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Il mio personale, inequivocabile, chiaro j’accuse al prêt-à-porter della stupidità femminista moderna, quella del bigottismo ipocrita antiberlusconiano, quella della figa di legno elevato a monumento, quella del neopuritanesimo cattolico sotto falsa veste progressista. Io dico no a quelle stronze dalle idee un po’ confuse che elevano la loro mediocrità a dogma. Ed è per questo e nessunissimo altro motivo che le chiamo con il loro nome.

Care donne, io vi amo ma ultimamente state passando per stupide. Mi riferisco al bailamme che vi siete create attorno senza avere, io credo, anzi spero, la benché minima idea di quello che state dicendo. Le motivazioni, le modalità di espressione, e poi le vostre facce stralunate quando vi vengono mosse contro delle legittime obiezioni, “ma come? tu non puoi schierarti contro, maschilista!”, sono davvero tutto un programma. Naturalmente mi riferisco alla mobilitazione del 13 febbraio e del circo mediatico-opinionista creatosi attorno. Stupide, certo, non retrocedo. E se avete anche la pazienza di leggere vi spiego perché.

Se non ora quando? Comincerei da qui, dallo slogan di rappresentanza che avete scelto per la mobilitazione. Una perla. Basterebbe questo per dimostrare la pochezza del vostro genio e per smontare l’ideologia che sta dietro alla manifestazione. Se non ora quando? è una domanda che presuppone una risposta: adesso. E perché non ieri o domani? Perché Berlusconi è sotto processo. E lo è adesso. Perché il governo vacilla. Adesso. Perché è il momento giusto per battere il ferro finché è caldo. Adesso. È questo il punto. Se non si ha il coraggio di ammettere che è Berlusconi la ragione principale di questa manifestazione siete, oltre che delle stupide, delle ipocrite con la coda di paglia. Basta andare a vedere le immagini e ascoltare le interviste per confermare un legittimo sospetto di per sé già avanzato dallo slogan. Mi chiedo perché mascherare una manifestazione contro Berlusconi con ragioni extra politiche. Non era meglio promuovere una domenica in piazza con il motto, che so, “Le donne contro Berlusconi”? Si sarebbe trattato di un’iniziativa molto più sincera e coerente. Invece no. Occorreva tirare in ballo la condizione della donna, il vittimismo, il moralismo e un vasto ed assordante starnazzare di stronzate (se l’intenzione era quella di parlare della condizione della donna allora perché non scegliersi un altro giorno evitando di mischiare sacro e profano per finire di essere attaccabili dalla facile accusa di strumentalizzazione politica?). In questo modo, oltre che a rendervi ridicole di fronte a chiunque abbia due occhi collegati ad un cervello (davvero vi invito a contemplare immagini, parole, girotondi, carnevalate e facce di quella manifestazione: provare per credere), vi siete auto-delegittimate sputtanando ciò che di nobile stavate comunque cercando di portare avanti seppure con le idee piuttosto confuse. Per questa ragione siete delle stupide!

Ma non iniziate a fare le permalose, perché avete fatto tutto da sole. E perché siete state voi le responsabili nell’aver degradato in tal modo i toni. A cominciare dalla mentalità che sta alla base della manifestazione: Berlusconi va a troie? E noi andiamo in piazza. L’esempio lampante di un “femminismo neopuritano” fastidiosamente paladineggiante tanto ingenuo ed immaturo da apparire persino commovente. Sembra quasi di assistere ad un “capriccio collettivo”, ad una ripicca. Per carità: liberissime di pensarla in questa maniera ma non di ricacciare sdegnosamente al mittente l’osservazione di aver in questo modo ridotto un dibattito cruciale ed assai più elevato alla dimensione intellettuale di un rotocalco da parrucchiere. Voglio dire: se questa è la vostra forma mentis, che peraltro ostentate con inspiegabile acrimonia come se si trattasse di un fatto encomiabile, non offendetevi. Questo è ciò che siete perché questo è ciò che state dimostrando di essere. Ma non c’è niente di male, contrariamente a quello che pensate, nell’essere delle cretine, così come delle donne-bigodino che leggono i rotocalchi gossippari dalla parrucchiera confondendoli per pamphlet del libero pensiero, semmai il problema è credere di non esserlo sponsorizzandosi per quello che non si è: delle paladine illuminate. O peggio, elevare una serie di sillogismi intellettuali così mediocri a dogma morale, civile e culturale. Questo no, non va bene. Perché, grazie a Dio, c’è qualcuno che non la pensa come voi.

