, più o meno. Che i cappelli sono i suoi migliori amici da quando ha esordito e con il quale ha riempito le sue varie case. Niente di importante, ovviamente. Volevo solo sfoggiare un po’ la mia cultura deppiana, e forse questo genere di cose non sono scritte su wikipedia. Dovrò controllare, quindi rimango in balìa del dubbio. L’altra cosa su cui vorrei parlare, visto che è giovedì sera e non ho molto altro da fare, è questa discesa negli inferi istrionici. Seguendo Johnny Depp da praticamente tutta la vita, posso dire che momenti del genere si sono sempre presentati: momenti in cui prima veniva portato avanti come il salvatore del cinema e altri in cui veniva chiamato addirittura l’incubo dei box-office, visto che i suoi film facevano certi buchi nell’acqua che neanche la Calipso dei Pirati … Sul fatto che ci sia molto di Jack Sparrow nelle sue interpretazioni, sono anche abbastanza d’accordo. Ma non in tutte. Qualcuno mi deve spiegare – e l’ho chiesto un po’ ovunque – dove sarebbe quella recitazione esagerata e… com’era? Baldanzosa in un film come Nemico Pubblico che, guarda un po’, i detrattori dimenticano sempre, come se ci fosse stato un salto da Pirati dei Caraibi 3 al 4. Poi tu definisci la sua recitazione “istrionica” … E a nome di tutte le fans (sempre un po’ sudate, un po’ stupidotte e anche un po’ ridicole, dai!) ti ringrazio per un tale complimento.
    “perché guardando bene erano i film che portavano lui e non lui che portava i film” scrive Simona Sari, e tu sei d’accordo, quando scrivi “Sono quindi i film che lo sostengono, quasi mai avviene il contrario”. Magari è anche vero. Non lo so. Ah, e sì, oggi è il compleanno. E, lo sai una cosa? (Ma non ti mettere paura eh!) Alcuni miei poster li ho presi anche da La rivista del cinematografo e addirittura da Premiere e Positif! Però certo, cioè e donna moderna resteranno per sempre nei nostri cuori! Evviva!

    • libera di procurarti i poster dove meglio credi erika, x carità. l’articolo di Simona Siri certo che lo conosco dal momento che l’ho anche usato come fonte e ispirazione assieme ad altri che ho cercato e trovato nella rete a proposito dello stato della critica su Depp. ma non vedo quale sia lo scandalo se è questo quello che volevi dire. quanto ai ninnoli ed ai cappelli la mia era un’osservazione empirica: google immagini>johnny depp: fare due calcoli. le foto più recenti restituiscono un certo stile sul quale ironizzo nell’articolo e che procede quasi per accumulo con l’andare degli anni. sicuramente questo è più il tuo campo ma a me sembra che l’andazzo stilistico si intensifichi negli ultimi 10anni. cmq questo è solo un aspetto marginale del discorso, perché l’articolo fondamentalmente sposa l’idea, che ho da un po’ ed è anche piuttosto condivisa, che Depp non sia in grado di uscire più di tanto dal suo seminato, ovvero da quel suo tipico stile teatrale, gesticolante ed istrionico (non è mica una parolaccia) che è anche gradevole ed efficace ma che alla lunga rischia l’assuefazione (una cosa normale, un po’ come i film di Steven Seagal o peggio di Richard Gere). quando Depp interpreta altri ruoli non dimostra tutto quel talento che ci si spetterebbe da lui. vedi, appunto, come dici te, Nemico Pubblico (un film che i detrattori dovrebbero citare più spesso visto che è la conferma di quello che ho detto prima), che è un film normalissimo, anzi banale, dove lui non è mi piaciuto x niente (uno dei peggiori Dillinger della storia del cinema), malgrado il regista, Thomas Mann, ed una storia che sulla carta poteva promettere molto. questo per un attore significa molto e dal punto di vista della versatilità Depp non eccelle se non nel trasformismo di personaggi congeniali a lui ed al suo stile (come ho scritto nell’articolo, i vari Jack Sparrow, Cappellaio Matto ecc…). naturalmente Depp ha alle spalle una carriera incredibile, tuttavia, alla soglia dei 50, si trova di fronte ad uno spartiacque che tutti gli attori di un certo livello sono costretti prima o poi ad affrontare. o si continua per la medesima strada diventando un attore di genere (e non c’è niente di male ad esserlo) oppure si passa di livello o di categoria, basta pensare a Sean Connery, Antony Hopkins, Jack Nicholson, Morgan Freeman o Clint Eastwood, tanto per rendere l’idea. Per esempio su quella strada sembra che si stia avviando Sean Penn oppure anche Seymour Hoffman, che a me piace molto, o ancora, come lascia immaginare Simona Siri, anche Di Caprio, che malgrado tutti i pregiudizi maschili di questo mondo sta facendo secondo me molto bene. in questi casi la noti di più la maturazione-evoluzione. In Johnny Depp si potrebbe quasi dire il contrario: esordi incredibili, consacrazione e poi… ma può sempre rifarsi è ovvio. la paura è che Depp diventi un nuovo De Niro, una sorta di mito del cinema che via via invecchia male e continua ad inanellare una serie di film e di prove imbarazzanti (nel caso di Depp non siamo ancora a questo livello, per fortuna).
      per quanto riguarda i toni e gli epiteti che ho usato: si tratta di luoghi comuni (ma anche no dato che certe cose le ho viste con i miei occhi) e di espressioni figlie di un’evidente ironia ben presente nell’articolo (vedi anche i link di immagini legate ad alcune parole che mi sono divertito di inserire). del resto era l’argomento che lo pretendeva. nessuno si deve sentir offeso. a meno che tu non sia proprio quella signora di cui ho parlato all’inizio dell’articolo. ma sento che non è così.

