Home

A questo punto credo che sia qualcosa di patologico in Santoro. La sua faccia tosta, il suo delirio di onnipotenza, il suo piagnucolante e avvilente savoir faire hanno raggiunto l’acme. O forse che qualcosa di patologico lo si può o lo si dovrebbe intravedere anche nel suo pubblico, in quella cosiddetta “Meglio Italia” che ancora gli dà retta e che lo sostiene in barba a qualsiasi caduta di stile, marcia indietro e arringa populistica di cattivo gusto. Insomma, il carcinoma, che già si sapeva esteso, in questo senso rischia di dilagare e di rendersi testimone, per l’ennesima volta, di una nuova bassezza. Se non si fosse ancora capito parlo dell’appello d’aiuto in favore alla nuova stagione di Annozero. E quindi rieccolo: Santoro di nuovo in Rai, in prima serata. Per la serie: a volte ritornano. In questo caso sempre.

Chiariamoci. Io non avrei mai cacciato Santoro né mai lo caccerei per quello che fa. È stato lui ad andarsene, con tanto di pomposo, logorroico, arrogante, arrembante e plateale addio. Ve lo ricordate l’intervento durante l’ultima puntata di Annozero (peraltro confermato per mezzo stampa)? Una separazione ammorbidita da quella sua chiusura, per niente ad effetto, che rese inutili 20 minuti di monologo pagato dai contribuenti: «Volete che rimanga in Rai? Chiedetemelo!»[1]. Da qui tutto il mio disgusto nel vederlo ancora qui, a tediarci con il vittimismo più schifoso della storia della televisione italiana. Lo so: urge un breve riassunto.

Santoro, stanco delle vessazioni subite e offeso persino da sinistra, aveva deciso di darsi alla macchia. Con uno strano colpo di mano aveva mandato alle ortiche 13 anni di vittimismo e ricatto mediatico – lui, l’intoccabile – optando, finalmente, per una scelta coraggiosa: affidarsi ai canali d’informazione alternativa. Io stesso lodai quella sua decisione di lasciare la Rai malgrado non abbia mai covato alcuna stima né per il Santoro giornalista, né, tanto meno, per il  Santoro uomo. Lo lodai perché sembrava si fosse convinto di assumersi la responsabilità di una sfida consona a quello che andava predicando da anni e cioè quella di rinunciare alla televisione mainstream e di far affidamento solamente ai tanto osannati mezzi d’informazione alternativa. E quindi internet e altri diversi canali tematici come potevano essere alcune emittenti satellitari. Ma non solo. Lodai la sua scaltrezza nel strappare a Mamma Rai un contratto che prevedeva altri 2 anni di collaborazione in modo da confezionare altre serate quali Rai per una Notte, eventi mediatici di gran lunga più importanti di una normale puntata di Annozero. Insomma, da una parte il coraggio e l’ardore di un atto, per la prima volta nella sua carriera, anticonformista, dall’altra l’arguzia e la tattica di una vera e propria strategia, alquanto furbesca, per non dire arraffona, e cioè una duplice impresa che sanciva una vittoria a tutto campo, checché ne dicessero i giornali o l’opinione pubblica piagnona ed orfana del proprio santone. E invece mi illudevo, perché avevo sottovalutato, me maledetto, la proterva vigliaccheria di un personaggio come Michele Santoro.

È tornato. Ed è tornato a modo suo: piangendo. Il giornalista, rinfrancato dall’amicizia con il Fatto Quotidiano, e dall’attività isterica ed acefala del solito esercito di attivisti da tastiera, ha propagato un appello che per lo meno ci dona la cortesia di riassumere in poche righe l’ennesima lamentazione. Che ci informa di come la redazione di Annozero sia ancora in alto mare causa ritardi, di come non siano ancora stati firmati i contratti di Vauro e Travaglio, e di come il direttore Generale non abbia dato ancora l’ok per la trasmissione degli spot televisivi a pochi giorni dall’inizio del programma. Poverino. Lui che senza colpi di cannone e petali di rose al suo passaggio non ci sa stare. E quindi ecco rimediato al fattaccio: la rete solidarizza, il Fatto figuriamoci. Quindi l’appello fa il giro d’Italia in quattro e quattro’otto. Di sito web in sito web, di giornale in giornale, di profilo in profilo di Facebook. Ecco servito l’ennesimo scaldaletto da dare in pasto all’indignazione pubblica. Oh beh, lasciando ovviamente da parte l’immensa portata di quello che ha anche tutta l’aria di essere una reclame pubblicitaria in piena regola. Peraltro assolutamente gratuita.

