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Berlusconi aveva ragione. I comunisti esistono ancora. Una favola, la sua, salmodiata con grottesca protervia e che infine si è avverata. Ma cosa significa essere comunisti al giorno d’oggi in Italia? Tutto e niente. Come tutto e niente è questa cosa che si trova ad interpretare il ruolo della sinistra in un palinsesto politico dominato in realtà da un pensiero unico: il potere. Non è vero. È tempo di un vero “cambiamento”, di un “Change”. Non mi suona nuovo questo slogan…

Berlusconi aveva ragione. E la vittoria, per ora parziale, ma sicuramente morale, di Pisapia a Milano ne è la conferma. Tra le tante (non c’è solo Milano in Italia), la più eclatante. Dunque il complotto esiste. L’armata rossa è stata smascherata. E, sì insomma, come direbbe Berlusconi, sarebbe anche ora che vi vergognaste. Coglioni.
Qualcuno l’aveva ritenuto un cavallo di battaglia spompato. Una favola grottesca, rossa, allucinata. E invece no, si sbagliava. Si trattava di una realtà della quale Berlusconi ci aveva messo tutti in guarda. Ed ora eccoli qua i compagni, a rosicchiare comuni, a conquistare città simbolo, a guadagnarsi la simpatia della gente, alla stregua di un lento e supino accerchiamento. Nascondete i vostri pargoli.

Ora, ironia a parte, va riconosciuta a Berlusconi una certa tenacia, una certa protervia nell’incentivare una simile parabola, oggettivamente ritenuta dai più una fola. Il punto è che non andava di certo assunta nel suo significato letterale (qualcuno l’ha fatto, complimenti) ma, come spesso avviene per la retorica berlusconiana, andava interpretata nel suo significato allegorico. Parli del diavolo e spuntano le corna.
Berlusconi è andato a scuola di storia americana. Come nell’epoca di McCarthy e della caccia alle streghe i comunisti non sono necessariamente dei filo sovietici, ma tutti coloro che non si allineano a determinati soggetti politici, climi culturali, assetti sociali, produttivi, economici e gestionali. Marx e Stalin, il più delle volte, non c’entrano. Ma non importa nemmeno accertarsi della concreta portata sovversiva di ciascun sospetto comunista. L’importante è demonizzare e reprimere in ogni caso. Ecco perché, nell’America degli anni ’40-’50, così come nell’Italia berlusconiana, è comunista un infiltrato del Kgb tanto quanto i Simpson.

Nel caso delle comunali a Milano, a vincere è stato il demonio, corna e zoccoli in persona. Ecco quindi il giubilo mefistofelico di un popolo sempre più nutrito e che sempre di più sembra, e sottolineo sembra, togliersi finalmente qualche soddisfazione. Quindi i comunisti ce l’hanno fatta. Come ha detto Ferrara a Radio Londra (il 16 maggio 2011), sono riusciti a tenere Berlusconi in un angolo, alla stregua di in un incontro di pugilato. Hanno arginato il formidabile “comunicatore degli idioti”, il geniale “anchorman per celebrolesi”, grazie alle sbarre morali della “persecuzione” giudiziaria. Esemplare per Berlusconi il fatto di trovarsi in tribunale per il suo settimanale “Processo del Lunedì” mentre si svolgevano le votazioni. Questo la dice lunga sullo stato in cui versa il Premier (e di conseguenza il proprio schieramento a lui carnalmente legato). Insomma, quando il gatto non c’è i topi ballano.

