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Perché le donne non sanno affrontare in modo sereno un dibattito che le riguarda? Possibile che non riescano ad evadere dal qualunquismo, dal vittimismo e dal menefreghismo d’etichetta? Le donne sembrano paradossalmente non saper parlare di puttane, né di rivendicare la propria dignità senza cadere nello squallore di una banalità da cagacazzi. Se queste sono le donne… E gli uomini? Loro è meglio che stiano zitti. Ma almeno dicono qualcosa di più anticonformista.

Già, perché? Invidia? Complesso di inferiorità? Senso di colpa? O che altro? Probabilmente, io credo, uno sgradevole disagio che deriva dalla consapevolezza che per essere troie occorre essere in due: un porco e, appunto, una donna compiacente per una serie di fattacci suoi. Ma andiamo con ordine. Mi riferisco allo starnazzante dibattito esploso ultimamente a proposito di questa nostra Repubblica Italiana fondata sulla figa.

La colpa, naturalmente, è tutta sua: di Silvio Berlusconi (di chi sennò?) e della sua televisione, commerciale, generalista, volgare, sessuofila, pornografica, maschilista, eccetera, e poi di Villa Certosa, Arcore, gli harem, le escort, i festini, il bunga bunga ed Emilio Fede. Insomma, per colpa di Berlusconi, tutto ad un tratto, ci si è accorti di essere circondati da puttane. Gli uomini alzano il sopracciglio, le donne la voce. E cosa dicono? Il 90% grida allo scandalo, che non si può continuare così, che Berlusconi è un porco, che è colpa della tv, di questa cultura, di questo paese, di questo governo, di questi uomini e, viva Iddio qualcuno lo dice, di queste donne. Dunque la stragrande maggioranza viaggia su questa barca. Rimane un 5% che dice: embé, è sempre stato così dall’alba dei tempi. Non facciamo le verginelle e quindi non ha senso scandalizzarci. Anzi, ignoriamo ste quattro zoccole e chi se le porta a letto. Spietato cinismo, secondo il moralismo in gonnella. Un bagno di buon senso, secondo molti maschi. Poi c’è il restante 5%. Queste donne dicono: poverette. Certe donne sono costrette a farlo. Una su due non ha un lavoro. E poi via con il valzer  delle manfrine delle violenze, degli abusi, del vittimismo. Signore, liberaci dal male.

E insomma, come spesso mi accade in questi frangenti, volgo speranzoso lo sguardo verso il gentil sesso, poiché si parla di donne, e di loro vorrei fidarmi, oltre che sentire quel che hanno da dire. E lo faccio perché, com’è noto anche ai sassi, gli uomini quando parlano di donne (naturalmente mi ci metto in mezzo anch’io) o prendono sonore cantonate, oppure commettono disastri. Per questo motivo io direi di saltare a piè pari tutte quelle tonnellate di editoriali firmati da uomini che si sono visti in questi giorni sui giornali, e che nella fattispecie si sono giostrati, a seconda del vezzo, tra il maschilismo mariuolo, l’apologismo politico ed il moralismo da suorina engagè. E allora ho cercato di capire il parere delle donne leggendo quello che pensano. Risultato: vedi sopra. Tonnellate di qualunquismo. Ma le alternative sono altrettanto mediocri: o il menefreghismo di comodo, o il vittimismo militante. E allora dico io: sticazzi. Se non sono le donne a togliermi dai pasticci del dubbio a chi mi dovrei rivolgere, all’Altissimo? Non Lui Lui, ma il Cavaliere, che non è l’Onnipotente in persona, ma almeno il demiurgo di questo pantano di sperma grafomane sì. Ebbene, siccome non ho la fortuna di possedere il suo numero di cellulare, al contrario di qualcuno e di qualcuna, posso solo immaginare il suo faccione incerato raggrinzirsi in un ghigno mellifluo, quello suo, tutto denti. Ed in via del tutto confidenziale modulare una frase tipo questa: «Caro Alberto, le donne hanno la vagina e gli uomini il pisello. Tranne i comunisti».

E quindi? Beh, io una mia idea me la sarei fatta. E cioè che il qualunquismo è qualunquismo, che il menefreghismo è da insensibili, o forse da vigliacchi, e che il vittimismo è, appunto, da donne. Quindi sarei più propenso a dare ragione a Berlusconi, se non fosse che anche i comunisti hanno il pisello (credo). Ma per fortuna mi giunge in aiuto un uomo, ma che si firma come una donna (proprio così), che è di sinistra, quindi non difende Berlusconi, ma fortunatamente lo è in modo atipico ed anticonvenzionale tanto da evadere dai soliti conformismi. E quindi, in un certo senso, è un uomo che fa al caso mio. Mi riferisco a Fulvio, pardon, Fulvia Abbate. Nella sua rubrica, il Misfatto sul Fatto Quotidiano (23 gennaio), scrive, indossando una parrucca, che le donne debbono lamentarsi del fatto che Berlusconi ha impudentemente invaso l’orizzonte pornografico degli italiani.

