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Per favore, non fate più parlare Gad Lerner di gnocche. A) è insopportabile; B) è un ipocrita; C) dice cazzate. E poi cos’è questa ossessione, questo chiodo fisso, quest’isteria? La protervia di un uomo piccolo piccolo nel marciare sopra un dibattito logoro, sfilacciato, strumentale e brutalizzato da una mentalità ingenua e preconfezionata. Insomma, basta. L’Italia ha altro a cui pensare. E secondo me, sotto sotto, anche le donne hanno iniziato a capire.

Probabilmente si tratta di una cosa mia, ma quando leggo Gad Lerner mi sovviene uno strano fastidio, come se una vocina petulante mi bisbigliasse nell’orecchio. Forse perché Gad Lerner una prosodia da rompicazzi ce l’ha davvero. Dico, avete mai fatto caso al suo tono di voce? Ma il punto sta in quello che dice oltre a come lo fa. In questo caso parlo di un articolo del suo blog che è l’esempio lampante di come funziona il cervello di uno strano soggetto come Gad Lerner. Riassumo l’antefatto: lui è un crociato antichiappe in tv. Uno di quei maschi femministi paradossali, progressisti ma in realtà bigotti, ma in realtà ipocriti, ma in realtà politicamente faziosi. Lui sul dibattito delle donne-oggetto ci ha marciato sopra come pochi ed ora si ritrova bellamente ad ostentare il gesto dell’ombrello a Striscia la Notizia, rea di aver trasmesso un accorato appello alle giornaliste italiane di non guardare solo in casa Berlusconi (Mediaset) ma di denunciare il mercificio del corpo femminile anche tra le mura domestiche della cosiddetta “stampa progressista” (Gruppo l’Espresso).

Il tutto nasce da un video messo in onda a Matrix, Il corpo delle donne 2, che vuole essere una replica, o un’integrazione, al ben più celebrato Il corpo delle donne della Zanardo. Ebbene, il saggio Lerner constata il fiasco dell’iniziativa, senza sospettare l’avvilente ipocrisia che ammorba il giornalismo italiano (compresa la propria). E quindi eccolo gongolare: «Ullallà, che fiasco! (…) infatti di fronte all’umiliante riscontro di sole 25 (venticinque!) giornaliste su 1217 interpellate che hanno risposto positivamente, Antonio Ricci ha scatenato il solito falso Beppe Grillo con una sequela di improperi: “giornaliste coccodè”, degne di Totò Riina, eccetera». Lerner quando prova a fare il caustico in realtà gli riesce un mezzo vomitino. Prima la linguaccia da scolaretto. Poi la classica pigolata da lacché indispettito: «L’operazione è fallita. Nè le giornaliste nè la maggioranza delle donne italiane sono disposte a farsi teleguidare da uno dei massimi propagandisti misogini dell’Italia clerico-puttaniera». Lerner ha le idee confuse. Sbaglia l’accento sul “né”, liquida frettolosamente il video come un attacco strumentale e niente più, tale è la sua coda di paglia, dà del clericale a Ricci quando il moralismo è di casa nella sua di parrocchia (come ho già fatto notare in un articolo dove si parla di un neofemminismo alquanto paradossale) e poi ha la pretesa di parlare a nome di tutte le donne d’Italia, lui, che di donne ne capisce e che in tutti questi anni, in tutti i suoi programmi, non ha  mai “teleguidato” e fatto della mera propaganda. Lui. In sostanza la forma mentis del giornalista ci suggerisce che le mancate adesioni all’iniziativa di Striscia  siano da interpretare come dei no ai danni di Ricci. Può essere. Ma allo stesso modo dovremo ritenere i milioni di italiane che non cagano di striscio Lerner e le iniziative pacchiane della sua parte politica ed intellettuale siano da assimilare come altrettanti rifiuti. Un’indifferenza, quindi, maggioritaria. Ergo: Lerner vedi di andare a starnazzare da un’altra parte. Ma non è questo il punto. Antonio Ricci, nel propagandare il proprio spot anti-progressista (a proposito, che faccia tosta pure lui a parlare di donne-oggetto), facendo anche un favore a Berlusconi, anzi, alla sua televisione (che per inciso non ha mai reso un buon servizio alla figura della donna, questo è ovvio), mette in evidenza una scomoda verità. Scomoda ma ovvia: la fregna fa comodo a tutti. Anche ai giornali engagè dove tutti i Gad Lerner d’Italia scrivono. La medesima stampa che servono come si confà a quello strano, ma poi neanche tanto, feudalesimo mediatico in auge in questo dannato paese. Un feudalesimo nel quale Lerner è dentro fino al collo.

