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Avallone, Vespa e la scollatura della discordiaSilvia Avallone, classe 1984, autrice del romanzo Acciaio, già finalista del Premio Strega, vince il premio Campiello Opera Prima 2010, noiosissima cerimonia catturata dalle telecamere della Rai. Bruno Vespa, proprio lui, presentatore della kermesse, chiama sul palco la vincitrice che si presenta con addosso un abito di chiffon che poco lascia all’immaginazione. Vespa, da buon italiano medio, si lascia scappare il commento che passerà alla storia della letteratura italiana: «prego la regia di inquadrare il suo strepitoso decolletè».

Apriti cielo. Gad Lerner, presente in platea non solo come spettatore ma anche come scrittore in concorso con il suo Scintille. Una storia di anime vagabonde, non si è lasciato perdere il commento del patron di Porta a Porta compilando un intervento repentino apparso oggi su Repubblica. Il titolo, che è già tutto un programma, rende persino superflua la lettura per intero dell’articolo che comunque esorto: “Se anche la scrittrice è trattata da velina”. Lerner chiosa, micragnoso come sempre, anche a proposito di un secondo commento di Vespa, il quale, cingendo la spalla tatuata della giovane scrittrice, avrebbe sbrodolato un indecente: «La sto toccando e vi assicuro che nonostante il grande successo già conseguito, vibra ancora d’emozione». A quel punto le campanelle d’allarme dell’Italia moralista, neobigotta e radical chic avranno, c’è da immaginarselo, battuto a campana, tanto da tirare giù dal letto ogni possibile censore sulla piazza. Nel frattempo disponiamo del contributo di Gad Lerner, antesignano in questo senso a proposito di uno dei dibattiti più pelosi e qualunquistici del palinsesto mediatico italiano: il trito e ritrito abuso del corpo delle donne.

Quella del velinismo sconcio e pornografico, sessuofilofobico e censorio, è probabilmente una fissa nella testa di Lerner. Il quale, più dello stesso Vespa, demenziale come al solito, oltre che palesemente fuori luogo in una manifestazione che per quanto poco ha ancora a che fare con un certo afflato culturale e letterario, è artefice e responsabile dell’infelice etichetta di “Velina” che d’ora in avanti la povera Avallone dovrà sopportare ogni qual volta dovrà leggere a proposito del proprio nome frequentando la stampa italiana (cronicamente ghiotta, come il proprio pubblico, di una certa nomenclatura pressappochista e pregiudiziale). Un fardello che immaginiamo non esattamente favorevole alla carriera di una giovane esordiente che deve fare i conti con un mondo editoriale fatto per la maggior parte di squali, scribacchini e retori. E tutto questo perché, ancora una volta, il signor Lerner, ovvero Mr. Rompiballe, non è riuscito a stare zitto e a frenare quella sua lingua biforcuta lasciandosi andare ad un commento per certi versi altrettanto untuoso rispetto a quello sicuramente infelice di Vespa, in quanto proferito da un concorrente che quella competizione, guarda caso, l’ha persa com’era prevedibile che fosse (lo stesso Lerner in conclusione del suo articolo vuole prevenire questa osservazione che però oltre che ad essere scontata è pure doverosa).

Al pigolio di Lerner ha fatto coro la difesa femminile, più che femminista, di Michela Murgia, di gran lunga più appropriata della retorica del giornalista libanese, la quale, al contrario di Lerner, agli occhi almeno del sottoscritto, ha ben più diritto di criticare Vespa in quanto donna e vincitrice del Campiello, rispetto ad un concorrente sconfitto che come tutti i maschi eterossuali presenti al Teatro la Fenice di Venezia, così come quelli che hanno seguito la premiazione da casa, avrà sicuramente indugiato almeno un secondo sulla bella e generosa scollatura offerta da una Avallone adulta e consenziente. La quale, beninteso, ha tutto il diritto di giovane donna di vestirsi come cavolo le pare senza dar da conto a quel «vecchio bavoso» di Vespa – parole della Murgia – e alla demonizzazione estetica di un subdolo, fazioso, rancoroso ed ipocrita rompiballe qualunque.

Alberto Bullado

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