Home

Scritto il 26 Febbraio 2010.

L’assioma è molto semplice. Berlusconi conquistò l’Italia cavalcando l’acme catodico. Entrò nella casa degli italiani prima e nelle urne poi. E ha vinto la sua scommessa quando tutti gli dicevano: ma chi te lo fa fare di entrare in politica? Ebbene, lui è diventato il Cavaliere. Ora però le cose sono cambiate. Silvio non è più quello di una volta. Comincia ad avere una certa età. È un cuor di leone ferito da molte battaglie, ricoperto di cicatrici e circondato da un numero crescente di nemici. Il popolo sovrano lo vorrebbe appeso a Piazzale Loreto. Occorre quindi cercare un sostituto. Chi si guarda in giro per il Parlamento o all’interno del Pdl ha già sbagliato in partenza. Il nuovo Silvio non deve venire dalla politica.

Occorre un altro messia, un giovane Berlusconi. Ecco perché io dico che Emanuele Filiberto di Savoia è perfetto. Considerate ciò che sto per dirvi. Berlusconi incarnava il sogno italiano, quello borghese, del medio-piccolo imprenditore, del self made man. L’uomo di successo. Tutti volevano essere Silvio. Ora i modelli di riferimento sono cambiati. Gli imprenditori in odor di mafia e puttane cominciano a star sulle palle in tempi di crisi. La stessa televisione commerciale ha prodotto nuovi archetipi. I vips. Occorre quindi un personaggio che sappia reinterpretare un nuovo sentimento nazionalpopolare e nello stesso tempo ammantarsi di un lucore escatologico. Una personalità fortemente kitsch da attrarre l’attenzione delle masse ma ugualmente provvista di un pedigree e di una presenza scenica capace di sublimare il qualunquismo plebiscitario in un qualcosa di più elevato: un fine trascendentale. Ecco perché ci vuole un’icona con un’aureola.

Eccola qui, ripeto: Emanuele Umberto Reza Ciro René Maria Filiberto di Savoia. Principe di Piemonte e di Venezia (ho quindi scoperto da poco di essere un suo suddito). È giovane. È bello. Ha sangue blu, bei modi, noblesse oblige. In più è un uomo di spettacolo e cultura. Poeta, mecenate, faccia d’angelo e cantante. I paragoni con il giovane Silvio si sprecano. E poi c’è la vis comunicativa: lui ha capito come funziona il giochetto e sa che negli anni duemila completare il cursus honorum significa bucare lo schermo. Eccola l’epopea catodica: Quelli che il Calcio, le Olive Saclà, il Ballo delle debuttanti, Ballando con le stelle, i Raccomandati ed infine il palcoscenico più popolare della mitologia televisiva italiana: Sanremo. Dove arriva secondo e colleziona centinaia di migliaia di televoti e per poco non vince (si dice grazie all’intervento di prezzolati call center: i retroscenisti giurano che fino a pochi minuti dalla fine del televoto il triumvirato capitanato dal principe era in vantaggio di 90.000 voti). Che dire, un curriculum di tutto rispetto. Aggiungici la militanza politica prima in Valori e Futuro (boh…) e poi nell’Udc, giovane e sporadica ma siamo certi ancora agli albori, ed il suo attivismo culturale, tutto incentrato sulla promozione di un neo amor di patria (vedi fondazioni e musei patrocinati dal principe). Poi c’è quella leggera infarinatura di sporchicciamento che lo rende un santino niente affatto bidimensionale, al contrario un feticcio dotato della giusta dose di chiaroscuri. Vedi coinvolgimento in Vallettopoli, la tossicodipendenza, le mignotte, i conti segreti in Lietchtestein, suo padre che ammazza un plebeo a fucilate. Insomma, pagliuzze nell’occhio che ormai servono da condimento all’acquisizione televisiva. Un lasciapassare virale contro cui ogni italiano medio è oramai vaccinato.

Il nostro ha quindi tutte le carte in regola per sfondare. Un principe moderno, popolare, un po’ Cenerentolo anche. Ma soprattutto una creatura pronta ad immolarsi come libagione dell’onnivoro popolo italiano. Vi prego di prestare ascolto al suo genio comunicativo. «Stasera sono qui per dire al mondo e a Dio Italia amore mio».

Sei arrivato secondo al Festival di Sanremo, non ti vergogni?
«Sì».

Hai rischiato di vincere il Festival.
«Pare di sì, ma del resto non mi interessa».

E la Clerici?
«Che belle [le sue tette n.d.a] avrei voluto addormentarmicisi dentro». Fino a qui è il delfino di Berlusconi.

Le daresti una bottarella?
«No». Il principe è un gentiluomo.

È vero che sei un donnaiolo?
«Beeeeh… abbastanza». Il principe è sposato.

Tua moglie non è gelosa?
«Donna Clotilde ha fiducia in me». Una coppia aperta, moderna, felice. Molto più avanti di Silvio e Veronica.

Si dice che nel doposerata a Sanremo te e Pupo vi siete dati alla pazza gioia.
«Ci siamo divertiti tantissimo. Ma tra di noi». Valori forti e promiscuità quantomeno gay friendly. Questi sono voti.

Ci vai all’Isola dei Famosi?
«Non mi piacciono i reality, preferisco i talent show (…) non ho bisogno di scannarmi con tutti».

E poi il principe va avanti. Dice di ispirarsi a Fiorello. Voglio dire, tra ex tossici ci si intende. Dice di definirsi un uomo dello spettacolo e se sua figlia gli chiede cosa fa per tirare avanti a campare lui le dice che fa “televisione” e “pubblicità”. Rifiuta le osservanze nobiliari (guai a chiamarlo sua altezza). Va via in 500 (quella nuova). Non ha corone né servitori, tranne la tata per la bambina quando mamma e papà sono fuori. Emanuele Filiberto dice di fare la spesa da sé, perché ha «dei gusti ben precisi». È amico di Lapo Elkann però non è mai andato a trans. Anche se con Pupo… A scanso di equivoci il principe sa essere esplicito, anche perché se si vuole essere sodomizzati «puoi sempre chiedere di farlo fare da tua moglie». Le canne se le è fumate, la cocaina non è una notizia, basta frequentare la sua biografia, e comunque «meglio andare a trans che la droga, se veramente volete provare emozioni forti».  

Ad ogni modo giura di non essere massone né di esserlo stato. Però ha frequentato Lele Mora. E ha pagato per fare del sesso. A sto punto inutile chiedere con chi o con cosa, poiché il nostro principe, a proposito del tema, è confuso. Ma è sincero quando dice quanto segue.

Tuo padre sarebbe stato un buon re?
«Non lo so». Il tono è amaro. Il volto tutto un programma.

Ma tu saresti stato un buon re?
Stessa risposta. Stessa faccia.
«Non me lo sono mai chiesto».

Tuo padre ha chiesto allo Stato un risarcimento per danni morali dell’esilio di 260 milioni di euro.
«È stata una cagata».

Non ti è venuto da ridere?
«Rido adesso». Ride.

Non ti sei vergognato?
«Un po’ sì».

E Berlusconi?
«Un grande condottiero».

Dicevo, il suo erede. La repubblica è un qualcosa di stantio, da rottamare. Forse è tempo di una monarchia illuminata. Avanti Savoia.

Alberto Bullado


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...