Tuttavia il giornalista ha naturalmente ragione su un punto: vedere Greggio e la Hunzinker appellarsi in prima serata alle donne per aderire all’iniziativa di Ricci ha del ridicolo. Un tentativo poco credibile nel mobilitare le coscienze. Ma, marchetta per marchetta, non si capisce perché gli spot antiberlusconiani, di piazza o meno che siano, strumentali e felpati, vanno bene, mentre quelli di diverso segno no. Questo Lerner, con una sua tipica sequenza di squittii, ce lo dovrebbe spiegare. In sostanza va detto che Striscia la Notizia non era esattamente il luogo adatto per poter parlare di certe cose, tuttavia, al di là di questa disputa da pollaio, Lerner vs. Ricci, rimane un qualcosa di tangibile. E cioè sto benedetto video: Il corpo delle donne 2, che va guardato fino alla fine, nel quale un certo progressismo engagè e moralistichetto, di cui Lerner va editorialmente ghiotto, passa per chiappone e non fa proprio una bella figura. Anche qui tette e culi in evidenza. Reclame sessiste senza esclusione di colpi. In più inserti pubblicitari di locali a luci rosse, troiame vario, doppi sensi e un’infinità d’induzioni estetico-morali sullo stereotipo-idealizzazione di una donna ad uso e consumo di una pornografia sociale piuttosto diffusa. Insomma, il medesimo e stra-vituperato paradigma della donna oggetto-sessuale servito in molte salse che trabocca in giornali che non ti aspetteresti (proprio quelli che di una certa retorica censoria si sono stra-infarciti: Repubblica, L’Espresso & Co).

Se fossi Gad Lerner, di fronte a cotanta carne al vento, dovrei arricciare il naso. Dovrei iniziare a piagnucolare, a pontificare, a rompere i maroni. Ma Gad Lerner, grazie a Dio, non sono, mentre quello vero sorvola sul contenuto del video, il vero oggetto della contesa, e si esibisce in un minuetto ebete, cioè quello della gara a chi è più progressista tra lui (portavoce di quelli e quelle come lui, capirai…) ed il patron di Striscia. Il giornalista sembra voler dire: “Ricci vuole insidiare il mio trono? Ma neanche per sogno! Io qui ci campo. E poi lui le mignottine televisive le ha inventate! Il suo è un tentativo di propaganda faziosa (berlusconiana si intende). Io se alzo il ditino e dico quello che dico è perché ho ragione. Quindi il primato è tutto mio”. Ma Gad Lerner non si rende conto che in questo modo, oltre che passare per quello che è, ovvero un petulante rompicazzi, fa anche la figura del progressista salottiero, o meglio, di carta, geneticamente ipocrita, e sideralmente lontano dalla realtà. Quella della gente comune, donne comprese, che non badano a ciò che Lerner va a sbandierare in giro con isterica petulanza. I suoi derby morali, le faide giornalistiche, le frecciatine mediatiche. Ma soprattutto le sue lezioncine morali da “signor-so-tutto-io” (anche se non è vero). Perché la “plebe”, perdonate il fugace qualunquismo, al giorno d’oggi, bada agli stipendi sempre più risicati, al lavoro che manca, ai figli da mantenere, ai mutui da pagare, alla casa da trovare. I culi delle veline, morbidi ed invitanti, sono l’ultimo dei suoi pensieri, mentre sono fisse solamente per individui egomaniacali come il suddetto Lerner (fortunato lui a non avere tutti i problemi sopra citati), la cui protervia nell’affrontare certe tematiche è quantomeno sospetta. Infatti le cose sono due: o il nostro non c’è ma ci fa (le solite convenienze politiche), oppure, sotto sotto, Lerner è un represso. E i culi delle veline, morbidi ed invitanti, li sogna di notte.

