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Berlusconi è l’icona del nostro paese e nel contempo un mito orgiastico intramontabile. Il suo membro è il centro di gravità attorno al quale orbitano psicomanie collettive intossicate dall’ambiguo riverbero mediatico del Cavaliere, sino a sfociare nel culto feticista e gossippomane. In un’Italia allo sbando sempre più condannata al proprio destino ed alla “ninformania”, Berlusconi si erge alla stregua di un totem fallico a prescindere dalle conseguenze dei propri scandali. Feticcio nazionalpopolare simbolo dell’impotenza degli italiani.

Berlusconi è il divo del nostro paese, demiurgo di sogni ed incubi, icona del nostro essere ed interfaccia del nostro popolo. È nato un feticismo deviato attorno alla sua figura che negli anni si è fatto sempre più intimo ed impudico. Il berlusconismo, di cui fa parte anche l’antiberlusconismo, ha svestito il Cavaliere sempre più di ogni funzione e carica istituzionale sino a spogliarlo del tutto, nudo come un verme. Poiché il re è a tutti gli effetti nudo da tempo, agli occhi di chiunque, se non forse da sempre, a prescindere dai – o malgrado i – megafoni delle opposizioni. Non deve quindi stupire l’afflato totemico che gira attorno al pene di Berlusconi.

In una società del tutto alfabetizzata all’edonismo più sfrenato ed al fallocentrismo cronico (rigorosamente maschile, poiché l’invidia del pene non riguarda più il sesso femminile), e in un popolo tra i più paganeggianti del mondo civilizzato, è logico aspettarsi l’elevazione a feticcio nazionalpopolare del membro sessuale del proprio vate, o male assoluto, in nome di un rito collettivo mediatico-priapico. La leggenda del “grande amatore” e gli anatemi censori, il tifo da stadio ed il disgusto politico sono difatti tutte conseguenze del medesimo fenomeno. Il corpo di Berlusconi, come avviene nell’iconografia medievale, viene quindi scomposto, diremmo ora vivisezionato, ed analizzato in ogni sua parte o simbolo. Il volto segnato e celato dal cerone, la bassa statura, il parrucchino ed infine, immancabilmente, il suo beneamato cazzo, che tutti sappiamo essere tutt’altro che un organo pleonastico, soprattutto in una società così falsamente testosteronica come la nostra. Ecco perché sono in molti a preoccuparsi del pisello di Berlusconi, un membro da cui sembra dipendere le sorti del nostro paese: l’Italia, che come non mai ha bisogno di un’erezione, in fatto di riscatto economico e politico, e che forse meriterebbe una guida perlomeno esteticamente più evoluta di un vecchio troglodita affetto da bavosi pruriti (vox populi docet).

Come tutti sanno l’epopea fallica del Cavaliere non è cominciata l’altro ieri. Una giovinezza sgallettante, il doppio matrimonio, la folta prole. E poi un qualcosa, mano a mano, sempre più sporchiccio. Il pompino della Carfagna, presunto, anzi, chiacchierato e mai provato, favoretti sessuali qua e là, intercettazioni ambigue, candidature che puzzano di marchetta (la rivelazione di una labirintica mignottocrazia), e poi l’esplosione dei grandi bubboni mediatici: la lettera su Repubblica della moglie Veronica Lario, nella quale si parla di un “uomo malato” (proemio di un’irrimediabile separazione), il caso D’Addario, la prostituta meno chiamata come tale della storia dell’informazione italiana, le indiscrezioni su Noemi Letizia, disinibita minorenne destinata ad una rampante carriera nel mondo dello showbiz, nonché l’unica ad avere il privilegio di chiamare il Presidente del Consiglio “Papi”, ed infine l’indagine su Ruby “Rubacuori” con il gigantesco tormentone del bunga-bunga.

Si perderebbero giorni nello scremare la crusca di mistificazioni ed allusioni. Nel contempo, si scoprirebbero abissi di lussuria tali da far impallidire qualsiasi passeggiatrice da tangenziale in pensione. Tuttavia è più utile per tutti avanzare diverse considerazioni. Si capisce, il sottoscritto non metterebbe mai la mano sul fuoco per difendere l’integrità morale di Berlusconi (non sono mica scemo) ma è altrettanto vero che l’implicazione maggiore di questi fenomeni è tutta politica, inutile negarlo, ed è questo il guaio. In Italia gossip e politica finiscono nel medesimo calderone, nel quale impera un linguaggio che non fa distinzioni a discapito di regole, prassi e deontologie. Tutto viene dato alla mercè dell’opinione pubblica sempre più indisciplinata ed assimilabile ad un pubblico pronto a consumare il proprio rancio (i pettegolezzi berlusconiani sono divenuti la spina dorsale della scandolofilia italiana), induzioni sempre più beote e passive innescate dalla stampa, spesso antagonista, con la melliflua complicità del “Grande Comunicatore”. C’è quindi da chiedersi cos’è che gli italiani recepiscono da tutto questo bailamme.

