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Racconto presente in ConAltriMezzi#2, Giugno/Luglio 2010

Il problema di essere risorto è che la gente non crede più nei miracoli. O meglio, ci crede solo se non li vede. 
Questo è quello che cerco di spiegare più o meno a qualsiasi cliente che entri da Lazzaro, la mia ditta di onoranze funebri. Non è colpa mia se mi chiedono il perché del brevetto di Morte Serena, il fiore all’occhiello della mia impresa. Di tutti quegli elettrodi, quei sensori, delle luci e del pulsante rosso con su scritto in sette lingue: «stai calmo e premi qui».
Ai clienti che non capiscono e che mi guardano basiti dico che si verificano annualmente più di 150 casi di risveglio da morte apparente al mondo. Questo per quanto riguarda i casi che si riescono ad accertare. Per tutti gli altri, beh, chi potrà mai calcolare quanti sono?
«Vuole sapere quanti riescono a salvarsi una volta ritornati in vita?»
«No».
«Ahimé pochissimi. Per la verità quasi nessuno».
«Lei sta scherzando vero?»
E qui arriva il bello. Il cliente ti osserva sospettoso e te non puoi far altro che sospirare, mantenere il solito tono professionale e distaccato nel ribadire che no, non stai scherzando affatto e che se dopo diciotto anni di onorata carriera bancaria hai deciso di rilevare un’impresa di onoranze funebri in fallimento rilanciandola con il brevetto di Morte Serena è perché un giorno sei morto e ti sei risvegliato dentro una bara con otto ore d’ossigeno a disposizione e che se sei ancora qui per raccontarlo è perché, grazie a Dio, il custode del cimitero oltre che a possedere un finissimo udito vantava inoltre di un cuore piuttosto robusto.
Con l’intenzione di sviare il discorso, indicando l’interno della bara e cercando di illustrare lo scopo delle micro telecamere, dei microfoni, dei rilevatori di movimento e del sistema d’allarme, avverti la tensione del cliente. Dovreste vedere le loro facce.
A quel punto, una volta fatto qualche accenno storico, cursorio per l’amor del cielo, per il solo fatto di giustificare come nel XIX secolo ci si propose di risolvere il problema delle morti apparenti legando ai polsi e alle caviglie delle salme campanelli in metallo dopo aver constatato delle stranezze in seguito a riesumazioni di cadaveri, vedi bocche spalancate, mani sui capelli, segni di graffi all’interno dei feretri, a quel punto torni a volgere lo sguardo verso il cliente che non c’è più. Il tempo di vedere la porta dello studio richiudersi e nient’altro. E questo prima ancora che tu possa mostrare il listino prezzi.
Certo, la ditta Lazzaro offre anche qualsiasi altro servizio di onoranze funebri, dai trattamenti di tanatoestetica più all’avanguardia al servizio catering per tutte le tasche. Così come per il brevetto Morte Serena. Esiste il modello standard customizzabile con optional aggiuntivi a piacimento come potrebbe essere un condizionatore d’aria o l’impianto stereo utile a rilassare l’inumato ritornato in sé con sottofondi musicali appropriati o precedentemente selezionati dai nostri clienti. Anche in questo caso il nostro carnet è piuttosto fornito, dai capolavori del repertorio classico ai successi commerciali più recenti.
Uno cerca di adoperarsi, di fare del proprio meglio, di dedicare anima e corpo ad un lavoro che in realtà è quasi come una missione, che ti ritrovi a fare i conti con l’ostruzionismo unanime della gente. Tu che vieni isolato come un appestato, come se la tua resurrezione fosse una colpa. Vieni visto con sospetto, vieni allontanato, vieni messo a tacere come se la tua esperienza dovesse rimanere segreta. Voglio dire, fossi stato l’unico. Al contrario di qualcuno ho adottato un basso profilo e non ho mai avanzato alcuna pretesa divina. Sono semplicemente tornato in me con l’intenzione di rifarmi una vita e battermi per tutti coloro che non hanno avuto la mia stessa fortuna.
«Ecco perché io dico che quando muoio mi ci devono cremare».
Naso schiacciato, occhi piccoli e vicini, aspetto scapigliato. E poi quello strano completo bianco, vagamente ospedaliero. Non è vero che il cliente ha sempre ragione.
«Noi della Lazzaro onoranze funebri siamo in grado di offrirle anche questo servizio. In ogni caso Morte Serena è stato creato proprio al fine di provvedere a qualsiasi rischio di morte apparente. Così chiunque può inumare la salma del proprio compianto in tutta sicurezza, godendo peraltro di speciali tariffe sul consumo di energia già di per sé ridotto al minimo».
Quello che la gente non vuole capire è che la tecnologia può salvare molte vite umane non solo prima della morte. Si chiama progresso. E spirito d’impresa. Voglio dire: avessi avuto Morte Serena nella mia bara non sarei quasi morto di crepacuore ed asfissia. Davvero un’esperienza che non auguro nemmeno al mio peggior nemico. Se avessi avuto la possibilità di evitare l’accaduto non avrei certo badato a spese perché nessuno può realmente immaginare come ci si possa sentire lì dentro una volta realizzata l’idea.