Poi c’è un altro fatto interessante. 8 marzo, Festa della Donna. Un rapporto dell’Unità europea, ripreso dalla Stampa, ci dice che il divario retributivo tra uomini e donne in Europa si aggira intorno al 18%, cioè le femminucce del nostro continente percepiscono in media il 18% in meno degli stipendi dei maschietti. Tanto per citare le tre nazioni che come nelle barzellette fanno più bella figura dell’Italia: in Germania il divario è del 23%, nel Regno Unito del 21,4%, in Francia del 19,4%. Vale a dire: certo, avranno pure delle quote rosa più decenti, ma poi per quanto riguarda la busta paga… E l’Italia? Ohibò, questa sì che è una notizia. Il divario è ben sotto la media: 4,9%. Capito Lerner? Con questo cosa voglio dire? Che l’Italia è un paradiso? Che in realtà nel nostro paese c’è la parità tra uomini e donne? Naturalmente no, ma che uomini e donne in Italia sono uniti da un medesimo destino: i salari di merda. Gli stessi salari che rendono le dispute di Lerner delle frigne.

Ma ritornando alla questione “corpo della donna”, in realtà, oltre a Lerner e alle sue ramanzine c’è di più. E cioè un dibattito che sfocia nell’antropologia, non esattamente cibo da salotto tv. Tuttavia, alla spicciolata, è possibile dire qualcosa di tangibile anche senza fare a tutti i costi i tromboni. Per esempio: la verità è che il sesso vende. E i consumatori principali sono maschi. Va da sé che il mercato si basa su quarti di belle manze esposte e su parametri che si conformano su un orizzonte d’aspettativa, quello appunto maschile, che non è il massimo della genuinità e del buon gusto. D’altra parte va detto che stiamo parlando di un fenomeno che ha bisogno di un altro attore fondamentale: la donna, accondiscendente, felice, anzi grata nel conformarsi ad uno status quo che ha contribuito a creare perché la premia anche quando la opprime e la umilia. Insomma, da una parte la domanda e dall’altra l’offerta. In mezzo un eterogeneo mercato. Semplice no?  Il sessismo, quindi, non ha esattamente bandiere, né sesso, né coordinate geografiche. Tant’è vero che tette e culi compaiono anche nelle tanto osannate tv straniere, cosa che Lerner, uomo di mondo, non dice. Non perché non lo sappia, ma perché ha i suoi interessi nel non dirlo.

E allora accade che in Spagna, quella di Zapatero, è possibile vedere in tv una donzella esibirsi in uno stacchetto-balletto, accompagnata da un corpo di ballo doverosamente gonfiato di silicone, con spogliarello integrale, e ripeto integrale, come non potreste contemplare manco nelle nostre reti private dopo la mezzanotte. Vi riporterei volentieri il video se non fosse che non è reperibile su YouTube, per ovvie ragioni. Dovrei esportarlo da YouPorn, cosa che non mi vergognerei di fare, ma che non faccio per non indignare certe suorine a cui stanno simpatiche quei maschietti tutto d’un pezzo come Gad Lerner. E poi c’è la Francia, che ha sdoganato la fregna per una semplice faccenda di glamour. I francesi in questo si sono sempre dimostrati molto avanti. Hanno capito che la differenza tra pornografia ed erotismo, sesso ed arte, carnazza e moda, sta nella carta patinata dei magazine. Per non parlare della Germania dei maschi porcellosissimi, habitué, statistiche alla mano, delle luci rosse più di ogni altro europeo. E che dire dell’Inghilterra dei tabloid fatti di tette gonfie fino ad esplodere? Proprio quell’Inghilterra maestra di eleganza che trabocca di soubrette che vendono i propri pompini ripresi con il cellulare giusto per avere quella dose di pubblicità in più per partecipare all’ultimo reality (con strascico di epigoni amatoriali a casa, anche minorenni). In Svezia il porno è un’istituzione. Nell’Europa dell’Est un’industria. In Olanda merce, anzi, turismo. Non ne parliamo di cosa si vede e si vende oltreoceano, negli Stati UnitiInsomma, da che mondo è mondo, senza differenza di latitudini, come dice il proverbio, tira più un pelo di… eccetera, eccetera.

