Home

Le parole di Lars Von Trier scandalizzano Cannes, tradizionalmente meretrice nei confronti di certe facili scabrosità. Ma in questo caso gli alti vertici decidono di provvedere con un calcio in culo al cineasta danese, che aveva già fatto tutto da solo. Ma quello di Von Trier era Nazi Pride o Nazi Trash fine a se stesso? Ma l’intellettualità francese non riesce a percepire la sottile differenza. E l’opinione pubblica, come al solito, solidarizza con Israele. Io invece solidarizzo con Von Trier e la sua sconclusionata idiozia, preferibile a qualsiasi conformismo ebete.

Nazi pride sulla Croisette. Un semicosciente Lars Von Trier sbrodola in conferenza stampa una serie di imprudenti scelleratezze a proposito di Hitler ed ebrei. È l’Apocalisse. Polemiche, anatemi, le scuse immediate e la radiazione. Il regista non è più persona gradita a Cannes, dicono quelli del Consiglio d’Amministrazione. Von Trier fa i bagagli ed esplode il dibattito. Nel frattempo il suo film, Melancholia, rimane in gara. Giusto o no? Altro dibattito. Altro fiume di idiozie.

Che non il nostro, durante la conferenza, non fosse nel pieno delle proprie funzioni era quantomeno sospettabile dai suoi iniziali monosillabi. Poi la degenerazione. Il tentativo di retromarcia brancolando in una comicità scorretta e paludosa, anzi, pericolosa. Infine, tra mille sguardi bovini, il gran finale, l’unico possibile dato l’andazzo ed il monologo oramai compromesso, e cioè una sorta di sfogo, di vaffanculo a se stesso e alle facce ebeti di un pubblico stolidamente imbarazzato: «D’accordo, sono un nazista». Lars Von Trier, alla fine della fiera, riesce a meritare tutta la mia simpatia. Spiego il perché.

Il regista danese è un tipo strano. Voglio dire, guardatevi i suoi film, da Idioti fino a Antichrist. Andando a curiosare nella sua vicenda personale scopriamo di avere a che fare con un depresso cronico, con un ipocondriaco acuto, un paranoico ultrafobico. Non viaggia in aereo né in treno. Il suo camper è diventato in questi giorni una specie di barzelletta. E quindi, che si tratti di un eccentrico idiota, ma cinematograficamente ambito, lo rende innocente o meno colpevole? Non sto dicendo questo, ma che Cannes fa proprio al caso suo. Un luogo che, diciamoci la verità, non è l’oratorio di Don Bosco, ma una fiera delle vanità, delle scabrosità facili, degli scandeletti da rotocalco e di un trash da un tanto al chilo (pecoreccio, ma al sapore di crêpesuzette). Se esiste una passerella dove tutto sembra essere concesso e dove l’eccesso è oramai un clichè, ecco, quella è proprio la Croisette. Ricordiamo tonnellate di provocazioni, cattivo gusto e sparate dissennate. Interviste intrise di politica borderline, ma quella giusta, quella chic (di una certa gauche), non quella shock. E poi film pieni di sesso e violenza, fino ad arrivare alla pornografia ed alla pedofilia (qualcuno si è già dimenticato il recente A Serbian Film?). Questo giusto per restituire il contesto, nel quale uno come Lars Von Trier ci sta come il cacio sui maccheroni. Altro che mosca bianca.

Ma in questo caso lo scandalo supera il vociare mediatico, va oltre, scomoda gli alti vertici che sono costretti (ora vedremo da chi) a prendere provvedimenti. E questo perché il danese tira in ballo Hitler e gli ebrei. Ecco pronta la reprimenda della solita comunità ebraica e degli sponsor. Cannes fa due conti in tasca ed ecco giustificato il calcio in culo a Von Trier. Che invece quando barcolla in passerella con il pugno chiuso è molto più gradito. Così come tutti gli altri pugni chiusi che hanno sfilato in tutti questi anni e non solo a Cannes (l’ultimo della serie quello di Piccoli, il papa di Moretti). Lungi da me barcamenarmi in uno stucchevole raffronto, tirando in ballo un gesto che motteggia un regime politico che ha causato milioni di morti (il solito derby impazzito tra rossi e neri). Mi preme di più rimarcare il fatto che l’apparente irriverenza di un radical chicchismo coerente con se stesso avrebbe dovuto assorbire con nonchalance anche questa ennesima boutade. Peccato che questa cosa dell’antisemitismo in Francia sia un vero e proprio nervo scoperto. E quindi via all’inquisizione.