Tuttavia ce ne vuole prima di ammettere che esista davvero una sinistra in Italia. O quantomeno, una sinistra autosufficiente e che non dipenda dalle barzellette sporche di, ancora lui, Silvio Berlusconi. Per non parlare dei programmi politici di chi al giorno d’oggi in Italia si ritrova, probabilmente malvolentieri, ad interpretare il ruolo della sinistra, dal Pd a Di Pietro, passando per le ombre machiavelliche di Vendola, tutt’altro che un cherubino rosso. Insomma, l’Italia è uno dei paesi in cui i comunisti non sono propriamente di sinistra. Eppure essi vengono ripetutamente acclamati come tali. Non che negli altri paesi europei non vi siano i corrispettivi soggetti politici. Infatti anche in altre realtà non mancano i (finti) derby di schieramento. Ma solo in Italia i comunisti hanno conservato la vecchia nomenclatura. Come mai? Colpa di Berlusconi e della sua genialmente ridicola narrazione binaria: liberali-comunisti, buoni-cattivi, moderati-estremisti, belli-brutti, profumati-puzzoni, mandrilli-finocchi, eccetera, eccetera. Contrapposizioni infantili, di un capo popolo fanciullo, in una nazione che, non va mai dimenticato, è per lo più composta da un pubblico che rappresenta l’evoluzione mentale di un ragazzino della seconda media e che non è nemmeno seduto tra i primi banchi (Cav docet). Ovvero l’unico punto in cui la sinistra e Berlusconi vanno d’accordo: i peones votanti alle politiche, così come i telespettatori di Mediaset, sono dei drughi senza cervello. Ecco perché Berlusconi ha vinto in passato (un assioma degno della profonda e complicata mentalità di un genio). Lui stesso è il primo ad essersene compiaciuto. Ma ora che a vincere è stata la sinistra si tratta del legittimo computo di un popolo illuminato (te pareva…). Ragion per cui Berlusconi, prima o poi, tornerà a dare dei coglioni agli italiani, rei di averlo, stupidamente, tradito.

Ebbene, una volta che si è preso atto della fragorosa caduta di Milano, potrebbe essere utile considerare, tra le tante cose, la riscossa dei comunisti, in seguito alla lapidaria eclissi elettorale di qualche anno fa, come opera involontaria dello stesso Berlusconi e del suo modo di essere. Un successo che, ora come ora rompe le uova nel paniere del Cavaliere, un giorno quest’ultimo, se mai riuscirà a rimanere sulla cresta dell’onda a lungo, potrà ancora una volta farne uso propagandistico (“Ve l’avevo detto che i comunisti esistono ancora!”). Dopotutto fa parte del gioco degli opposti, del diavolo e l’acqua santa, tra Berlusconi e i suoi detrattori. Ognuno fa comodo e da richiamo all’altro. Una sorta di circolo vizioso o altalena.

Lo avete capito da voi. A conti fatti si tratta della fisiologica conseguenza di un’ideale di politica come lotta tra forze del bene e del male, imbastita sempre da Berlusconi e dai suoi detrattori: i comunisti sono i cattivi e tutto il resto i buoni. E cioè quella massa populista di dirimpettai panzoni che per anni hanno reso l’Italia quel paese che è. In una sola parola: i moderati. Placidi elettori del nulla. Veneratori dello status quo. I conformisti più pericolosi al mondo. I meno peggisti. Coloro che da un titolo del giornale hanno la facoltà di saper distinguere tra pipì e pupù, beati loro, ed in nome di una tale virtù vanno a votare, turandosi il naso o meno, confondendo il proprio automatismo borghese a virtù civile. Per come la vedo io dei coprofagi. Ebbene, secondo quanto detto finora, i comunisti sono coloro che non sono come loro. Degli apolidi del sistema. Degli alienati della politica. Dei cani sciolti sociali, spesso intercettati da ideologie malandrine o squallidamente fricchettone. Ma da quando c’è Grillo alcuni di loro sanno come e cosa andare a votare. E quindi comunisti anche loro, malgrado Grillo non lo sia affatto. Uno: perché porta voti anche a Berlusconi (o almeno li rosicchia al Pd). Due: perché è un neoliberale come altri, solo un po’ più “smart”. Tre: perché solito sputtanare i comunisti e la sinistra. E a Berlusconi questo basta e avanza per non definirlo comunista, se non un vero e proprio “quasi amico” (tra anchorman populisti ci si capisce). Se poi i suoi voti hanno impedito, in senso lato, la vittoria di Pisapia al primo turno (così come favorito a suo tempo la vittoria del centrodestra in Piemonte alle regionali)…