Certo, Morte Serena non mi ha ridato indietro la mia vita. I miei amici, la mia famiglia, mia moglie, che dal giorno del mio funerale non è più voluta tornare da me trattandomi come un fantasma, o peggio, un pazzo. Stessa cosa i miei figli. Ed ecco che sono costretto a vivere dentro il mio ufficio, solo, come in un carcere. O al massimo godendo della compagnia di un andirivieni di personaggi lugubri e strani.
No, inutile mentire a se stessi. Ritornare in vita non comporta affatto vivere un’esistenza felice, al contrario. Anche se non posso lamentarmi del mio nuovo lavoro. Eppure l’umiliazione di essere licenziato, di vedere i colleghi di una vita accompagnarti alla porta con sguardi imbarazzati e fredde pacche sulle spalle mentre il tuo capo ti dice: «coraggio, hai bisogno di prenderti una lunga vacanza», ecco è un qualcosa di straziante. Questo esilio felpato e forzato. Questo allontanamento da qualsiasi affetto.
Eppure non sei te ad essere pazzo, ma tutti gli altri. Perché quello che ti è successo è un fatto reale, il che non significa non si tratti di un qualcosa di estremamente eccezionale. Altrimenti non si parlerebbe di miracolo.
Ti aspetti di trovare sostenimento dalla gente di chiesa, quelle persone che leggono il vangelo la domenica, l’almanacco ufficiale di una serie di storie simili alla tua. Molto meglio credere a santi con le mani bucate, a madonnine piangenti e apparizioni ovunque, oltre che a guarigioni di storpi, ciechi ed indemoniati di migliaia di anni fa quando sotto i tuoi occhi hai un individuo ritornato dalla morte, con tanto di certificato di decesso in mano. Un morto che parla. E invece niente. Persino il prete ti consiglia di rivolgerti ad un medico. Dopo aver detto qualche Ave Maria di penitenza.
Eppure la maggior parte della gente ignora quanto arbitrario sia il concetto di morte. Di come la scienza non spieghi del tutto questo fenomeno ignorando il possibile verificarsi, seppur remoto, di un risveglio da morte apparente o da acuta catalessi. Lo diceva persino Democrito che non esiste una certa caratteristica della morte su cui il medico possa basarsi. Perché è fisiologico che qualche caso possa sfuggire alla semeiotica tanatologica classica. Montgomery, facendo rapporto sull’evacuazione del Cimitero di Fort Randall, dichiarava che quasi il 2% dei cadaveri esumati erano stati sepolti vivi.
E tutto questo lo dico a questo strano cliente vestito in bianco che non è ancora fuggito via. E che con pazienza ascolta tutto ciò che ho da dire.
«Infatti mi son sempre chiesto se a Lazzaro, quando è morto veramente, i suoi parenti non gli ci hanno conficcato un paletto nel cuore a star sicuri che quello era stecchito stecchito».
Quel suo strano modo di parlare, sgrammaticato, lento, trascinato. Non è vero che il cliente ha sempre ragione.
«Nella Bibbia non ci sono i vampiri» dico.
E mentre qualcuno alle mie spalle mi prende per le ascelle, il mio cliente inizia a sghignazzare, a sussultare e a grattarsi la testa. Con quegli occhi piretici mi guarda, mi indica e ride farfugliando alle persone che mi stanno portando via che il Becchino, io, quelli che tutti qui dentro chiamano Lazzaro, è davvero matto come un cavallo.
Il mio cliente che si agita. Che prende a strapazzare quel suo strano completo bianco, vagamente ospedaliero. Mentre altre persone, vestite anch’esse di bianco come degli infermieri, accorrono per calmarlo.
«A Lazzaro, perché il paletto non te lo infili nel culo eh? Ahahahahah!!!».
Moltri altri individui sbilenchi e rantolanti, seduti su sedie e poltrone, vestiti degli stessi indumenti ospedalieri bianchi iniziano a oscillare, ridere, ululare.
«Signor Lazzaro» uno degli uomini che al mio fianco mi tiene a braccetto «la preghiamo di non disturbare gli altri pazienti. Le ha prese le medicine?»
Come se ad un tizio che è morto e risorto servissero a qualcosa.
Il vero problema è che la gente non crede più nei miracoli. In questo mondo di pazzi.

Alberto Bullado

P.S. se credete che questo racconto sia il solo frutto della mia fantasia vi sbagliate. Accadde molto tempo fa. Mi imbattei in un vecchio sito internet fino a poco tempo fa online, http://www.morteserena. it, dove un sedicente inventore – o un imbonitore, o semplicemente un buontempone?) – esponeva il proprio brevetto, con foto annesse. Sfortunatamente questo sito è scomparso dalla rete. Fatalità qualche giorno prima della pubblicazione del racconto.
Tuttavia il mito della morte apparente è un mito esistente e come testimonia questo link morte serena non è il solo esempio di bara di sicurezza della storia.

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