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Qui lo dico e qui lo nego: la lanciatrice di cuccioli è mia sorella. E allora? Quella che impazza su Facebook. Quella che in questi ultimi giorni ha scatenato l’indignazione plebiscitaria dell’intera comunità virtuale, tanto da indire una caccia all’uomo mondiale, taglie in denaro sulla sua testa, promesse di pestaggi ed altre crudeli rappresaglie altrettanto beotamente e beatamente virtuali. Quella lì.

Della serie: mia sorella è figlia unica. Perché io sono figlio unico. Anche se da piccolo, alla domanda «ti piacerebbe avere un fratellino?», rispondevo «sticazzi»: ma non era vero. In realtà sarei stato curioso di provare una simile esperienza che però non venne. Meglio se si fosse trattato di una femmina, poiché all’epoca i miei amici erano maschi. Ecco perché in questi giorni, pensando alla lanciatrice di cuccioli e leggendo i commenti e le iniziative della gente, mi è venuta in mente questa cosa. E se quella povera Crista fosse mia sorella?

Pena di morte. Tortura. Ma si legge anche di peggio. In sostanza si è tutti d’amore e d’accordo nel fare la pelle alla mia cara sorellina. Bionda per uno strano caso del destino, data la genìa della mia famiglia. Bosniaca, altro fatto strano da giustificare. Ma mia sorella è pur sempre mia sorella. Nel bene o nel male. Ecco perché di una cosa sarei sicuro. Di essere biologicamente disposto a difendere con la forza, strenuamente, il sangue del mio sangue. Ammezzerei chi le vorrebbe fare del male. Per non parlare del trattamento che riserverei a coloro che riuscissero a sottrarmela dalle mani. Loro, con le loro buone intenzioni in tasca. Chi non conosce la vicenda del Canaro della Magliana se la vada a prendere su Wikipedia o You Tube, giusto per rendere l’idea di cosa sarei capace di fare a chiunque si permetta di torcere un capello a mia sorella.

Ecco perché mi preme porre una domanda. Mettiamo, come ho ipotizzato, che la lanciatrice di gattini sia mia sorella. Chi avrebbe più ragione nel perpetrare violenza? La massa esagitata, ringalluzita da una mozione internettiana coatta, indignata, infantile, oppure la ritorsione primordiale, sadica, satanica di un fratello che ha perso la sorella per mano di qualche esagitato sconosciuto?

Un quesito sincero, niente affatto sarcastico. Il mio è un interrogativo vero e mansueto. A tutti quanti si sentano chiamati in causa domando: quale delle due efferatezze sarebbe la più nobile, la più giusta? Lo chiedo perché da parte mia, da fratello della vittima, in essere o meno, carcassa sanguinolenta in astratto oppure no, la vendetta idrofoba di un parente stretto, all’occhio dell’istinto e di una legge non scritta, conterebbe molto di più dell’animalesca rappresaglia innescata da Facebook. Oppure no? Rigiriamo opportunamente la frittata. La lanciatrice di cuccioletti, bionda, bosniaca, crudele. Quella ragazzina lì, data in pasto alla piazza, ecco, poniamo fosse vostra sorella. Come vi comportereste?

Fuor di metafora e ritornando ad essere seri, per coloro che non avessero capito il succo del discorso, intendo dire che se c’è una cosa che riesce a convertire la repulsione nei confronti di una violenza cieca e ripugnante in divertito disprezzo è la violenza virtuale. Specie se idiota, vagamente querulante e spudoratamente (auto?)indotta. E sia ben chiaro che sto parlando di facezie se non fosse che la fregnaccia ha ora assunto le cospicue dimensioni di un’isteria collettiva. Altrimenti, credetemi, mai e poi mai avrei sprecato 20 minuti della mia vita a scrivere questo, in fin dei conti, sciocco intervento. Che non vuole nemmeno far riflettere a proposito delle proprie miserie, che sono umane, che sono tipiche della nostra specie, quanto più sottoporre all’attenzione le potenzialità che i media possiedono nell’amplificarle, nel tirare fuori il peggio ed il superfluo di noi. E sia ben chiaro che la cosa riguarda anche direttamente la mia sorellina. Quella troia priva d’umanità che è stata capace di uccidere essere innocenti con la disinvoltura di un automa. Anzi no, con il divertimento innocente, e non per questo meno crudele, di un bambino. Un sadismo inconsapevole, probabilmente inoculato da quello stesso mondo che anestetizza dalla crudeltà e che a seconda delle esigenze è in grado di risvegliare, in questo caso con la diffusione endemica di oggetti virtuali (link copiaincolati) senza fonti, riferimenti, solo suggestioni, un odio orgiastico e pachidermico in un circo virtuale e sovrappopolato di risaputa demenza e superficialità. Il medesimo sadismo che scorre (pericolosamente?) come copiosa ambrosia nelle vene dei paladini facebookiani, i forcaioli del web.