Tuttavia non deve nemmeno passare il concetto che questi comunisti siano davvero i salvatori della patria. Fosse così l’Italia sarebbe meglio della Svezia da almeno quindici anni. Il peccato più grave di tale progenie è stato quello di essersi ritenuti, malgrado le infinite cappelle politiche, le numerose gaffe e i precedenti storici, moralmente, socialmente, politicamente, intellettualmente superiori alla massa straripante di consensi opposti alla loro indiscutibile bontà. Che indiscutibile non è. Una spocchia ridicola che tutt’ora imperversa come una tempesta d’idiozia. Lasciando perdere il radical chicchismo di certi ambienti, va sicuramente sottolineata più volte l’avvilente incompetenza di questo schieramento. Che non è un’impressione personale, ma un dato di fatto. Anzi, un principio della logica: se questo è davvero il peggior governo degli ultimi vent’anni, va da sé che questa è l’opposizione peggiore degli ultimi vent’anni. E lo è da almeno il 1994. Vero o no? Da quasi diciotto anni si proclama il funerale del Cavaliere mentre finora sono stati i comunisti, il fior fior dell’Italia, a raccogliere cadaveri per strada: Occhetto, Amato, D’Alema, Prodi, Bertinotti, Diliberto, Rizzo (questi ultimi tre dove son finiti, in Russia?), Fassino (ora riciclato), Veltroni (latente) e Franceschini, mentre a Bersani, i becchini di sinistra, stanno tacitamente prendendo le misure per il feretro. Insomma, regime o no, questi comunisti sembrano fare di tutto per non voler risalire la china. C’è voluta la qualità di un avversario così valente, lungimirante, ammirevole ed imbattibile come la Moratti (peraltro della quale non hanno ancora avuto pienamente la meglio) per ridare alla sinistra quel minimo di autostima che da veri volponi hanno già convertito in un prudente tripudio.

Tanto per essere chiari, chi scrive, non essendo berlusconiano, è ascrivibile alla categoria sinistrorsa. E poco importa se di sinistra non sono e manco antiberlusconiano. Si tratta di considerarsi semplicemente degli outsider, malgrado questa sia, più o meno, la moda del momento. Insomma essere “comunisti” in Italia può significare tutto o niente. Oppure s’intende una personalità al di fuori di un determinato sistema di valori, di idee e di aspettative. In poche parole è comunista non solo chi esprime un diverso segno politico (Pdl & Co) ma anche chi non si allinea ad un determinato modello complessivo, di sviluppo, di crescita, di predisposizione economica e sociale. Ecco perché il Pd non è recepito come un vero e proprio ricettacolo di comunisti. Perché il Pd è sostanzialmente sodale al medesimo modello complessivo della controparte. Se Berlusconi quando parla del Pd usa termini come “sinistra”, lo fa per un mero artificio retorico a lui funzionale, ma non perché ci creda davvero. Quando invece dà del “comunista” a Santoro, ad una certa frangia della popolazione e a certi avversari (anzi no, nemici) politici, ecco, lì ci crede veramente e viene fuori tutto il Berlusconi forcaiolo e “moderato”. In quel caso Tizio o Caio è un “comunista di merda”, il “cattivo”, l’“orco mangiabambini”, o più semplicemente, il “rompicoglioni” che ha qualcosa da sindacare a proposito di un determinato progetto sistemico. Si potrebbe anche parlare di capitalismo ed anticapitalismo, se non fosse per il retrogusto ammuffito di questi termini che rimangono tutto sommato, anche se claudicanti, ancora consoni.