«Questo avido statista, terribile a dirsi, da un po’ di tempo a questa parte, in modo sempre più pervasivo, sta perfino fornendo materiale porno-onirico a chiunque, agli amici e alla amiche appassionate, com’è naturale, di pratica onanistica, esatto di masturbazione».

E insomma Fulvia Abbate consiglia alle amiche le vecchie care alternative di una volta, sciorinando una lista di materiale di gran lunga più opportuno delle eroiche gesta del Cavaliere, dimostrando, peraltro, una buona preparazione in materia (come qualsiasi altro utente che al contrario ha vergogna di parlarne). Ma non si ferma qui e si riproduce in un video (il nero è dato dal buio, dal lutto intellettuale) dove controbatte al petulante appello dell’Unità, la Rivolta delle Donne, della petulante Concita de Gregorio. Un coagulo tale di dejà-vu che non serve nemmeno prendersi la briga di andare a sbirciare chi ha firmato perché chi immagini c’è già, dalla Golino alla Ravera, dalla Camusso alla Finocchiario, dalla Maraini alla Costa, dalla D’Amico alla… o mio Dio, Afef non c’è. Ecco l’unica sorpresa. In questo video Fulvio Abbate dice una cosa sacrosanta, prova di un antagonismo che è veramente tale perché anticonformista. Il suo di appello è semplice, elementare: care donne, voi per andare contro Berlusconi non dovete dire “basta!”, ma “NOI LA DIAMO AGGRATIS!”.

Abbate ha ragione ad indignarsi per una tale mancanza di fantasia e, aggiungo io, di argomenti. Noi la diamo aggratis. Proprio così. Per amore, per gioia di vivere, per trasporto, per passione, per piacere, per sfizio. Noi donne la diamo aggratis quando e come vogliamo (purché la si dia, si capisce, altrimenti si è sì delle fighe, ma di legno) e non quando ci conviene. Un modo per dire di non essere puttane ma donne e non, come ha fatto l’esercito delle belle anime dell’Unità, delle stronze. Del resto che ne è stato di quel femminismo libertario che riuscì a sdoganare la figa, il sesso e la felicità negli anni ruggenti delle mobilitazioni sociali? A me pare che oggi di quella stagione, e l’Unità è là per confermarlo, sia rimasta solo una parodia rinsecchita come una vecchia zia, un moralismo militante che non è necessariamente bigotto, come dice qualcuno, ma cagacazzi sì. Rimane comunque la delusione (che non è la stessa di Fulvio Abbate che rimpiange la mancanza di fantasia della sinistra, lui, sospirante nostalgico) di non udire tali parole in bocca ad una donna ma ad un uomo. Di non riscontrare nelle donne quella scintilla di estro in più. Ma non si tratta solo di questo. Parlo di quella brillantezza intellettuale che la cronaca renderebbe macroscopica, se solo essa si rendesse manifesta, in un modo o nell’altro. E invece niente. Encefalogramma piatto. Ma è mai possibile, provocazione finale, che in Italia, paese che rifulge di papponi e puttanieri, siano gli uomini a dire quello chedovrebbero fare le donne ?… Mala tempora.

Alberto Bullado.

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2 thoughts on “Perché le donne non sanno parlare di puttane? E di loro stesse?

  1. “Rimane un 5% che dice: embé, è sempre stato così dall’alba dei tempi. Non facciamo le verginelle e quindi non ha senso scandalizzarci. Anzi, ignoriamo ste quattro zoccole e chi se le porta a letto.”
    NO!CIOè!
    è quello che ogni sera continuo a ripetere a mia madre quando in Tv si parla di polifica,oh scusa politica.
    (Ah! ti linkerei quello che ho scritto ieri sera su fb, è una nota “Figapopoli vai via!”)
    In sostanza lei dice “ma che gaffe, pensa ai figli, che figura di merda.. Anche mussolini aveva le sue donne ma.. ecc ecc” “Si,mamma anche Kennedy non riusciva a dormire se non se ne faceva una a sera..ecc ecc”
    “si ma Berlusconi sta ancora li! qualsiasi altro premier avrebbe quantomeno dato le dimissioni eccecc è scandaloso!”
    “No,mà, non è scandaloso, è scandaloso che se ne parli in TV, scusa ma che cosa me frega con chi scopa Berlusconi? Perchè devo anche solo pensarci? Certo preferirei che non manipolasse giovani menti, ma perchè non viene processato, non sconta la sua pena e non lascia che in Italia si parli di problemi seri? Voglio dire, basta con sta storia della fica! Sei un premier fatti fare i pompini sotto la scrivania, ma almeno non farti taggare mentre lo fai! E se questo accade staggati! ma dalla politica!”
    E mia madre non si scandalizza più di tanto, anzi mi da ragione.

  2. Dunque questo dialogo lo riporto per spezzare una lancia a favore delle donne, perchè secondo me ne esistono milioni, di madri e di figlie, che direbbero quello che gli uomini dicono a riguardo, e cioè che la danno aggratis, ognuna per i propri intimi motivi, solo che non hanno la sfacciataggine o magari le palle di dirlo in pubblico. il sesso è una cosa che esiste solo in un luogo chiuso, interiore o meno, quando sorpassa questo confine succede sempre qualcosa di perturbante o qualcosa che il popolo addita…

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