Ancora una volta al Michele nazionale va quindi l’indiscriminato appoggio di milioni di persone ed un biasimo sconsolante a quelle volpi della Rai, con il loro boicottaggio infantile ed idiota, le quali immancabilmente offrono l’assist a questo celebre ipocrita che dopo tanti anni oramai dovrebbero conoscere. E invece no. Servita su di un piatto d’argento una nuova scusa per frignare e per suonare le note di quel suo piffero capace di ammaliare schiere di battaglieri aficionados. Tutta gente che sicuramente aveva già dimenticato quelle sue parole d’addio risalenti a maggio 2010, un sacco di tempo fa (pensate un po’), così come il suo curriculum che, tralasciando volentieri le sbandate giovanili (militanza in Servire il Popolo, tra le più estremiste delle sinistre extraparlamentari), così denso di paraculaggio, di servilismo politico, di voltagabbana ideologico e di vittimismo televisivo, capace di far stare a galla la baracca dal lontano 1987 (Samarcanda, Moby Dick, il Raggio Verde, Sciuscià, Annozero). Alla faccia della vittima! Tutte frecce scoccate dall’arco del nostro Robin Hood, laureato in filosofia negli anni della contestazione (robe che manco la laurea calabrese della Gelmini), ex Pci, parlamentare europeo nella Lista nell’Ulivo, la stessa combriccola che dopo la lucrosa esperienza politica gli ha ridato in mano il giocattolino dell’informazione italiana (lui che è un giornalista duro e puro). Includici l’esperienza in Mediaset, anche quella onerosa, a far da foglia di fico di Mister B e per questo pagato, trattato, coccolato come un re – il suo antiberlusconismo “in casa” valse al Cavaliere più voti di quelli procurati dalle oscene laudatorie di Fede, Bondi e Schifani – e il gioco è fatto. C’è da chiedersi chi possa ancora conservare fiducia in un uomo di questa pasta, con questo curriculum e con questa storia personale alle spalle. Chi possa ancora elargire stima e sostegno a Michele Santoro, questo strano soggetto ibrido, exemplum di deontologia professionale, che non si sa se più giornalista o politico part-time. Quel Michele Santoro lì, sempre lui, non qualcun altro. Risposta: la Meglio Italia. Lei che a queste cose non fa caso. Lei che certe indegnità non le considera. E non ce n’è bisogno dal momento che Michele è tornato e che ha ancora bisogno del suo aiuto. Quindi mi raccomando, passate parola. Michele è ancora qui con noi. Alleluia.

E quindi un caloroso benvenuto a Santoro l’escluso, l’emarginato, il perseguitato, santo, martire, campione e paladino dell’informazione italiana, quel Santoro lì, divo e prima donna, barone inamovibile, lo stesso che aveva osato dire a chiare lettere: «Se voi [vertici Rai] pensate che Annozero sia un prodotto proibito, scabroso del Servizio Pubblico, che non prevede quel tasso di libertà, di spregiudicatezza, di senso critico, allora lasciatemi andare via». E allora in molti si alzarono ad applaudire, in quel “lontano” maggio 2010, sottoscritto compreso. Sì Michele, vai via. Lui, l’unico che avrebbe potuto vivere di rendita anche al di fuori della televisione. Lui, demiurgo di Rai per una Notte. Lui così sprezzante verso l’oscena partitocrazia televisiva. Lui, che disponeva dei mezzi, della forza, dei soldi per potersi creare uno spazio proprio smettendola di essere lì dov’era e dov’era stato in tutti quegli anni solamente in virtù di un ricatto politico, di giochi di potere puerili e di tanta, ma tanta, faccia tosta. Ebbene, lui, Santoro, se n’era andato, anche se con il suo fare ugualmente piacione e narciso: “comunque se mi dite scusa, pace fatta e torno a casa”, sembrava volesse persino aggiungere, “e di corsa anche”. Ecco, scuse non ricevute ma tu Michele non te ne sei andato come promesso e sei ancora dannatamente qui! E i canali alternativi? La tua nuova carriera? L’avverarsi dell’utopia della controinformazione italiana? Tutto al macero. Quindi viva il conformismo beota di coloro che son sempre lì ad attenderti come i fedeli del Papa sotto il balcone di San Pietro. Viva il macchiavellume televisivo, lo status quo della televisione di Stato e la tua faccia di bronzo, per usare un eufemismo, icona perfetta del trionfo di un’ipocrisia che nel nostro palinsesto non è seconda a nessuno. E che forse concorre con quella di quel viscidone di Bruno Vespa, altro insigne baronato, il quale, a differenza di Santoro, non si è mai sobbarcato il titolo di paladino del giornalismo italiano e che, per lo meno, ha avuto la cortesia di non aver mai sputato sul piatto nel quale mangia. Il medesimo tuo, Michele, del tutto simile ad un trogolo per maiali. Buon appetito.

P.S. Di Santoro avevo a suo tempo dedicato una trilogia che ancora custodisco nelle note del mio profilo di Facebook:

 

 

  1. Su Santoro (Prima Parte 1/3) – Perché molla la Rai
  2. Su Santoro (Seconda Parte 2/3) – Baronia e Controinformazione
  3. Su Santoro (Parte Terza 3/3) – Questione di stile, savoir faire e Volontà di Potenza

Partendo dalla notizia della separazione consensuale di Santoro con Mamma Rai avevo poi analizzato più a fondo la figura di questo grosso ed ingombrante personaggio. Colui che grazie ad un ricatto tiene in scacco un ente pubblico come la televisione di Stato grazie anche e soprattutto ad una cospicua fetta d’Italia del tutto dipendente da un programma televisivo che, numeri alla mano, produce profitto, accumula audience ma che finora non è riuscito a cambiare un’acca del nostro paese. Un format che malgrado la retorica, la superficialità e la mistificazione evidenti continua ad essere il bignami civile di un fronte d’opinione incapace di autoformarsi una propria coscienza critica se non attraverso la frequentazione delle lezioni dei soliti noti.

Alberto Bullado


[1] A proposito della performance, il parere di Aldo Grasso fu questo. E a me non pare inesatto.

One thought on “Aridaje Santoro

  1. Pingback: Giù le mani dai morti! Quando il cantautorato diventa hit da oratorio « il blog di alberto bullado

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...