E poi cos’è questa smania dallo smarcarsi da certe accuse? Se si criticano i costumi ed i comportamenti di una persona, di una classe dirigente o di un’intera società facendo riferimento a valori come etica, dignità, pudore si fa del moralismo. Perché negarlo? E se poi si vuole a tutti i costi convogliare uno stato di frustrazione di massa colorandolo di politica o di scontro di genere si fa invece dell’ipocrisia e della strumentalizzazione. Che le cose stanno così è più che evidente. Poiché andare a troie non è né di destra  né di sinistra e le troie sono appunto donne. Quindi se in Italia vige una sorta di “mignottocrazia” oltre ai porci vi devono essere anche le porche. Non mi sembra di dire nulla di scandaloso, anzi, qualcosa di estremamente logico e banale. Negando l’evidenza dei fatti in nome di un fanatismo intimo e di un’ottusità lanciata al galoppo a briglie sciolte per le strade e le piazze delle città si passa inevitabilmente per persone fuori di senno, lontane dall’equilibrio e dalla ragione. Quindi, care le mie donne, prendete e portate a casa senza rancore e senza chiudervi a riccio in un ingiustificato permalosismo.

Se poi vogliamo andare al sodo della questione, dovete spiegarmi, care donne, per quale motivo si dovrebbe sostenere che le squinziette che ballano chiappe al vento in tv o le escort che esercitano nelle ville padronali sono delle vittime dal momento che fanno quello che fanno di propria volontà guadagnando in un anno quello che un operaio guadagnerebbe in cinque-dieci dichiarazioni dei redditi. Dovete inoltre spiegarmi perché dovrebbero essere considerate vittime di Berlusconi, queste povere innocenti, se a guardarle in tv sono invece gli italiani, non solo i vostri mariti porcelloni, ma anche le vostre figlie. E dovete successivamente spiegarmi perché propagandare la pari dignità di tutte le donne per poi promuovere il modello “ricercatrice” (colei che fa uso e merce della propria intelligenza anziché del proprio corpo) rispetto al modello “gnocca compiacente” (per non dire altro) e quindi, sostanzialmente, negare la pari dignità di tutte le donne in nome di un moralismo di matrice, impossibile negarlo, cattolica. È questo il paradosso del femminismo piazzaiolo di questo ultimo frangente. Perché è assolutamente chiaro a chiunque, basta soffermarsi a riflettere cinque minuti, che dal punto di vista ideologico questa protesta ha poco o niente di “progressista” (sì sa, il progresso è divenuto il dogma della nostra società). Voi donne che siete scese in piazza avete ristabilito, probabilmente senza saperlo (non giurerei sullo spessore intellettuale della maggior parte delle presenti), una sorta di gerarchia tra vergini e puttane, donne di seria A e donne di serie B, rinfocolando un ideale maschilista e patriarcale della donna che anni fa è stato strenuamente combattuto da donne con più senno e palle di voi. Non è solamente glorificando catodicamente delle svergognate che si genera il malcostume, ma anche stigmatizzandole in nome del moralismo e cioè divaricando i due estremi. Questa sorta di bando morale è tipico di una società isterica, edonista oltre che fortemente ipocrita come la nostra. E voi donne ci siete dentro fino al collo: caste e puttane, le due facce della stessa medaglia.

Ma dico, ve li ricordate gli anni ’70? Il femminismo ebbe il merito di raccogliere una propulsione di energia liberata dalla secolarizzazione dell’Occidente e lo fece in un movimento di riappropriazione del corpo da parte della donna. E questo fu, prima che un bene, una cosa dovuta. Non si trattò esattamente di un movimento per l’uguaglianza dei sessi, poiché, se così fosse stato, si sarebbe trattato di una sciocchezza: gli uomini e le donne sono dannatamente diversi. Si trattò piuttosto di un movimento di liberazione: “il corpo è mio e ne faccio quello che voglio!”, il che non significa necessariamente sdoganare la fregna promuovendo un sesso ludico, orgiastico e spensierato, ma di eliminare la dicotomia castità-lussuria, di assottigliare il dualismo cattolico-patriarcale, di eliminare di fatto l’etichetta spregiativa “puttana” dalla faccia della Terra poiché non ha più ragion d’essere nessun giudizio morale fondato su una simile scala di valori retrogada e repressiva. L’indignazione di massa pilotata da maestranze politiche del 13 febbraio (altro che mobilitazione spontanea di cittadini e cittadine, ma dove vivete? A Disneyland? Le avete viste le sigle politiche esibite lungo la sfilata?) ci rimanda indietro di molti anni ristabilendo categorie e valutazioni che si credevano perse nel tempo e che non sono degne di una società moderna.