I modelli proposti dai comunisti sono quindi alternativi a quelli mostruosi proposti da Berlusconi & Co, ma difficilmente vinceranno la battaglia della storia, per il semplice motivo che lo sono per lo più e solamente sulla carta (vedi le numerose contraddizioni che ammorbano il candore di uno come Vendola, il più rosso di tutti, tanto per capirci). Forse non sarà Berlusconi in persona a spazzarli via (un fatto di anagrafe prima ancora che una valutazione politica) ma nuove avanguardie neoliberali, anche di “sinistra”, più ingentilite ed esteticamente ed elettoralmente accettabili, sì. E se ciò non avverrà, cioè se non saranno nuovi soggetti, nuove personalità, nuovi partiti, in Italia, a fare piazza pulita, lo faranno i poteri centrali dell’economia, della finanza e dell’industria. Quel Leviatano che va molto oltre Berlusconi, sua intercambiabile ma indimenticabile appendice tricolor-maccheronica. Allo stato attuale non si è fatto altro che dare l’ora d’aria ad una popolazione esasperata. Un contentino lenitivo, ciclico, balsamico, fisiologico, per poi “trac”, ripetere il copione di sempre. La doccia gelata. Speriamo non sia così, anche perché prima che il potere con la P maiuscola cali la mannaia può essere che i comunisti, l’“altra Italia”, la “meglio Italia”, collassino sotto il peso della propria mediocrità, della propria pochezza politica, della propria frammentazione, o più in generale, della propria miseria individuale, così com’è sempre stato.

Ma se fosse la volta buona che?… Beh, se siete dei nostalgici, liberi di aspettarvi i cori di “Bandiera Rossa” per le piazze ed il suicidio di Berlusconi. Se invece avete più a cuore la realtà della fantascienza, aspettatevi nuovi mostri al potere, comunisti post berlusconiani in doppiopetto, stronzi ma compassati ed eleggibili, come i vari Montezemolo, o epigoni con alle spalle De Benedetti, o i vari Draghi. A proposito, è quasi fatta per quest’ultimo l’insediamento alla Banca Centrale Europea, alla faccia del “compagno”. In poche parole abbiamo a che fare con magnati che sono i degni eredi dei boia gentili di nome Prodi e Ciampi. Gente prona al cospetto di pezzi grossi come il Fondo Monetario e la longa manus dei Goldman-Sachs, o ancora gente come Strauss-Kahn et similia (a proposito: ci credete che c’è pure qualche compagno, diciamo un poco “fighetto”, che si dispiace della sua brutta fine?). Oppure uomini nuovi alla Tony Blair, tanto per intenderci, che ora suona come una barzelletta, dato lo stato in cui versa l’Inghilterra, ma che fino a qualche anno fa era una specie di mantra taumaturgico della nostra stampa dal palato fino. Un corteo al quale vanno ad aggiungersi gruppi editoriali che hanno in mano una fetta del web e della stampa (da Repubblica all’Unità), assieme a banche e cooperative di un certo rilievo e lobbies finanziarie: tutta roba acclamata da una certa sinistra reale e pragmatica (diciamo pure neoliberista o dalemiana). Insomma, se il modello di sinistra governabile al giorno d’oggi è Obama e compagnia bella, occorre farcene una ragione e dire che questo post berlusconismo, al di là di maccheroniche ripicche campanilistiche e degli sfottò antiberlusconiani (goderecci e liberatori quanto vogliamo, ma che non rendono un beneamato riscontro politico se non accompagnati da doverose riflessioni) ci fa cagare mattoni. E quindi meglio tenerci Berlusconi? Ovviamente no. Il punto non è questo ma capire rispetto a cosa deve avvenire questo benedetto “cambiamento”. Che, guarda caso, è stato finora uno slogan ad uso e consumo delle brame di potere. Quello nuovo, quello riaggiornato, quello “figo”, che può fare a meno di Berlusconi, ma che anela la simpatia di tanti nuovi rivoluzionari conformisti.
Hasta la victoria siempre.

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3 thoughts on “Sì, è colpa dei comunisti

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