  2. aaaaarghh!!! il buon Johnny ha stimolato il commento!!! comunque sì: quest’uomo ha rotto le balle. E’ una macchietta. Certo è difficile, nel suo mondo, quando non si ha più nulla da dire, farsi da parte; d’altronde un attore difficilmente prescinde dall’affermazione del proprio ego ipertrofico, e spesso chi ammira questi artisti è indulgente con i loro limiti per non essere costretto ad occuparsi dei propri. Insomma, mi piace uno sconosciuto per meriti plausibili (fa bene il suo lavoro, è un figo, etc.), poi questo pesta delle merde: perchè difenderlo ad ogni costo? Devo difendere me stessa?

  3. Premessa: Johnny è assolutamente il mio attore preferito!!
    Quoto assolutamente il primo commento (di Erika), e continuo a dire che non è un attore da niente, e sono contentissima di essere sua FAN!! Viva Johnny!! XDXDXD (e già che ci siamo, diendo anche Robert Pattinson, anche se non è sicuramente il mio attore preferito, e concordo con la descrizione di Edward Cullen!!)

  4. l’analisi che fai del “personaggio” Depp è interessante, ma a mio parere un pò fuorviante in alcuni passaggi.
    Ora mi spiego: verissimo che alcune scelte cinematografiche degli ultimi anni lasciano un pò a desiderare almeno dal punto di vista dell’impegno e/o dello spessore della storia o del personaggio interpretato, però dire che da Chocolat in poi (2000) tutto sia andato storto mi pare eccessivo.
    Ripercorrendo la filmografia degli ultimi 11 anni, ci sono una serie di interpretazioni di altissimo livello che magari meno successo hanno riscosso a livello di pubblico, ma lo si sa, spesso qualità e riconoscimento della stessa non vanno sempre a braccetto.
    Io segnalerei subito “Blow” del 2001, discreto film biografia con una ottima interpretazione con piccole ma siginificative metamorfosi fisiche e psicologiche dello stesso da non sottovalutare: interpretare un personaggio reale (con i lquale c’è quindi un riscontro vero) dall’età della post adolescenza sino alla “sfatta” maturità senza fargli perdere di credibilità non è da tutti.
    Il tanto “odiato” (dai puristi) e primo capitolo dei “Pirati dei Caraibi” del 2003 è stato invece secondo me una prova di capacità recitative esemplare: reggere in pratica da solo (Bloom e la Knightley sono imbarazzanti nei rispettivi ruoli) un megacolossal di quasi 3 ore, non solo rilanciando lo scordatissimo genere cinematografico piratesco, ma facendo si che il pubblico si diverta seguendo una storia che non brilla certo in fantasia, io credo sia un’impresa che in pochi attori moderni avrebbero potuto reggere: si vocifera che al suo posto era stato “provinato” l’inutile Matthew McConaughey, ve lo immaginato che pizza di film ne sarebbe venuto fuori? Concordo poi sull’inutilità dei seguenti 3 capitoli, ma concediamo un pò di “avidità” al buon Johnny: guadagnare fior di milioni di dollari facendo una cosa che lo diverte in posti meravigliosi del mondo… chi potrebbe dire di no?
