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Ci addentriamo sempre di più in questo passaggio di sovranità a cui il nostro paese, così come gli altri Stati membri dell’Unione Europea, è sottoposto. Prendere visione di un simile sistema significa innanzitutto prendere coscienza di una realtà che ci pare allo stesso tempo scandalosa ma acquisita. Poiché l’unica possibilità di comprendere certi avvenimenti, che pure si verificano sotto il nostro naso, è quella di osservare e riflettere a posteriori. Questo perché l’informazione che conta tace. Chapeau.

Prima Parte: IL BUCO NERO. Impressioni post unitarie: la nausea del giorno dopo

Seconda Parte: IL BUCO NERO. L’esame della prostata: come l’Europa si diverte a…


– TERZA PARTE –

Per chi non si fosse perso le precedenti puntate, avrà capito che per “Buco Nero” non intendo solamente la voragine che si sta aprendo sotto i nostri piedi, ma anche al vuoto di informazione a cui siamo sottoposti. Quel silenzio relativo a questioni decisive e dalla portata storica di gran lunga superiore a qualsiasi altra implicazione trattata pedissequamente dai nostri palinsesti. Per esempio, e per l’appunto, ciò che sta avvenendo sotto il nostro naso: la Commissione Europea ha intenzione di sbranare la UE. In che modo? Sanzioni.

Abbiamo detto come i bilanci dei singoli Stati (compresa l’Italia) siano stati sottratti dalle decisioni dei loro governi e di come i poteri forti dell’economia possano interferire sulla nostra politica e sulle funzioni basilari di ogni nazione (tasse, lavoro, previdenza sociale, beni pubblici ecc…). Ora è opportuno andare più a fondo. E scoprire che vi sono altri meccanismi macroeconomici che ci costringono a perpetrare un simile status quo. Poiché la Commissione Europea ha il coltello dalla parte del manico. Gli Stati che cercano di disubbidire alla Commissione vengono puniti per mezzo di sanzioni enormi in grado di mandarli persino in bancarotta. Si parla quindi di milioni di cittadini privati di qualsiasi bene e diritto… L’inasprimento dei regimi economici non è dato solamente da questa sorta di ricatto (“attieniti ai piani o ti rovino”), ma anche nell’aver improntato l’intero sistema sulla competitività. Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa parola dalla bocca di industriali, politici ed esperti del settore? In gergo macroeconomico “competitività” significa ridurre redditi e spese pubbliche a vantaggio del capitale finanziario, perché sono questi i dettami del mercato, proprio come avviene per la Cina, una potenza, secondo quest’ottica, molto competitiva. Un simile sistema è quindi fisiologicamente strutturato in modo da far pesare le proprie ripercussioni, guarda caso, sulle fasce più deboli della popolazione. Non solo anziani o disoccupati, come poteva avvenire in passato, ma anche studenti, giovani generazioni a cui verrà semplicemente negato un futuro, padri di famiglia, imprenditori, dipendenti pubblici: un bacino destinato ad allargarsi. E questo avviene mentre i media continuano a tromboneggiare a proposito di questa “Crisi”, un’entità eterea, sfuggente, imperscrutabile, dando quindi un alibi plausibile a chi di dovere di poter agire come meglio crede. Ma anziché curare la “Crisi” la Commissione ha rafforzato e messo in atto il proprio piano di sottomissione degli Stati (sovranità legislativa, monetaria, fiscale, erosione della previdenza sociale, privatizzazioni, svendita dei beni pubblici, abbassamento dei salari), proprio come è avvenuto negli Stati Uniti con Obama, il quale ha rafforzato ancora di più il sistema riempiendo di soldi gli stessi responsabili del crak del 2007. In questo modo non si è fatto altro che inaugurare un altro giro di giostra.

Uno scenario alquanto inquietante. Ma come al solito stiamo già parlando a posteriori, a fatti già avvenuti, proprio perché l’informazione, la stessa che noi stessi vogliamo preservare istericamente credendola garante dei nostri diritti, non ci informa di quanto sta in realtà accadendo. E quindi scopriamo che questi provvedimenti decisivi sono stati sottoposti agli Stati ed approvati in via preliminare già il giugno scorso. Naturalmente sorge il dubbio, ma chi è che vuole tutto questo? Chi è che tira le fila? Fuori i nomi. La Commissione Europea non ha fatto altro che procedere sotto la dettatura di tre fondamentali lobby finanziarie europee: ERT (European Roundtable of Industrialists), EEA (European Employers Association) e BE (Business Europe). Alle loro spalle attività lobbistiche internazionali irremovibili come la TABD (Trans Atlantic Business Dialogue) e molte altre. Una concertazione di poteri forti con un obiettivo ben preciso (questa sorta di colpo di stato economico) che con la scusa di porre un freno o un controllo alle future crisi ha già approntato una norma (già esecutiva) come il cosiddetto European Semester: una procedura che obbliga gli Stati membri della UE di sottoporre i propri bilanci alla Commissione, e questo entro l’aprile di ogni anno, per poi essere ridiscussi a luglio e successivamente ad ottobre quando finalmente possono essere presentati ai vari parlamenti nazionali. Un iter che già di per sé testimonia una certa gerarchia all’interno dei procedimenti. Di fronte a tutto ciò è fondamentale chiedersi il perché di queste interpolazioni. La risposta è semplice: se i bilanci di un determinato paese non sono di gradimento alla Commissione (e cioè a chi sta dietro e dentro ad essa, e abbiamo detto chi: corporazioni di burocrati non eletti da nessuno, speculatori che non hanno esattamente tra le loro priorità gli interessi di tutti noi) verranno sottoposti ad uno speciale trattamento. Quale?

Prima di tutto una multa. Il 0,2% del PIL, vale a dire miliardi di euro l’anno. Ma non solo questo: i tagli o la negazione dei fondi europei (un’altra bella fetta di entrate cospicue). E la conseguenza forse più drammatica: una sorta di boicottaggio degli investimenti esteri. Il paese che non ha obbedito ai parametri viene bollato di sfiducia e questo comporta mettersi in cattiva luce all’interno del mercato. In questo modo si innesca un “buco nero”, una reazione a catena in grado di far collassare l’economia di un paese causando tragedie sociali che è ben facile immaginare.
Arrivederci alla prossima puntata di questa lenta ed agonizzante catabasi.


CONTINUA…


Prima Parte: IL BUCO NERO. Impressioni post unitarie: la nausea del giorno dopo

Seconda Parte: IL BUCO NERO. L’esame della prostata: come l’Europa si diverte a…

Conclusione: IL BUCO NERO. Che fine ha fatto la democrazia?

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4 thoughts on “IL BUCO NERO (Terza Parte). Colpo di Stato Europeo

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