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Onorare la bandiera, difendere la Costituzione, rinfocolare uno spirito unitario dando aria ai vecchi armadi della nonna, ma in concreto, cos’è che sta avvenendo alle nostre spalle? Cos’ha in serbo per noi il futuro? Una realtà storica dolorosa ed umiliante come un esame della prostata. Non è difatti simpatico scoprire che le decisioni che contano vengono prese altrove, che i nostri destini sono subordinati da meccanismi economici demenziali alla mercè di pezzi grossi non eletti da nessuno. E non è simpatico apprendere queste cose dalla bocca di un Giulio Tremonti qualsiasi (complice, carnefice o vittima?) e non dai paladini della “ninformania” italiana. I quali di notte bagnano il letto sognando un Berlusconi al patibolo mentre stronzi in doppiopetto fanno a pezzi la nostra libertà, la nostra democrazia e la nostra Costituzione.

Prima Parte: IL BUCO NERO. Impressioni post unitarie: la nausea del giorno dopo

– SECONDA PARTE –

Una metafora inelegante e poco velata. L’esame della prostata al quale, chi prima o chi dopo, verrà sottoposto. Di che cosa sto parlando? Dell’Europa, dei suoi salassi, dei meccanismi economici e politici che ci stanno dietro, di fronte ai quali siamo del tutto impotenti. Nel silenzio plebiscitario delle nostre “più grandi” coscienze mediatiche e giornalistiche.

Lo sguardo finisce sempre lì, agli sciacallaggi a cui stiamo andando incontro. Cose che non apprendiamo di certo dai santoni dell’Italia unita, né dall’informazione che conta, né dai guru del buon pensiero antagonista, ma nemmeno dall’industria dell’indignazione di massa, che pure troverebbe pane per i propri denti. No. Quella come al solito è concentrata unicamente sui processi del premier. O sulla tragedia del Giappone (non già nelle sue implicazioni umane, ma in merito alle ripercussioni sul dibattito del nucleare: buone argomentazioni per accumulare ulteriori critiche al governo). Oppure è focalizzata su quanto accade in Libia, strascico mediatico emanato da un losco figuro come Gheddafi, qualche mese fa pappa e ciccia con Berlusconi. Ma che ne è di NOI?

Ce lo dice Giulio Tremonti. Il che non deve sorprendere essendo lui il Ministro dell’Economia, quindi l’unico ad avere una voce in capitolo su ciò che è davvero importante. E quello che ci dice è sostanzialmente questo, e cioè che non siamo più padroni del nostro destino, che non abbiamo in mano le redini del gioco, che il dado è tratto, e che le decisioni che contano veramente vengono prese altrove, a prescindere da qualsiasi nostro provvedimento. Ma altrove dove? Comunità Europea, Consiglio Europeo, e nelle stanze dei bottoni di tutto un plasma di investitori e speculatori privati che, come non apprendiamo di certo oggi, condizionano la nostra vita più delle decisioni dei nostri governi. Roba da economisti? No. Questa è storia contemporanea, attualità, cronaca. E quindi potrebbe sorprendere il fatto di essere tutti quanti vittime, che tu sia di destra o di sinistra, di una sorta di golpe. Perché stiamo parlando proprio di questo: è in corso un vero e proprio trapasso, probabilmente definitivo. Nelle stanze del potere qualcosa bolle in pentola: New Economic Governance, EU Semestre, Excessive Imblace Procedure, Europe 2020 Strategy. Paroloni che per noi, gente senza arte né parte, significano:

«Questo processo porterà a un colossale trasferimento di sovranità (…) le politiche di bilancio ora non sono più nelle mani dei governi nazionali»
(Giulio Tremonti, EUbusiness.com, Reuters 01/2011)