    Seguono poi “Secret Window” (2004), Neverland (2004) e The Libertine (2004): in ordine tre discreti film con 3 differenti e buonissime prove da protagonista. Nel primo regge in pratica da solo un film interpretando lo stranito scrittore schizzofrenico accompagnato da un ottimo Torturro (se vogliamo analizzare a fondo questo film è interessante vedere come sia l’inizio del look intellettuale dell’attore Depp: prova e consolida qua il suo rapporto con li stilosi occhiali da vista che adesso compaiono in quasi tutte le sue foto rubate alla vita reale, quasi a volersi togliere l’aria da giovane bohemien ribelle per trasformarsi agli occhi di tutti, fan compresi, un maturo dandy con veilleità artistico intellettuali).
    Nella storia romanzata dello scrittore di Peter Pan, interpretazione valsa allo stesso la nomination come miglior attore sia ai golden Globe che agli Oscar, Johnny si spoglia di tutte le caratteristiche da macchietta acquisite nei ruoli più “frivoli” degli utlimi anni, e da spessore e intensità alla vicenda che ha sicuramente del drammatico e che funziona benissimo sia grazie alla regia che agli attori comprimari di altissimo livello.
    Nel ruolo del libertino John Wilmot, si cala molto probabilmente in una “pelle” identica alla sua di 10 anni prima, quando si lasciava andare a disastrose serate alcoliche in hotel e club los angelini, bruciando donne e tatuaggi come sigarette, e ci regala un’interpretazione di tutto rispetto, per un film che non ha sicuramente produzione e promozione degne di competere con i cinepolpettoni Disney e Co.
    Poi ci sono 3 anni di buio qualitativo, con i due sequel pirateschi e con la fabbrichetta di cioccolato burtoniana, sinceramente tre pellicole cancellabili dalla storia del cinema.
    Ed il 2007 è a mio parere l’ultima ottima interpretazione del buon Johnny, che in Sweeney Todd affronta da protagonista, un vero e proprio musical, alla grande: con un ruolo duro, antipatico e negativo, dove mostra oltre alla conferma delle doti recitative, un ottima propenzione canora.
    Io fermo a quella data l’ultima buona interpretazione del nostro, ammettendo che da li fino allo scorso anno ha semplicemente timbrato il cartellino cavalcando l’onda della notorietà a 360° e la facilità a riscuotere cachet golosi e facili.
    Di Caprio fa ora effettivamente scelte di qualità, solo perchè quel buco nero di film pop corn “strappamutandine” dal facile guadagno se l’è già giocato anni prima: Romeo+Giulietta, Titanic, La maschera di ferro e The Beach su tutti.
    Trovami un attore anche tra i grandi, (Brando escluso) che non sia caduto vittima della sindrome del “red carpet + anni che passano”: De Niro da anni ci propina sempre il suo sorrisetto/smorfia da suocero rompiballe, e nella vita reale si appresta a diventare neo papà alla tenera ètà di 68 anni o giù di li; Pacino, per me uno dei più grandi se non il migliore di sempre, mantiene ruoli discreti (anche se ha sulla coscienza robe tipo S1mOne, Ocean’s 13, Amore estremo..), passa spesso dal chirurgo per rughe e capelli e si presenta ai rendez vous pubblici con look un pò fuori età per la sua anagrafe….
    Tutto ciò per dire che se dovessimo giudicare e preferire un attore a seconda del pubblico di massa che lo segue e di come lui si presenta agli appuntamenti mondani, credo che rimarremmo presto “orfani”: è il circo delle varie rassegne cinematografiche, che sono ormai più un immenso grande “trailer” commerciale-pop che non un momento di ricerca di qualità e premiazione della stessa.
    Questo il mio modesto ma ponderato avviso sul caso Depp.

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