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Il classico esempio di articolo delicato, al limite del baratro, nel quale sento il dovere di entrare a gamba tesa. Come avete capito si parla di antisemitismo, sionismo, Israele, Palestina. Avrei già voluto scriverne in passato, ma come al solito è la cronaca ad essermi venuta in soccorso. In soldoni: 7 ottobre 2010, Fiamma Nirenstein organizza questa serata di solidarietà ad Israele. Ospiti numerosi provenienti dal mondo politico, dell’informazione e della cultura. Saviano, icona di un certo sentimento engagè, vi partecipa con un contributo video. Apriti cielo. La sua manfrina filo-israeliana gli vale un vomito di insulti da parte della solita nota comunità virtuale. Si agitano le ceneri di una questione mai sopita. Si scatena il dibattito. E Saviano risponde su Facebook.
Il video incriminato:

Ora mettiamo subito le cose in chiaro. Saviano è uno scemo. O almeno in questa occasione si è comportato come tale. Ora spiego perché. Nella sua replica su Facebook dice: «mi è stato chiesto un pensiero e mi è sembrato giusto esprimerlo pur sapendo che sarebbero arrivate critiche». Critiche meritate. L’intervento dello scrittore, denso di una retorica gratuita da alimentare persino qualche sospetto, suona francamente indigesto oltre a non essere quanto ci si dovrebbe aspettare da un lucido intellettuale preparato sulla materia ed attento nel misurare le proprie parole (che c’azzeccano il cosmopolismo israeliano e i gay con la questione israelo-palestinese?). A maggior ragione se considerato l’ambito. La serata “Per la verità, per Israele”, già il nome è tutto un programma, ospitava infatti personaggi quali Aznar, Ferrara, Bocchino, Sgarbi, Fassino, Veltroni e molti altri. Voglio dire: flora e fauna avrebbero dovuto suggerire al nostro Saviano di tenere gli occhi aperti. Del resto lui stesso sapeva a cosa andava incontro. Perciò fossi stato in lui non avrei sicuramente rifiutato l’invito (lo avrebbe fatto solo un vile o un facinoroso antisionista) ed avrei approfittato della serata per far sentire la voce di una verità misteriosamente poco espressa soprattutto in certi ambienti. E già che c’ero, giusto per smarcarmi da certe ombre, lo avrei fatto anche esprimendo la dovuta solidarietà verso il popolo israeliano che subisce inopportunamente le angherie calamitate da un governo fuori dalla grazia di Dio. Ma Saviano questa opportunità l’ha gettata alle ortiche divagando in discorsi iniqui che sanno spaventosamente da marchetta. La solidarietà a Saviano va quindi per l’aver ricevuto insulti e minacce gratuite, ma si ferma qua. Per il resto c’è solo biasimo.

Sempre in onore alla chiarezza ribadisco: le repliche ingiuriose ai danni di Saviano sono indegne e fanno schifo. Inoltre denotano la bassa qualità intellettuale ed umana di una certa frangia di persone e di una cospicua parte del popolo di internet. Del resto non ce ne accorgiamo solo adesso. Quindi la condanna irrevocabile sentita e sincera nei confronti di queste persone piccole e sporche, mentalmente mediocri e culturalmente spaventose. Chiaro il concetto? Benissimo.

Però Saviano è davvero scemo. Ed uso la parola scemo perché mi pare consona al caso. Scemo come sinonimo di ingenuo, maldestro, sprovveduto. E sono buono. Perché avrei potuto sceglierne di peggiori. Lo scrittore, conscio del pericolo, si è beatamente dato allo sproloquio, senza mai spendere una parola sulle vittime palestinesi, mai una volta, nemmeno per sbaglio. Eppure la serata verteva anche su certe tematiche ed aveva l’ambizione di proclamare una “verità”. Ma la verità in quella serata non è mai emersa, nemmeno dalla bocca di colui che lì in mezzo avrebbe potuto e forse anche dovuto portare a galla.

A contro argomentare le parole di Saviano rischierei veramente una logorrea che io stesso mal sopporterei. Per questo motivo rimando alle parole di Paolo Barnard che condivido in toto nella sostanza, qualche volta meno nei toni, un giornalista che spesso si è occupato di Israele e Palestina. Di seguito riporto anche il primo di una serie di video che lo riguardano, così come un secondo che si riferisce specificatamente al caso Saviano. Quest’ultimo pecca di un certo patetismo filopalestinese che sorvola sulle strumentalizzazioni politiche della controparte araba, tuttavia lo trovo comunque esaustivo come voce da aggiungere al dibattito visto il successo immediato di visualizzazioni su YouTube (invito a leggere i commenti della gente).

Gli altri video sono i seguenti: II, III, IV, V, VI, VII.

Riassumendo: Saviano ha fatto bene ad andare alla serata pro-Israele, avrebbe fatto bene ad esprimere la solidarietà ad Israele in altri termini, ha sbagliato nel perdersi in un discorso senza capo né coda sulle meraviglie civili di un Israele accogliente e luminoso (eh?) e soprattutto ha sbagliato nel fare finta di niente a proposito della questione palestinese, data la supposta statura intellettuale dello scrittore (e che a questo punto sospettiamo essere bassa o quantomeno asservita ad un conformismo appiccicoso e servile nei confronti dell’establishment). In secondo luogo, la risposta di Saviano alle critiche ricevute è una nuova manfrina annacquata di rassicuranti luoghi comuni, un rattoppamento tipico di colui che, in virtù di una parlantina più affinata del normale, cerca di mediare al guaio e di placare l’animo dei più ingenui.