Inoltre debbo confessarvi una cosa. Chi scrive ha seri problemi nel rapportarsi con i francesi. Considero la Francia una nazione meravigliosa, depositaria di una cultura vasta, straordinaria, fenomenale. Il problema è chi ci abita. La loro mentalità e lo spirito complessivo di una comunità che ha radici profonde. Ovvero quel certo snobismo mandarino, la proverbiale ipocrisia, l’arroganza genetica, l’untuoso savoir faire . Parlo naturalmente di luoghi comuni riferiti alla massa quanto alla classe intellettuale, ma che il sottoscritto ha potuto vivere in parte anche in prima persona. Inoltre stiamo parlando della stessa Francia del Front National e di Le Pen, proprio quella, l’unica, per fortuna, al mondo. La stessa Francia del radicalismo laico ed antislamico, quello sì degno delle SS. La stessa Francia dal passato cloacale, tra collaborazionismo nazifascista e post terrorista. Per non parlare della pagina nera del colonialismo, del commercio di armi e l’appoggio economico ai regimi dell’Africa nera, fino ad arrivare alle bombe neonapoleoniche sulla Libia. Insomma, un sacco di cose brutte, che non le fanno certo onore e che, assieme ad una lunga tradizione antisemita, testimoniano la coscienza sporca di un popolo che non è sereno nel trattare certe tematiche. Ecco perché, come in questo caso, i francesi sbroccano nell’isteria e nella scarsa intelligenza critica.

Voglio dire, non era molto meglio lasciare Lars Von Trier al proprio suicidio mediatico? Un harakiri stilisticamente dadaista, per niente ispirato, ma fanciullesco anche se un pelo alcolico o lisergico (il nostro è solito darci dentro). Una gaffe naif (che non sta per innocente, ma per grossolana e involontaria) di chi non possiede un senso della misura comune e che poi cerca, in modo controproducente, di salvarsi in corner con un sarcasmo, anche quello, poco efficace e malsano. Un piccolo capolavoro, irridente, incomprensibile, incollocabile, inqualificabile. Bello perché controverso, anzi, convulso, come direbbe André Breton (guarda caso francese), perché asimmetrico, sconclusionato, comico, nel senso surreale della parola, alla stregua di una gag alla Monthy Python, ma abortita. Naturalmente non sto parlando di un episodio che possa, anzi, che debba, suscitare l’ilarità o la garbata simpatia di ogni stronzo del pianeta, ma questo è stato semplicemente l’esito che la scenetta ha suscitato al sottoscritto. Tutto qui. Niente inni a Hitler o infornate di ebrei, ma solo il mio soggettivo e deprecabile buon senso (o cattivo gusto) che mi dice che di questa storia se n’è fatta una tragedia inopportuna. E poi è sempre il solito discorso. Si condanna il fascismo commettendolo. E si vorrebbe deprecare un episodio enfatizzandolo. Insomma, sti francesi si sono comportati da idioti. O probabilmente da francesi e basta. Va da sé che, dovendo scegliere tra l’idiozia di Nazi Von Trier e quella dei cugini d’oltralpe, preferisco quella sconclusionata del danese. Tutta la vita.

Che poi non capisco perché le cronache non abbiano riportato altre frasi sceme del regista, come per esempio la proposta di rigirare il film in chiave porno e con le stesse attrici. Questo non l’ha detto nessuno, forse per non condire il siparietto di un umorismo sconveniente che avrebbe potuto restituire il tono autenticamente ameno di una conferenza stampa tutto sommato provocatoria, gratuita, impropria ma, nel suo insieme, demenziale e di conseguenza innocua. E poi diciamocelo: se Cannes si fosse limitata al rimprovero la faccenda sarebbe morta lì, con le immediate scuse del cineasta che avrebbe semplicemente fatto la figura dello scemo, del poveretto, o del un tizio che vaneggia, un poco alterato, di fronte ad un microfono e ad un esercito di pappagalli. E invece no, cacciandolo a casa l’hanno immolato nell’altare della française bêtise. In questo modo Von Trier passa da cattivo prosatore a beniamino di coloro che, a mio avviso giustamente, deplorano certi comportamenti censori da falsi moralisti.