Parafrasando: qui siamo in piena necrofilia/fagia. Unione Monetaria, Parametri di Maastricht e Trattato di Lisbona avevano già colpito al cuore gli stati dell’Eurozona, di fatto paralizzandoli in termini di sovranità monetaria e legislativa. Stiamo parlando di pezzi di carta che polverizzano qualsiasi Costituzione nazionale, vergati a mano da governanti non eletti da nessuno. Tanto per essere più chiari, questi ordinamenti impediscono ai singoli stati di svolgere le proprie funzioni basilari: spesa pubblica, gestione del deficit, investimenti, stipendi, stato sociale, tasse, sanità, istruzione. Persino la moneta corrente non è più nostra, ma ci è data in prestito da privati, rendendo qualsiasi governo economicamente ricattabile, con tutte le conseguenze del caso. E le conseguenze sui cittadini? Tagli. Tagli su tutto. Lavoro, sanità, cultura, istruzione. Ma soprattutto salari, lavoro, occupazione, pensioni. Il meccanismo, in soldoni, non è poi così difficile da spiegare, né da capire. Il calo degli investimenti produce diminuzione di ricchezza e quindi licenziamenti e precarizzazione del lavoro. Stessa cosa per il settore pubblico e ancor di più per il privato. Il fenomeno innesca un circolo vizioso, poiché la deflazione dei redditi causa inevitabilmente meno consumi, meno guadagni, quindi cali di domanda e di conseguenza tagli, calo dei redditi, e così via.

Gli Stati sono quindi costretti ad affidarsi ad ammortizzatori che divaricano sempre più deficit e debito. A peggiorar le cose vi è la moneta, l’euro, che viene chiesta in prestito dalle banche centrali le quali applicano tassi d’interesse determinati, ancora una volta, da una classe dirigente non eletta da nessuno. Chi sono costoro? Magnati dei grandi capitali esteri, mestieranti dell’alta finanza, membri di lobby e corporazioni che stanno ben al di sopra di Arcore o di qualsiasi parlamento (ma su questo ci tornerò). Ebbene, in uno scenario simile, i mercati hanno perso la fiducia nei confronti degli stati europei che sono a rischio fallimento. E più crolla la fiducia, più i mercati alzano i tassi d’interesse per battere moneta, l’euro, allargando il nostro debito. Insomma, una spirale senza fine.

Ma tutto questo cosa significa? Lo abbiamo già detto. Tagli feroci sempre maggiori. E questo gigantesco vortice, questo Buco Nero, noi lo chiamiamo volgarmente “Crisi”. Resta quindi da chiedersi a quale pro creare un disagio economico e sociale di queste dimensioni. Beh, gli Stati ridotti in questo modo in realtà fruttano grandi capitali a chi se li possono permettere, cioè i soliti pezzi grossi che si spartiscono da una parte masse di lavoratori e cittadini altamente ricattabili (un serbatoio pressoché infinito), dall’altra patrimoni pubblici in svendita. Quindi non c’è da stupirsi della miseria dei nostri stipendi come di tutta una serie di privatizzazioni selvagge: infrastrutture, comunicazione, acqua, sanità, autostrade, eccetera, eccetera. E tutto questo avviene sotto gli occhi della Commissione Europea, l’ignoranza-indifferenza dei cittadini, e la complicità, mista ad imbarazzo, dei governi impotenti (ed incompetenti) di fronte a tutto ciò.
Ma non è finita qui, perché, come dicevo prima, si sta cercando di infierire su un cadavere…

CONTINUA…


Prima Parte: IL BUCO NERO. Impressioni post unitarie: la nausea del giorno dopo

Terza Parte: IL BUCO NERO. Colpo di Stato Europeo

Conclusione: IL BUCO NERO. Che fine ha fatto la democrazia?

2 thoughts on “IL BUCO NERO (Seconda Parte). L’esame della prostata: come l’Europa si diverte a…

  1. Pingback: IL BUCO NERO (Prima Parte). Impressioni post unitarie: la nausea del giorno dopo. « il blog di alberto bullado

  2. Pingback: Silvio Berlusconi libero! « il blog di alberto bullado

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