Da qui si dipana un secondo dibattito relativo al negazionismo intellettuale della cultura d’Occidente che tace a proposito delle mostruosità subite dal popolo palestinese, ma non solo. Si coglie anche l’occasione per rimarcare un evidente antisionismo o antisemitismo politico e militante, becero e violento che si nasconde dietro la nobiltà di certe battaglie ma che è sempre pronto a riaffiorare in qualsiasi frangente, com’è accaduto nel caso di Saviano. Occorre dirle queste cose, in modo chiaro e tondo, senza aver paura di sviscerare il tutto. Così come denunciare il fatto che l’attenzione sui massacri di Gaza è sproporzionata se paragonata a tutti gli altri atroci teatri di guerra del presente e del vicinissimo passato. C’è difatti da chiedersi: perché i paladini delle libertà e dei diritti umani si concentrano tutti sulla questione della Palestina così come l’attenzione dei media antagonisti? Proprio perché esempio per antonomasia di scontri politici ed ideologici cruenti e fondamentali, mentre il vero interesse umano, quello delle vittime, viene messo in secondo piano o al massimo strumentalizzato secondo determinati appetiti. Altrimenti perché non occuparsi allo stesso modo di ciò che avviene in altri frangenti in giro per il mondo tra guerre, dittature e pulizie etniche ancora più scandalosamente taciute? Ma questo non avviene, proprio perché per certi militanti non vi è una vera motivazione etica. Certo, la questione israelo-palestinese è fondamentale per una serie evidente di motivi, tuttavia un certo livore è da ritenere almeno sospetto.

E io come la penso? Beh, nella diatriba non ho difficoltà di collocarmi tra i filopalestinesi, non già in virtù di chissà quale militanza, ma per un’umana repulsione verso la politica di Israele che ahimé perviene da una cultura, quella sionista, che ha radici profonde e che detiene il potere ma che per fortuna non è unanimemente condivisa a cominciare dal popolo israeliano. Allo stesso modo non ho alcuna vergogna o imbarazzo nell’affermare che nello stesso fronte d’opinione filopalestinese si nascondono mostri ideologici altrettanto fetenti con i quali non ho nulla a che vedere. Perchè io sono io e loro sono loro. Riferendomi agli intellettuali occidentali, codardi, ignoranti e rinunciatari alla Saviano o come Travaglio – un altro ammiratore di Israele, Travaglio, proprio lui, il detective delle immoralità e delle abiezioni – non vedo quindi l’imbarazzo o il timore di schierarsi contro gli aguzzini di Gaza. Eppure nel mondo della “cultura che conta” queste voci sono rare, anzi, non si fanno proprio sentire malgrado le occasioni ci siano eccome. C’è quindi da sospettare un clima di sostanziale oscurantismo che non si riesce a giustificare se non con l’indifferenza e l’ignoranza, questo per non essere a tutti i costi maliziosi. Tuttavia, anche se così fosse, la cosa sarebbe comunque grave.

E perciò occorre essere categorici anche se ammetto di essere il primo ad odiare le retoriche figlie delle “imposizioni morali”. Tuttavia in questo caso non è possibile svignarsela, poiché la questione è molto semplice: o si ammettono le atrocità di Israele oppure no. Nel primo caso non si rende un buon servizio all’umanità ma semplicemente si assolve ad un obbligo morale doveroso. Nel secondo, quello di Saviano e dei vari Travaglio & Co, si fa dello schifoso negazionismo: proprio perché da loro ci si aspetterebbe la verità, l’indagine, l’approfondimento. Attenzione, nulla vieta comunque a queste persone di prendere le difese di Israele e rimarcare le nefandezze di Hamas, ma allo stesso tempo ritengo OBBLIGATORIO non tacere sui crimini di Israele, soprattutto se interrogati in merito (è successo a Travaglio), dal momento che una volta svelati i quali la gente ci penserebbe due volte prima di esibirsi nelle zuccherose e prolisse manifestazioni di solidarietà filo sioniste come quelle a cui assistiamo di continuo. Anche perché due sono le cose: o sei davvero un sionista guerrafondaio ed in quanto tale tergiversi a proposito dei crimini di Israele, o peggio li giustifichi o ci passi sopra, oppure sionista guerrafondaio non sei ma parli a vanvera e ti esprimi su dibattiti di cui non conosci le enormi implicazioni morali. In questo caso sei un trombone come molti altri che se ne dovrebbe stare zitto ed avere la spicciola lungimiranza di starsene almeno lontano da certe dispute. Altrimenti ci si ritrova in un’indegna palude di merda, così com’è successo a Saviano, nella quale ci è però finito con le proprie gambe.
Alberto Bullado


7 thoughts on “Saviano, antisemitismo e negazionismo: la solita palude di merda

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