È ovvio che le cose così come stanno non vanno bene, ma non è neanche questo il modo di affrontare la questione. Primo: non si conclude un bel niente. Il vostro starnazzare non fa che rendere più odioso, gretto e volgare un dibattito che meriterebbe tutt’altro respiro. Secondo: le argomentazioni avanzate dalla mobilitazione sono fuori dal tempo e non stanno in piedi dal punto di vista logico. Ogni osservazione, anche se mossa da coloro che difendono il “berlusconismo fallico”, ha molta più ragione d’essere, poiché chi ha solidarizzato con l’iniziativa ha dimostrato di ostentare un bigottismo d’altri tempi. Un’opposizione per contrappasso ad un avvilente status quo denota, del resto, una mediocrità generalizzata e di fondo. La mobilitazione del 13 febbraio, per quanto eclatante, denota il conformismo plebiscitario della massa e la modestia dilagante che sta alla base del consenso collettivo. E se di successo si deve parlare allora è quello della banalità, dell’ingenuità, della superficialità. Un’alternativa? Semplice. Ad un Berlusconi cafone ed ai suoi epigoni va replicato che voi donne, parlo di quelle che hanno il sale in zucca, la date gratis. Proprio così. La date per amore, per passione, per sfizio, quando e come volete e non quando conviene. A Berlusconi e a quelli come lui andava detto questo in piazza: noi scopiamo gratis. Invece all’estro, all’audacia, alla fantasia, avete preferito la tiritera, la banalità e la marchetta politica (a proposito di prostituzione…).

Che poi il punto, mie care donne, è proprio questo, oltre alla totale  mancanza di stile, avete completamente cannato la questione, che non è di natura morale, ma sociale. Perché, se non si fosse ancora capito, ciò che conta non è il pudore, la dignità, il concetto cattolico di peccato, ma la carta di credito. Sono i soldi che stanno alla base di questo mercimonio sessuale, la rincorsa all’utile, l’individualismo esasperato, la voglia successo, la volontà di prevaricare, l’avidità. Ed è questo il guaio: istituire una società che si basa su simili automatismi. È su questo che occorre dibattere, al diavolo il moralismo spicciolo e posticcio, il vittimismo, l’anatema dall’alto dei pulpiti della virtù (di sinistra). Contro l’egemonia del denaro non si può nulla se non sfoggiare un riso demolitore, industriandosi di una sagacia utile a lacerare con l’arma del sarcasmo lo squallore di quel conformismo prostituente che volete denunciare. Ma le vostre manfrine da educande, la vostra creatività da encefalogramma piatto, sono lontane anni luce dalla meta. E non migliorerete mai di una virgola vestendo i panni delle Savonarola in gonnella o rimanendo quelle tetre voyeriste rancorose dalla mentalità di una massaia democristiana che siete. Non andrete da nessuna parte giocando la parte delle streghe che stringono in mano il rosario, tanto meno cercando di mascherare il cilicio sotto la gonna della donna impegnata e progressista. Del resto se i vostri modelli di riferimento sono le varie Concite de Gregorio ed il suo harem firmatario di anime pie significa che tollerate di buon grado il fatto di marciare al fianco delle Suor Eugenie, delle Binetti, delle Bindi. E quindi, pur di stare contro Berlusconi, voi donne laiche, voi donne “libere”, siete pure disposte a intrupparvi con chi di pillole abortive, educazione sessuale, prevenzione, contraccettivi, eutanasia non ne vuol sentir parlare. Se questa non è prostituzione… non del corpo, ma della mente e della vostra intelligenza – una vergogna assai più grave – che andate sponsorizzando in giro come tante insopportabili maestrine.

Insomma, care donne, non ci siamo proprio. Potevate risparmiarvi questo chiassoso prêt-àporter di stupidità. In questo modo non avete fatto altro che collezionare una figura barbina (la quantità oceanica delle “suffragette” presenti nelle piazze rappresenta la dimensione di un flop intellettuale non di un successo civile). E a quale pro? Mandare a casa Berlusconi. Ma che misera ragion di stato. Barattare la propria dignità intellettuale per un trono di fango e per un uomo piccolo piccolo. Ma a tal proposito, toglietemi un’ultima curiosità. Poniamo che Berlusconi capitoli tra qualche giorno anche grazie alla vostra lotta titanica, secondo voi, all’indomani di tale caduta, le veline vestite di abiti-francobolli alla tv scompariranno per magia? Non ci saranno più adolescenti emulatrici che vorranno gonfiarsi le tette per il regalo della cresima? Non ci saranno più maiale scosciate pronte a trombarsi il Briatore infoiato di viagra con il Porsche Carrera di turno?
Proprio così: NO. E quindi vedete di starvene zitte. Di rinunciare alle vostre argomentazioni da ziette avvizzite. E di meditare.

Ascoltate la voce non accomodante di chi vi vuole veramente bene e non quella sottile e suadente dei maschi con le ovaie. Usate la fantasia, siate donne, siate libere. E non fate le stupide. Non ne vale la pena. Mai.

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