A scanso di equivoci lo dico chiaro e tondo: fosse successo in Italia gli esiti sarebbero stati ben peggiori. Immaginatevi i dibattiti, le reazioni dei politici, i servizi tv, le interviste, gli editoriali, eccetera, eccetera, eccetera. Qui non si vuole negare l’evidenza: noi italiani siamo maestri indiscussi nello sguazzare in un certo trash limaccioso. Stupisce invece il perbenismo puerile dei francesi, e della loro cultura, che spesso amano sponsorizzarsi in altro modo, come una nazione di ben altri respiri. La verità è che tutto il mondo è paese. E quando sentirò qualcuno elogiare le superiorità da esterofilo provinciale di un paese come la Francia avrò un altro motivo per cui sorridere.

Ma tornando per l’ultima volta sul caso Von Trier, c’è da precisare che, volendo fare i filologi, il regista non ha detto proprio niente di così irripetibile. Che Hitler sia divenuto una controversa icona pop lo sappiamo da anni. Il suo santino appare ovunque, fagocitato dall’arte moderna tanto quanto da un’oggettistica più o meno kitsch. Le parole del cineasta non hanno mai tradito una vera e propria adesione a certi sentimenti se non attraverso una serie di battute malriuscite. Infatti non si può confondere una superficiale goliardata (sicuramente deprecabile) con odio razzista fine a se stesso. La verità è che il problema è stato quello di aver tirato in ballo Israele. Inutile fare gli struzzi. Testualmente Von Trier, riferendosi allo stato ebraico, ha usato l’espressione «a pain in the ass». Qualcuno l’ha tradotta “dito nel culo”. Altri hanno preferito l’eufemismo “spina del fianco”. Andate a chiedere a Gaza, dove naturalmente sono tutti terroristi di Hamas, come definirebbero Israele. Credo collezionerebbero tutt’altre terminologie. Anzi, mi piacerebbe sentire come lo definirebbero tutti coloro che ora difendono strenuamente questa nazione, alle volte al limite dell’idiozia, con fare permaloso, micragnoso e petulante, dopo essersi goduti un soggiorno sulla Striscia per qualche mese. Tra parentesi, fosse per me li lascerei lì, e senza cellulari, ad apprendere che il fosforo bianco non è quello usato per candeggiare i denti (a costoro raccomando l’attenta lettura della postilla a fine articolo).

Conclusione: se il cinema francese è così permaloso e sensibile in fatto di antisemitismo ed antisionismo che se ne stia lontano dall’Italia, che giri al largo dalle nostre manifestazioni cinematografiche, che ci boicotti a dovere. Voglio dire, da noi ci sono fascisti (e mica tanto ex) al governo, oltre che ex terroristi neri in politica, senza contare certi intoccabili latitanti a piede libero. E quindi che snobbino pure il nostro paese, la Mostra del Cinema di Venezia, ma soprattutto il Festival di Roma, città nella quale tanti neri nostalgici dormono sonni tranquilli. Questi spiriti magni che se ne stiano nella loro Francia bombarola, ex (o neo?) colonialista ed ex (o neo?) collaborazionista, laddove il caviale progressista scorre a fiumi. Questi fini intellettuali e cineasti dovrebbero rimanere a svernare nei loro aulenti salotti. Ma non lo faranno. Il richiamo alla passerella è più forte di qualsiasi senso morale. Chapeau.

POSTILLA: VIVA ISRAELE! (un agile promemoria)

Per la cronaca, sappiate che nemmeno Einstein sarebbe gradito a Cannes e nemmeno Hannah Arendht: entrambi paragonarono il trattamento israeliano nei confronti dei palestinesi con la delicatezza dei regimi nazifascisti. Altro che “pain in the ass”. Altri personaggi sgradevoli al pensiero illuminato della Croisette sono/sarebbero: Noam Chomsky, Norman Finkelstein, Tariq Ali, Uri Avnery, Akiva Orr, Prof. Adel Safty, Edward Said, Ur Shlonsky, Edward Herman, John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt, Shraga Elam, Tanya Reinhart, Amira Hass, Avi Shlaim, Oren Ben-Dor, Gideon Spiro, Francis A. Boyle, Meron Benvenisti, John Pilger, Gideon Levy  e molti altri. Naturalmente tutti volgari antisemiti, nazisti, negazionisti, o peggio ancora, antisionisti…

Abba Eban, ex ambasciatore israeliano dell’ONU: «Il quadro che emerge è di un Israele che selvaggiamente infligge ogni possibile orrore di morte e di angoscia sulle popolazioni civili, in una atmosfera che ci ricorda regimi che né io né il signor Begin [Menachem Begin, futuro premier d’Israele in Palestina n.d.a] oseremmo citare per nome» (Jerusalem Post, 16 agosto 1981).