Il culto della persona e l’egocentrismo berlusconiani, che niente hanno a che fare con il “celodurismo” leghista, quest’ultimo più gretto del maschilismo guascone ed amabile del Cavaliere, colpiscono nel profondo di un folto elettorato. In un paese dove il sesso viene consumato un tanto al chilo come qualsiasi altro bene democratico, con fare cinico, isterico, estetizzato ed anestetizzato, i retroscena di un premier ingrifato e “all’opera” dopo settanta primavere si traducono in sponsor gratuiti: “voto Berlusconi perché lui è uno che tromba”. La spettacolarizzazione ed il totalitarismo mediatico a cui sono scientemente sottoposti la vita privata ed il corpo del Cavaliere hanno quindi portato milioni di italiani nelle sue stanze da letto o nei salotti ricolmi di leggerezza, complicità e, probabilmente, torbidi segreti.  La nostra fantasia repressa, fustigata da secoli dall’interdetto morale tanto quanto alimentata dai mantici gossipari, è un crogiuolo pronto ad erompere come una pentola a pressione. L’idea di un Berlusconi molesto e mandrillo funziona, a prescindere dal cazzo del Cavaliere, ammaliante oggetto di culto[1]. Fa comodo ai detrattori del governo, alla stampa, all’opinione pubblica ed infine, in termini di visibilità e mito urbano, a lui, il Presidente del Consiglio più amato-odiato della storia della Repubblica.

In un mondo dove la parodia è verità e viceversa, risulteranno capovolti o fuori asse anche i principi morali di riferimento di una società conservatrice e probabilmente già superata. Per questo motivo che l’antiberlusconismo “fallico” è ontologicamente condannato alla cilecca: anche se il re è nudo non fa comunque una figura di merda. Il cazzo di Berlusconi viene erroneamente usato come ariete politico al fine di delegittimare la figura stessa non più di un leader politico ma di un totem mediatico ed in questo modo scalzare un governo da soppiantare con nuove oligarchie ed espressioni di potere. La strategia politica adottata dall’opposizione, i mantici che soffiano sulle braci ardenti di questi scandali sessuali, provengono tutti dalla medesima cordata. Non si propongono più di conquistare la vetta attraverso il merito di una propria proposta (in sostanza si rifiuta di costituire un’alternativa) ma per demerito altrui, anzi in virtù della decostruzione a tavolino dell’avversario (probabilmente perché stiamo parlando di forze politiche confuse o che ricalcano il medesimo status quo che vorrebbero sostituire).

L’immaginario collettivo veicolato da una tale propaganda è dominato da ragazze avvenenti e amici del Cavaliere simili a papponi, intenti a popolare Arcore e Villa Certosa ridotti a lupanari, territori di caccia per rappresentanti politici, giornalisti e strani personaggi dello spettacolo. Sullo sfondo il coito titanico e menefreghista di un uomo infoiato dal Viagra o chissà quale altra diavoleria, poiché risulta ancora un mistero il mantenimento della virilità in seguito ad un’operazione di un tumore alla prostata, risalente se non sbaglio al lontano 1996 e che comprometterebbe l’esercizio delle armi a qualsiasi uomo comune (appunto: uomo comune, non Berlusconi). In uno dei suoi ultimi libri Massimo Fini, anche se non fa il nome del Cavaliere, che comunque si desume dal contesto, millanta iniezioni tanto dolorose quanto miracolose in grado di restituire una “bella figura” ad un uomo altrimenti condannato alla debacle. Altri invece ipotizzano orridi impianti idraulici con tanto di pompetta (qui siamo alla porno-fantascienza) pur di narrare una virilità posticcia. La verità la sa solo lui e le mille soubrette chiamate in causa, forza lavoro senza arte ne parte che se per i loro servigi non finiscono in tv rischiano la carriera politica o viceversa.

