Home

di Alberto Bullado.

1961. Una quarantina d’anni prima c’era stato il Dadaismo ed il mondo dell’arte viveva un momento nel quale esigere il proprio suicidio. Così Piero Manzoni pensò bene di inscatolare delle feci umane, probabilmente le proprie. Successivamente l’artista si premurò di esporre i barattoli nei musei con l’apposita etichetta di Merda d’Artista. Malgrado il cognome ingombrante, l’artista italiano riuscì in questo modo a guadagnarsi il proprio posto nei libri di storia. Eppure già nel 1917 Duchampdesacralizzava l’oggetto artistico, l’opera d’arte intesa come opera dalla rilevante portata museale, esponendo un vespasiano capovolto. Manzoni, mettendoci fisicamente del suo, ha evoluto il già famoso orinatoio in un sacrilegio rivolto non solo al mondo dell’arte ma anche alla propria persona e cioè l’altrettanto ingombrante statuto d’artista, che in quanto tale tutto fa e tutto può, demiurgo anarchico, dissacrante operaio dell’immaginario ed esteta sofista che fa leva sul principio idiota che qualsiasi opera d’arte si può giustificare con il sufficiente giro di parole. Lo scherzo è riuscito. Una simpatica beffa, perfetta nell’autoironica portata della propria denuncia. Il passo seguente l’ha compiuto Banksy, che tutti conoscono per lo più come artista di strada, autore di estemporanei graffiti dalla brillante capacità comunicativa, mentre non tutti sanno che l’ignoto artista inglese si è fatto inizialmente un nome come sabotatore di musei, esponendo abusivamente opere proprie all’interno di templi dell’arte. Si trattava spesso di copie di quadri famosi nei quali Banksy amava inserire particolari fortementeanacronistici o irriverenti provocazioni. Immaginatevi come ipotetici visitatori del Louvre al cospetto di una Mona Lisa censurata da uno smile giallo: effetto straniante garantito. Quindi un ulteriore esempio di meta-arte sovversiva. Una forma riuscita ed efficace di terrorismo artistico.

Vi starete chiedendo cosa c’entra Berlusconi in tutto questo. La risposta è Gianni Motti. Giugno 2005. Art Basel di Basilea, una delle esposizioni più importanti dell’arte contemporanea. L’imponente statura archetipica del nostro Premier, onnipresente e tentacolare nella cronaca così come all’interno del nostro immaginario collettivo, subisce la ritorsione artistica dello scultore italiano nel vedersi trasformata in un sapone. Come avveniva in Fight Club, celebre romanzo di Chuck Palahniuk, divenuto poi un film cult sotto la regia di David Fincher, il grasso corporeo del Cavaliere, sottratto da una clinica svizzera, viene appositamente trattato e saponificato. L’opera, anche se sarebbe più opportuno parlare di “fenomeno artistico”, che si basa quasi esclusivamente su un pettegolezzo, la presunta liposuzione del Cavaliere esercitata alla Ars Medica di Gravesano, viene infine venduta per 50.000 euro.

Questa volta l’oggetto passa in secondo piano. L’illazione, il messaggio, l’orchestrazione mediatica prendono possesso dell’ente artistico traducendosi in un fenomeno che parassita un altro fenomeno e cioè la controversa aura mediatica del divo politico degli ultimi ventanni. L’opera d’arte va quindi letta su più livelli:

  1. Intuizione: la ovvia e folgorante ironia che sta alla base dell’opera.
  2. Significazione: che sta tutta nel titolo dell’opera e cioè Mani Pulite, un genuino sfottò che si avvale dell’affilata lama della satira.
  3. Pubblicizzazione: l’evidente e scontato tam tam mediatico rimbalzato attorno alla notizia dell’opera.
  4. Ambito: e cioè una delle esposizione più in voga del panorama artistico contemporaneo.
  5. Vendita: come già detto avvenuta con il saldo di 50.000 euro[1].

Parliamo di 5 fasi che cronologicamente giustificano la buona riuscita di un’opera d’arte, anzi, di un qualsiasi fenomeno artistico. Veri e propri discrimini sine qua non che la dicono tutta sul funzionamento della mitopoiesi artistica contemporanea.

Ma non è tutto. La Merda d’Artista così come la saponetta di Berlusconi pongono un’ulteriore questione che non viene affatto ignorata da entrambi gli artisti e che potremo riassumere con l’ingenuo quesito del: «ma sarà vero?», al quale me la sento di rispondere con un’altra domanda: «sicuri che sia proprio questo il punto?». Che ci sia o meno della merda dentro il barattolo, peraltro di manzoniana paternità, oppure che sia da dare credito alla congettura di Gianni Motti[2] – la clinica svizzera avrebbe più volte smentito – non fa alcuna differenza. Poiché entrambe le opere funzionano ugualmente alla stregua di una leggenda urbana[3]. Raggiungono il proprio obiettivo non solo di “far discutere” o mettere alla berlina il mondo codificato dell’arte accademica o ancora di giocare con la cronaca o con un’icona mediaticamente pachidermica, ma di sublimarsi all’interno di un mondo astratto, la psiche collettiva dei fruitori, che accetta e premia, apprende ed assimila la lezione ricevuta dai due artisti: l’arte può tutto, malgrado tutto. A cominciare dalla sostanza.
Alberto Bullado

P.S: per chi volesse è possibile ammirare la saponetta di Gianni Motti al Migros di Zurigo fino al 28 novembre.


[1] I vari barattoli di Merda d’Artista, in tutto 90, vennero venduti al prezzo del peso di un equivalente quantità di oro. Nel 2007 il barattolo numero di serie 18 venne venduto per 124.000 euro.

[2] «Il grasso di Berlusconi puzzava come burro avariato o come vecchio olio per frittura». Gianni Motti ha inoltre sollecitato più volte il test del DNA per verificare l’autenticità della propria opera.

[3] A proposito del contenuto della Merda d’Artista, Agostino Bolanumi, artista ed amico di Manzoni, disse: «Posso tranquillamente asserire che si tratta di solo gesso. Qualcuno vuole constatarlo? Faccia pure. Non sarò certo io a rompere le scatole».

2 thoughts on “Dalla Merda d’Artista a Berlusconi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...