Norman G. Finkelstein, intellettuale ebreo, figlio di vittime dell’Olocausto: «se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti».

Ben Gurion, il padre di Israele, lasciò scritto: «Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle loro terre, per ripulire la Galilea dalla sua popolazione araba». E ancora: «C’è bisogno di una reazione brutale. Se accusiamo una famiglia, dobbiamo straziarli senza pietà, donne e bambini inclusi. Durante l’operazione non c’è bisogno di distinguere fra colpevoli e innocenti». Parole che, per la cronaca, furono pronunciate 30 anni prima della nascita di Hamas e 50 anni prima dell’esplosione del primo razzo Qassam su Sderot in Israele.

Aharon Cizling, ex ministro dell’agricoltura della neonata Israele, 17 novembre 1948, a proposito dei massacri dei civili palestinesi: «Adesso anche gli ebrei si sono comportati come nazisti, e tutta la mia anima ne è scossa».

Albert Einstein, sul New York Times, dicembre 1948, definì l’emergere delle forze di Menachem Begin, futuro premier d’Israele in Palestina come «un partito fascista per il quale il terrorismo e la menzogna sono gli strumenti».

Ephrahim Katzir, futuro presidente di Israele, nel 1948 mise a punto un veleno chimico per accecare i palestinesi, e ne raccomandò l’uso nel giugno di quell’anno.

Israele è stato guidato da leader condannati per terrorismo dal Mandato britannico in Palestina, dalle Nazioni Unite, e infine anche dai suoi stessi organi inquirenti, fra cui spuntano i nomi di Abraham Stern, Menachem Begin e Ariel Sharon, quest’ultimo giudicato dalla commissione d’inchiesta israeliana Kahan «personalmente responsabile» del massacro di 1.700 civili arabi nel settembre del 1982, dopo essere stato già condannato per terrorismo dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU nella risoluzione 101 del 1953.

Ariel Sharon, futuro premier di Israele, nel 1953 fu condannato per terrorismo dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU con la risoluzione 101, dopo che ebbe rinchiuso intere famiglie palestinesi nelle loro abitazioni facendole esplodere.

La risoluzione ONU A/RES/37/123, nel dicembre del 1982 definì il massacro dei palestinesi a Sabra e Chatila sotto la «personale responsabilità di Ariel Sharon» un «atto di genocidio».

John Dugard, sudafricano, Special Rapporteur dell’ONU per i Diritti Umani, nel febbraio del 2007 scrisse che l’occupazione israeliana era Apartheid razzista sui palestinesi, e che Israele doveva essere processata dalla Corte di Giustizia dell’Aja.

Sono numerose le prove che testimoniano una lunga serie di aberrazioni commesse da Israele, che per esempio ha usato bambini come scudi umani; che lascia morire gli ammalati ai posti di blocco; che manda i soldati a distruggere i macchinari medici nei derelitti ospedali palestinesi; che viola dal 1967 tutte le Convenzioni di Ginevra e i Principi di Norimberga; che ammazza i sospettati senza processo e con loro centinai di innocenti; che punisce collettivamente un milione e mezzo di civili esattamente come Saddam Hussein fece con le sue minoranze shiite; che massacra 19.000 o 1.000 civili a piacimento in Libano (1982, 2006) e poi reclama lo status di vittima del “terrorismo”.

Nella Storia recente e in ben tre occasioni la Commissione dell’ONU per i Diritti Umani ha definito le azioni dell’esercito israeliano in Palestina «crimini di guerra e un insulto all’umanita» (12/1977 – 02/1985 – 10/2000).

Riflettere, riflettere, riflettere. E quando avete finito, ricominciate.

Annunci

3 thoughts on “Nazi Von Trier VS “française bêtise” (+ un doveroso promemoria su Israele)

  1. Pingback: Il Giorno della Memoria (da 2MB) « il blog di alberto bullado

  2. Pingback: Suzette avnery | Graigor

  3. Pingback: Nymphomaniac is CAMing!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...