Quindi non esattamente una riflessione contro la violenza che chiama violenza, silloge di biblica memoria, quanto più il tentativo di far aprire gli occhi di fronte al funzionamento di certi meccanismi. La parabola del fratello vendicativo non vuole solamente rendere noto a chi sposa certe logiche, anche solo distrattamente o per semplice conformismo, che chi picchia per ultimo ha sempre ragione, ma soprattutto vorrebbe porre l’accento sull’inutilità di certe battaglie, la pochezza di certe mozioni collettive ventilate da mezzi di comunicazione che anche in questo caso, come se ce ne fosse ancora bisogno, autentica la stolidità di una massa fatta di plastilina più che di materia grigia. Non solo totalmente indifesa di fronte all’ingerenza dei media, tanto cara ai complottisti della comunicazione, ma anche ossessivamente autosuggestionabile. Naturalmente stiamo parlando di lutti internazionali di portata storica.

E allora ecco i cuccioli lanciati in acqua, il cane Pepper che muore (o viene salvato, non si è mai capito) dopo il volo dal cavalcavia, altri cuccioli calpestati da delle stronze in tacchi a spillo o il gatto gettato nel cassonetto dalla donna scozzese. Un palinsesto degno di Studio Aperto, legittimo rotocalco della nostra imbecillità. Mentre, ed ahimé è pure diventato banale ribadirlo, nel mondo, oggettivamente, accade ben di peggio. 

Alberto Bullado

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6 thoughts on “La lanciatrice di cuccioli è mia sorella

    • sì avevo sentito anch’io una notizia del genere che però prenderei con le pinze poiché sembra esser stata immediatamente smentita (i cuccioli mostrati nelle foto dalla presunta salvatrice, una signora, non assomigliavano per niente a quelli del video). Inoltre il The Sun è un giornalaccio pronto a pubblicare notizie lasciando perdere i principi minimi di professionalità giornalistica.

  1. vecchio curati davvero ci sono buone cliniche contro la stupidità cronica.
    anche se nel tuo caso forse non basta.

    da parte dell’intera tua amata comunità virtuale

    • voglio tirare ad indovinare, tu l’articolo non l’hai neanche letto. E se non ho indovinato ho comunque avuto il piacere di dibattere con una mente aperta quale quella di mastro Geppetto. L’unico uomo a partorire un bambino con una sega, si diceva da bambini…

  2. mi trovo d’accordo con te. mi ha sorpreso a dire il vero anche la recente ondata di violenza verso Gemmadelsud, contro cui sono stati fatti decine di video.

    Riguardo al video della bosniaca “lanciante” cuccioli: l’atto in sé è deplorevole ma ancor di più il fatto che si sia fatta filmare mentre lo fa e abbia messo il video online: tra il voyeurismo e il sadismo.
    A mio parere non c’è differenza tra questo video e quelli girati nelle classi di scuola, che filmano episodi di bullismo.
    A volte mi chiedo: la rete che produce o comunque dà il la a questi abbomini?

    • si tratta di un genere sempre più in voga: bullismo, vandalismo, violenza sugli animali… anch’io credo che il web, grazie anche a Facebook e all’amplificazione colletiva, alle volte tiri fuori il nostro lato peggiore, cazzone e pericolosamente superficiale di noi. Sia per quanto riguarda questo genere riprovevole di video che le reazione esorbitanti della comunità virtuale.

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