Se in tutto il mondo leader politici capitolano per una sveltina occasionale, un solo pompino o solamente per un legittimo sospetto, in Italia Berlusconi mantiene la propria posizione e cresce addirittura di popolarità malgrado il mercimonio di gnocche e i simposi orgiastici. E questo avviene non perché vige una sorta di regime politico, quanto più perché siamo in Italia: un paese permeato da un certo clima sociale e culturale predisposto a concedere e giustifacere di tutto. Un popolo forgiato dalla repressione sessuale e dai facili costumi non può quindi che esprimere il meglio di sé in un uomo allegro e gaudente quanto rigido ed austero, dalla personalità kitsch, la lingua sguaiata ed un gusto anarchico, come rappresentante del proprio governo. Un uomo di potere ma che di elevato ha solamente il proprio status sociale poiché la mentalità rimane la stessa di un italiano (o elettore) medio: democristiano, poco acculturato, cattolico quasi praticante e credente per opportunismo o appartenenza cameratesca ad una cultura dominante acefala. Un individuo conformista, arraffone ma frustrato, che di giorno è lavoratore e padre di famiglia e di notte, in vacanza o nel weekend, manco a dirlo, puttaniere o pruriginoso predatore.

L’ultimo refrain sulla vita sessuale del Cavaliere, come tutti sanno, riguarda la presunta nuova compagna dall’identità nascosta, proprio così, come se Fede, Bondi o Marchionne (quest’ultimo protagonista di un recente bunga-bunga sindacale) si fossero finora nascosti dietro una foglia di fico. Ad ogni modo, chiunque sia la fortunata (?), sono in molti a sperare si tratti di un’amante focosa e prestante, in grado di tenere a bada i bollori di un Berlusconi che se non si sfianca in camera da letto è costretto  a farlo successivamente in conferenza stampa, in Parlamento, o peggio, dinnanzi ai microfoni della stampa estera. Meglio che questa santa ci scongiuri da qualsiasi durello e poco importa che, se tanto mi dà tanto, si tratta probabilmente di una troia sistematicamente cornuta (vox populi docet).

Berlusconi è perciò un mito orgiastico in un paese dominato da ideazioni collettive e da archetipi mediatici nei quali gossip, politica e sesso perverso si confondono in un marasma tale, un’orgia appunto, dove spesso si perde il lume della ragione ed il contatto con la realtà. Questo altro mondo domina le fantasie degli italiani, ne plagia le menti, ne attrae le attenzioni, mentre il mondo continua per la propria strada, indifferente ai pettegolezzi del volgo, crudele nei confronti del nostro destino, con il beneplacito affaristico e mafioso dell’informazione che conta[2].
Il cazzo di Berlusconi appare al giorno d’oggi come il centro di gravità attorno a cui ruota una psicomania simbolo di questo paese, la paranoia che rappresenta maggiormente la psiche collettiva di una moltitudine che tende ad incarnare, simbolizzare ed infine, a seconda del proprio gusto, demonizzare o santificare le fonti del proprio “male”. Il Presidente del Consiglio ha nelle mani un potere ambiguo, repulsivo o ammaliante a seconda dell’appartenenza di ciascuno ad una casta/tifoseria. Ecco che il cazzo di Berlusconi beatifica o condanna, viene maledetto o al contrario reclamato: il destino di qualsiasi icona del nostro tempo. Un membro sessuale spropositato e sproporzionato che in parte è anche il nostro, ma elevato al quadrato, non necessariamente per dimensioni, ma per la portata delle nostre manie e fissazioni. Anche se nel parlare troppo del cazzo di Berlusconi si generano sospetti sull’effettiva virilità degli italiani.


[1] Il cazzo di Berlusconi è in grado di compiere miracoli come l’esaudire desideri. Leggende narrano che chi lo tocca viene proiettato verso traguardi impensabili. Puoi avere un programma in televisione o un posto in parlamento, a seconda dei casi che rimangono intercambiabili.

[2] Vedi qualsiasi giornale di opposizione, da Repubblica al Fatto Quotidiano, ma non solo. Come dimenticare gli editoriali dei giornali di destra, pronti a stigmatizzare il “culo rotto” dei politici di sinistra e a glorificare con fare goliardico l’ardore macho di quelli di destra che anziché andare a trans mantengono, non il decoro, roba da checche bigotte, ma l’onore di farsi delle troie?…

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One thought on “Il cazzo di Berlusconi

  1. Pingback: Silvio Berlusconi libero! « il blog di alberto bullado

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