Ma quello che non si vuole capire in Italia, grazie anche al fine intelletto di gente come Gad Lerner, è che il sesso non è né di sinistra né di destra, che Berlusconi non c’entra, o meglio, lui non è il solo colpevole e che la tv e lo spettacolo vivono di share, lo stesso a cui si rifà alle volte lo stesso Lerner per promuovere o bocciare trasmissioni o dibattiti televisivi nelle sue querelle da casalingua mediatica (sì, casalingua, non è un refuso). Quel cortiletto che Lerner crede sia l’universo mondo. Beato lui. Ma il giornalista libanese, tra uno sfottò e l’altro, ignora un’implicazione mica da poco ed a mio avviso piuttosto verosimile. E cioè che senza Berlusconi le cose non sarebbero diverse. La tv commerciale, che sarebbe comunque approdata in Italia anche senza l’apogeo di Mediaset, avrebbe altri padroni, ma i contenuti, così come avviene nelle tv di stato, non sarebbero cambiati di molto. Perché la tv berlusconiana non ha inventato nulla ma si è limitata ad importare ciò che c’era già all’estero. Di nostro ci abbiamo aggiunto la vocazione, un’eccellenza tutta italiana (e non solamente berlusconiana), nell’eccedere nel grottesco. Ma nulla di più. All’untuosa esterofilia di Lerner va quindi fatto notare tutto questo. Perché Lerner, da solo, non ci arriva.

Poi, se si volesse stare al gioco del giornalista, si potrebbe sentenziare esacerbando conclusioni un poco più sofisticate. Per esempio affermare che nelle invettive sessuofobe di Lerner & Co si annida, paradossalmente, un velato maschilismo ed un ben più evidente moralismo da massaia democristiana. Il tono censorio in realtà ristabilisce una gerarchia tra puttane e donne virtuose (sic!) e quindi non si fa altro che rinfocolare un ideale maschilista e patriarcale di donna facente parte di una cultura non esattamente di marca progressista ma cattolico-moralista. Un’idea che anni or sono è stata doverosamente combattuta proprio da quelle donne con le quali Lerner crede di solidarizzare. Altro che lotta per le pari dignità. Personalmente ho come l’impressione che una volta liberato il proprio corpo, una cosa dovuta, la donna moderna, e quindi anche quella italiana, non si sia dimostrata in grado di gestirselo senza cadere nella trappola della sessuofilia commerciale o del porno sociale, meritandosi, ancora una volta, i rimproveri di una cultura maschilista ancora imperniata in un patriarcalismo ora nascosto dietro un fragile paravento intellettuale. Quello dietro il quale gente come Gad Lerner ama masturbarsi.

In conclusione io credo che la rappresentazione del sesso, e di conseguenza del corpo femminile (ma anche di quello maschile! aprite gli occhi e date uno scorcio a film, pubblicità, riviste), si è evoluta negli anni in un qualcosa di sempre più estetizzante ed anestetizzante. Con la scusa della provocazione o della rivendicazione, l’erotismo esasperato, poi onnipresente, poi mercificato, ha comportato l’oggettivazione inerte dell’essere umano. Una sedimentazione che ha in un secondo momento scaturito fenomeni di malcostume e accettazione come anche l’insorgere di modelli di riferimento piuttosto evidenti. Ora sostenere che questo fenomeno faccia capo a Berlusconi è da sciocchi, da ingenui, da Lerner. E Lerner farebbe bene a capirlo. E a capire che il documentario di Ricci, malgrado il pulpito, oltre che a fungere da replica ai falsi preti che per anni l’hanno additato come un orco cattivo, serve a dirci anche questo. E cioè che dappertutto, sia a destra che a sinistra, vale il principio del pelo di f… che… eccetera, eccetera. Insomma, nulla di iperuranico, ma verità in tasca anche all’ultimo idiota di questo mondo. Tranne che per Lerner. E tutti i Lerner e le Lerner d’Italia.

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